La verità è un bene pubblico e la base delle libertà (di Claudio Lombardi)

Il Governo e la maggioranza che lo sostiene (PDL, Lega, Responsabili) hanno deciso le loro priorità e, in sintonia con le esigenze del Paese alle prese con una crisi economica e finanziaria che minaccia di trasformare in peggio la vita degli italiani, hanno deciso di imprimere una decisa accelerazione alla legge più urgente ed utile fra quelle che potevano essere concepite: quella sulle intercettazioni.

Che questa legge serva a limitare i poteri di indagine della magistratura tutti l’hanno capito così come è molto chiaro che serve ad impedire la conoscenza da parte dell’opinione pubblica dei fatti sulla base dei quali qualcuno viene chiamato a rispondere dei reati dei quali è accusato.

Questi sono i due cardini della legge a cui la maggioranza tiene così tanto: più difficile indagare, più difficile conoscere. La conseguenza logica è: più difficile arrivare alla verità.

E così è stata concepita la norma-bavaglio per i giornalisti che diffonderanno il contenuto di intercettazioni non segretate, ma solo dichiarate irrilevanti benché portate a conoscenza di tutte le parti in causa. Da 6 mesi a 3 anni di carcere per fare il mestiere prezioso di selezionare, diffondere e commentare le notizie sul contenuto di intercettazioni legittime perché già utilizzate in un procedimento giudiziario e non coperte dal segreto.

Ovviamente l’urgenza della situazione è tale che diventa indispensabile porre sostanziosi ostacoli sia alla diffusione delle intercettazioni rilevanti sia alla stessa azione della magistratura.

Ovviamente pochi sono interessati a conoscere gli elementi di accusa a carico di sconosciuti pregiudicati, ma moltissimi sono interessati a sapere chi sono veramente e cosa combinano i rappresentanti politici che hanno in mano le istituzioni. Per esempio se un membro del Governo investito di responsabilità importanti fa uso di droghe e permette o copre la consumazione di reati per questa sua inclinazione, l’opinione pubblica ha diritto di valutare il suo operato? Altro esempio: se un membro del Governo dilapida denaro pubblico permettendo che una banda di alti funzionari ed imprenditori derubi lo Stato in vari modi, ma li protegge in cambio di favori sessuali che questi gli procurano, è importante sapere di questo suo comportamento o sono solo fatti privati? Semplici esempi certo, ma la cronaca giudiziaria ci dimostra che sono casi concreti che meriterebbero il massimo allarme e la mobilitazione di tutti gli onesti. E, invece, assistiamo alla maggioranza compatta che difende i disonesti e tenta di sabotare la magistratura.

Che la conoscenza della verità sia un fondamento della libertà e della democrazia dovrebbe essere accettato da tutti. Così come tutti dovrebbero concordare che le attività di indagine dirette a scoprire e perseguire i reati dovrebbero essere favorite perché una democrazia sana e un regime fondato sulla libertà non può mostrarsi debole con quelli che violano le leggi. Tutte le garanzie possibili sì, l’impunità no. Se un problema di garantire i diritti di difesa c’è, c’è per i più deboli, per quelli che non hanno denaro e potere con i quali pagarsi i migliori avvocati e tentare di condizionare il lavoro dei giudici anche con leggi fatte approvare da una maggioranza che segue come un cane fedele qualunque desiderio del suo padrone. Tra l’altro molti degli avvocati di Berlusconi sono stati fatti eleggere in Parlamento e da lì lavorano, a spese dello Stato, per difendere meglio il loro datore di lavoro.

È un fatto che gli unici italiani interessati direttamente all’approvazione di questa legge sono quelli che commettono reati di tale gravità da richiedere le intercettazioni; per gli altri è molto più importante una maggiore facilità di ricorrere alla giustizia e la certezza che si arrivi in poco tempo ad una sentenza. Esattamente quello di cui non si occupa il governo.

Questa legge non è garantista dato che non attribuisce agli indagati maggiori possibilità di dimostrare la loro innocenza, ma mira solo a rendere più difficile il lavoro di chi i reati li deve perseguire. Quindi è una legge fatta per difendere i ricchi e i potenti che commettono reati. I poveracci, invece, continueranno a finire in galera anche solo per una mela rubata.

Ora, è lecito domandarsi se questa legge serva agli italiani e se aiuti ad ottenere giustizia e verità.

La risposta non può che essere negativa senza dubbio alcuno. D’altra parte qualunque proposta venga da un Presidente del Consiglio che si fa scudo della sua carica, dei suoi soldi (con i quali pensa di comprare tutti) e del suo potere per condurre una vita immerso nel traffico di prostitute che viaggiano su aerei di Stato e frequentano le sue residenze, in affari oscuri con delinquenti che gli prestano schede telefoniche dei paesi frequentati dai trafficanti di droga, che si destreggia fra accuse e processi per una lunga serie di reati (fra i quali corruzione di testimoni e giudici, appropriazione indebita di denaro delle aziende da lui fondate, prostituzione minorile) per i quali chiunque altro sarebbe già da tempo in galera, qualunque proposta dovrebbe essere considerata irricevibile e respinta per indegnità del proponente.

Sarebbe ora di agire con rigore e di guardare con determinazione al nostro interesse di italiani e di cittadini e di liberare il Paese da una razza padrona che sta saccheggiando lo Stato e che si è dimostrata assolutamente incapace di governare.

Claudio Lombardi

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