Pareggio di bilancio: la via d’uscita c’è (di Claudio Lombardi)

L’articolo 6 della legge 243/ 2012 (pareggio di bilancio in Costituzione) è dedicato ad “Eventi eccezionali e scostamenti dall’obiettivo programmatico strutturale” cioè prevede che ci siano scostamenti dal pareggio di bilancio in caso di “eventi eccezionali”.

Quali? Due casi : a) periodi di grave recessione economica relativi anche all’area dell’euro o all’intera Unione europea; b) eventi straordinari, al di fuori del controllo dello Stato, ivi incluse le gravi crisi finanziarie nonché le gravi calamità naturali.

Cosa deve fare il Governo per attivare lo scostamento? Presentare alle Camere una relazione con cui aggiorna gli obiettivi programmatici di finanza pubblica, nonché una specifica richiesta di autorizzazione che indichi la misura e la durata dello scostamento, stabilisca le finalità alle quali destinare le risorse disponibili in conseguenza dello stesso e definisca il piano di rientro verso l’obiettivo programmatico. La deliberazione con la quale ciascuna Camera autorizza lo scostamento e approva il piano di rientro e’ adottata a maggioranza assoluta dei rispettivi componenti. Tutto qui.

Che significa? Che il pareggio di bilancio non è un vincolo assoluto e che, fin dal 2013, si potrà attivare la procedura che permette di escluderlo.

Questo prevede la legge e questa è la risposta ad una situazione che appare senza vie d’uscita. Le ultime vicende relative al Monte dei Paschi di Siena hanno fatto traboccare il vaso e il Paese non può sopportare una ulteriore manovra di tasse e tagli indiscriminati per pagare i buchi di bilancio di una banca. Il prossimo Governo ha già una strada da percorrere che non può essere quella del rigore a senso unico. Occorre riprendere a far respirare l’economia e i redditi più bassi dei cittadini e non si può continuare a tagliare servizi scoprendo sistematicamente, a tagli avvenuti e a tasse riscosse, aree di corruzione e sprechi o emergenze finanziarie di qualche banca da affrontare con i soldi pubblici.

Per questo sarà necessario chiedere alle Camere l’autorizzazione a non pareggiare il bilancio. Ma bisogna essere consapevoli che non lo si può fare a cuor leggero.

La vicenda del Monte dei Paschi di Siena scopre una realtà drammatica fatta di incapacità, arroganza, impunità, collusioni con una politica impazzita che ha perso di vista la sua missione. Diventa inevitabile intervenire con provvedimenti drastici e significativi spezzando innanzitutto il legame delle banche con le fondazioni che devono vendere le azioni in loro possesso e mettere a disposizione degli enti locali il ricavato perché non è più possibile che comuni e province stabiliscano le politiche aziendali di banche diventate troppo grandi per essere governate da singole città. Infatti le conseguenze di politiche aziendali sbagliate per non dire di peggio, come nel caso del Monte dei Paschi, si riversano sullo Stato e non ne rispondono di certo comuni come Siena che godono delle ricadute dei proventi della Fondazione, ma non rispondono dei danni che provoca la sua dirigenza. Occorre allora che sia tolta ai comuni ogni forma di controllo sulle banche. Che sia la Banca d’Italia a vigilare e che lo faccia sul serio. E che siano i dirigenti delle banche a rispondere del loro operato.

Troppe volte decine di milioni di euro sono “volati” nelle tasche di manager e presidenti spolpando le società da loro dirette ed impoverendole a compensare non meriti inesistenti, ma una pura operazione di razzia delle ricchezze aziendali anche derivanti da forme di connivenza con la politica. La privatizzazione dei guadagni e la pubblicizzazione delle perdite è un malcostume così consolidato che sembra, ormai, un fatto naturale. Ebbene questo non dovrà più accadere, bisognerà mettere un freno alle retribuzioni dei manager e costringerli a rispondere delle loro responsabilità con azioni legali e con i loro beni.

Su questi punti si misurerà la qualità del prossimo governo. È evidente che c’è bisogno di una svolta finanziaria e di politica economica che superi il rigore assoluto. Gli strumenti legali per farlo sono scritti persino nella legge che impone il pareggio di bilancio. Ma è chiarissimo che tutto ciò non può più bastare.

L’Italia non può più sopportare e mantenere una casta di persone che succhiano le risorse del sistema bancario o delle aziende pubbliche facendosi forti della protezione dei poteri politici e dimostrando clamorosamente la loro irresponsabilità e incapacità. E non si dica che 3,9 miliardi di euro dati al Monte dei Paschi sono solo un prestito. No perché in questo momento in cui le imprese sono strozzate e tante famiglie non sanno come tirare avanti quei soldi che finiranno all’estero per ripagare le speculazioni sui derivati sono uno schiaffo agli italiani.

Se il prossimo governo vorrà durare più dello spazio di una manovra finanziaria dovrà dare risposte su questo terreno dimostrando con i fatti la volontà e la determinazione di voltare pagina. Di chiacchiere e di imbonitori non abbiamo bisogno che se lo ricordino i candidati a guidare la maggioranza che dovrà formare il prossimo governo.

Claudio Lombardi

Un commento

  • Ottimo intervento, ed aggiungo (amaramente): quando la classe media riesce a destreggiarsi, può dare anche il peggio di sè, accettando o facendo finta di non vedere le ruberie, la protervia, le lobbyes, insomma, le cose che accenni.
    Anzi, cerca anch’essa (la classe media) di imitare i potenti (che sono un modello) e di arrangiarsi furbescamente.
    Non so se questo che ho appena detto, lo dovrei maledire per l’intima perfidia che traspare verso il popolo italiano o galleggiarci sopra, accettando con disincanto che tutto ciò che è connaturato (più che alla nostra umanità mediterranea) ai temi più specifici della finanza o della politica è semplice da analizzare, tale da apparire semplicistico o qualunquista. Ma tant’è.

    Ma quando la classe media comincia a sfiorare la povertà (esagero, ma per farmi capire), le tasche vuote fanno cambiare opinione e comportamenti molto più massicciamente (e rapidamente) di quanto possono sia le ideologie che i costumi consolidati. E di conseguenza non si tollerano più i vari Cimoli, i gran commis di stato, pensioni da 30.000 euro al mese, liquidazioni di manager incapaci premiati con decine di milioni di euro di TFR negato a chi ha lavorato una vita. E soprattutto non si tollerano più gli sprechi gettati nel pozzo sensa fondo del debito sovrano. Ed il momento di questa cesura è secondo me, proprio questo. Adesso.

    Bisogna assolutamente evitare che i “forconi” prendano piede, che dilaghi la generalizzazione, ma certo, non se ne può proprio più. Ed i tuoi accorati appelli alla futura classe politica post elettorale, non credo che saranno mai presi in considerazione. Sono pessimista, purtroppo.

    Ultima riflessione: dire che l’IMU è servita a pagare MPS e tecnicamente e finanziariamente inesatto, ma concettualmente e politicamente corretto. Questo infatti è quello che viene percepito (giustamente) da chi si è sacrificato e che vede che l’oggetto dei propri sacrifici viene buttato al vento. Anzi ai Banchieri.

    Qui non paga mai nessuno per gli errori commessi e la sequela degli investimenti sbagliati, onerosi, illogici (da Antonveneta ai derivati, nel caso MPS) sembra che non abbia mai dei genitori naturali. Nè tecnicamente. Neanche politicamente.

    E devo dire che “il chiamarsi immediatamente fuori” del PD non fa onore ad un partito che invece si appresta a governare il Paese.

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