L’altro sguardo: 1 Maggio 2011, la vera beatitudine (di Lilly Ippoliti)

In Paradiso non c’è internet ma le notizie arrivano puntuali.

Ci sono giovanissimi angeli sussurranti, incaricati come messaggeri, che aggiornano in tempo reale.

E, in questo periodo, Karol Wojtyla ne ha intorno un vero nugolo che lo tiene aggiornato continuamente a proposito della festa per lui.

Proprio oggi uno di loro accompagna un signore piuttosto anziano, dall’aspetto serio di un professore. Sta chiedendo di essere ricevuto per un’intervista: è stato, in vita, un giornalista apprezzato e famoso.

Karol Wojtyla non si fa pregare e il piccolo messaggero introduce il suo ospite con un sorriso e scompare.

Il cenno di assenso che Wojtyla rivolge all’altro da il via ad un dialogo piuttosto interessante.

Giornalista: “Grazie per la disponibilità. Debbo chiamarla Santità?”

Wojtyla: “Va bene Karol. Dica pure.”

G. : “In Terra stanno preparando una festa megagalattica per la sua beatificazione: che ne pensa?”

W. :”Credo non importi a nessuno di coloro che preparano quest’evento di come la pensi io…”

G. ” Davvero!?”

W. :” Temo di si. Da quando sono qui vedo le cose con estrema chiarezza e vedo anche me stesso con altrettanta chiarezza.”

G. : Cioè?”

W. “La Morte mi ha reso beato subito. Ho potuto vedere lo splendore di Dio e, quindi, aprire davvero gli occhi.”

G. :” Ma un Papa dovrebbe averli sempre….”

L’altro fa un sorriso strano e dice: “Certo. Un Papa non dovrebbe dimenticare mai per un solo istante chi rappresenta. E sa chi è stato, nei secoli, quello che ha davvero incarnato la figura del Sommo Pastore?”

Il giornalista sembra smarrito e l’altro riprende: “Francesco d’Assisi. Io e gli altri, che hanno fatto lo stesso servizio (perchè noi siamo chiamati a “servire”) non siamo mai riusciti a raggiungere la sua perfezione.”

G. ” Ma…ma allora la festa…?”

W. .” Business, amico mio! Un’orgia di media, turismo, sfoggio di potere e maneggi politici…”

G. :” Mi sembra un po’ troppo severo, Santità!”

W. :” Karol. Davvero?! Sa quanti poveri, stranieri e zingari potrebbero star meglio solo con i soldi che si spenderanno? Questo per parlare solo della parte, diciamo commerciale, dell’evento. E spiritualmente come ci si può sentire paralizzando una città intera, piena di gente che comunque deve andare al lavoro, all’ospedale, spostarsi per motivi seri e urgenti? Chi vedrà, in quei giorni, il Volto di Dio? Chi sarà in grado di spiegare la vera beatitudine?”

Il giornalista sembra non riuscire a trovare altre domande poi, a fatica, ne pesca ancora una: “Allora non le è piaciuto nemmeno il suo funerale, Santit…ehm..Karol?”

” No. Ma non vorrei sembrare ingrato con le persone semplici che mi hanno pianto col cuore. Fare ore di fila, sotto il sole, per fotografare un cadavere, mi ha sconcertato. Io ero già qui, di nuovo giovane e felice perchè tutto mi era stato perdonato. Perchè cercavano di trattenermi lì se mi amavano tanto?”

Il brusio dei piccoli angeli messaggeri sembra aumentare d’intensità e Karol Wojtyla pare divenire un po’ triste. Mette una mano sulla spalla al suo interlocutore che , adesso, veramente, non ha più parole e gli dice con gentilezza: ” Mi scusi, amico mio, ma adesso debbo proprio lasciarla. Stanno arrivando frotte di bambini dilaniati dalle bombe e hanno bisogno di essere accolti e abbracciati per ritrovare il sorriso. Questa è davvero la mia beatitudine…ma non lo scriva perchè, tanto, in Terra, non interesserebbe a nessuno. Grazie. E’ stato bello parlare con lei. Buon lavoro.”


Lilly Ippoliti

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