Lavoro: guardare al futuro non all’articolo 18

Gli ultimi dati confermano che il tasso di occupazione sale, di pochissimo ma sale, siamo al 59% circa, scende però la sua qualità (cresce il part-time, il turn over sui contratti a termine, intermittenti….) e scende anche la voglia del legislatore di attuare politiche forti e chiare per l’occupazione. La legge di bilancio ultima sul lavoro ripropone, infatti, solo vecchie agevolazioni (under 35 e giovani eccellenze) e soltanto una maggiore riduzione per i contratti di apprendistato di primo livello (età tra i 15 e 25 anni).

Insomma, il lavoro ristagna, la media europea di occupazione è del 75% (non lo dimentichiamo), mentre in Italia oggi ci sono circa 18 milioni di lavoratori dipendenti, di cui il 4,4% sono part-time (dei quali circa il 60% sono “involontari” causati cioè da esigenze economiche), 3 milioni sono i contratti a termine (più o meno quelli che c’erano anche prima del decreto dignità) e ben 5 milioni le partite Iva (quanti di queste siano in realtà lavoratori dipendenti è difficile da sapere), infine i lavoratori a tempo indeterminato sono più o meno 15 milioni.

Il lavoro, dunque, ristagna come l’economia, le aziende chiudono o riducono il personale, le ore di cassa integrazione sono cresciute, i salari non aumentano, la politica non ha idee e, invece di cercare di ragionare su come aumentare l’occupazione di qualità ed aiutare le aziende ad assumere, sembra volgere lo sguardo al passato proprio perché priva di idee. È così che molti tornano a parlare in questi giorni di articolo 18 e del suo ripristino!

Dopo i flop annunciati dei provvedimenti di quota 100  e del Reddito di Cittadinanza in merito al loro impatto sul mercato del lavoro e  dopo il flop definitivo  del decreto dignità e la sua presunta lotta alla precarietà, dopo l’ILVA e dopo la Pernigotti, la politica  è in ritirata,  non sa cosa fare sul lavoro e vive alla giornata. In questa situazione cosa c’è di meglio per rianimare il dibattito, per illudere la gente e divertirsi  in TV se non riparlare dell’articolo 18, dietro la cui bandiera potranno schierarsi praticamente tutte le forze politiche?  Davvero i prossimi mesi saranno scanditi da proclami e da slogan per l’articolo 18? Davvero siamo ridotti a questo? Non dibattiti per far crescere  i finanziamenti pubblici diretti e non, non azioni concrete per  attirare capitali e investitori esteri, non aumentare la produttività e i salari, non spingere verso l’ideale di una completa occupazione aumentando l’efficienza dei Centri per L’impiego ……no, no, la politica ritorna al passato!

Nel  raccontare del flop del Reddito di Cittadinanza sia sotto il profilo dei risultati complessivi e delle “furbate” e delle strane idee divulgate non bisogna però per onestà non riscontrare almeno un dato positivo: si è data una piccola scossa ai Centri per l’Impiego, si è alzato il tappeto e si è iniziato a tirar via la polvere di decenni di immobilismo. I dati sono a  lì a dimostrarlo: gli occupati passati dai Centri risultano essere 28.763 sino al 10/12/2019, una percentuale ridicola in effetti ma comunque pari al 3,6%, molto più alta della media del precedente anno 2018 pari al 2,1%. Dunque, se i Centri per l’Impiego vengono scossi, se lo Stato investe, sicuramente qualcosa migliora! Il servizio di match fra offerta e domanda dev’essere migliorato, l’azione di formazione, l’attenzione alle problematiche locali, la verifica dello stato delle imprese, il miglioramento delle strutture pubbliche per il Lavoro devono essere modernizzate, queste sono sfide reali, questi sono passaggi doverosi per una politica seria.

Il dibattito sul lavoro non può ritornare indietro, agli anni ormai andati, all’articolo 18 e ai suoi derivati, ma deve guardare avanti, alle nuove sfide che devono essere valutate con sguardi e idee nuove. Ci chiediamo e chiediamo alle forze politiche perché non cominciare a pensare ad un vero e proprio piano sul LAVORO, un piano Marshall, un colossale investimento del Paese per il LAVORO? Perché non pensare di passare dal Reddito di Cittadinanza ad un LAVORO di CITTADINANZA? Perché non immaginare di uscire da un reddito garantito per andare verso  un lavoro garantito? Queste sono le vere sfide, questi sono i veri dibattiti, non aprire i vecchi armadi e tirare fuori i vecchi slogan!!

Alessandro Latini

Un commento

  • A questo articolo mi sento di commentare proponendo un ulteriore modo per poter affrontare il problema lavoro/disoccupazione rimandando ulteriori approfondimenti email private.
    Ogni giorno in mille luoghi e in mille modi si sente parlare del problema lavoro e di come diminuire il livello di disoccupazione ma perché mai che si potrebbe trovare una parziale soluzione alla disoccupazione andando a valutare che molti posti di lavoro si troverebbero abolendo il permissivismo statale, quantomeno abnorme, che autorizza a poter continuare a lavorare anche dopo aver scelto la pensione?
    Vorrei fosse possibile aprire una discussione a livello nazionale tramite quanti più canali possibili quali interviste, radio, televisione o comunque come meglio si crede; importante e meritevole è iniziare a smuovere le acque e le coscienze.
    Cordiali saluti
    Fabio Brachini

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