Le città del “terzo incomodo”(di Alessandro Cossu)

A Genova, nelle primarie per la candidatura a Sindaco della città per il centro-sinistra (mi dicono si chiami ancora così) vince il terzo incomodo, come a Napoli, come a Milano, come a Bologna. E come negli altri casi, molti media parlano oggi di voto di protesta. La mia protesta invece è contro di loro e contro questo modo semplicistico e superficiale di leggere la realtà.

Si tratta in tutti di casi di città ed elettorati “maturi”; ed il senso di quelle scelte sta, a mio modestissimo parere, nell’indicare chi meno sembra imbrigliato dai vecchi schemi partitici e dal solito modo di fare politica che privilegia le alleanze con chi appare essere più forte promettendo scelte favorevoli “a chi conta” nell’economia cittadina.

I tre che sono poi diventati sindaci sono stati sostenuti da una maggioranza di elettori che è andata bel oltre il voto di schieramento. Credo che basterebbe solo questo a far capire che non si tratta di “protesta”, bensì di scelta consapevole, basata su programmi chiari e discussi, complessi, articolati e in alcuni casi davvero ambiziosi.

Definirlo voto di protesta fa comodo proprio a quell’establishment che promette da anni di cambiare tutto affinché nulla cambi. E mi dispiace, tra questi, inserire anche il Sindaco di Genova uscente, una persona che si è presentata al suo elettorato, nella precedente tornata elettiva, come un volto pulito, attento alle persone, e che voleva davvero investire sulla città. Su come sia andata davvero sarebbe il caso che parlassero i genovesi. Di certo, nessuno di noi dimenticherà le dichiarazioni rilasciate nelle ore a ridosso della recente alluvione, in cui, di fronte alla evidente débacle della macchina comunale, ha parlato di “problemi di comunicazione”. Dichiarazioni superate solo da Alemanno dopo l’eccezionale nevicata su Roma. Strano che anche la Vincenzi non si sia fatta ritrarre con la vanga mentre spalava fango.

La Sindaca, appresa la sconfitta, non ha saputo fare di meglio che riversare la sua rabbia attraverso i “cinguettii” di Twitter, tutti contro i vertici locali del PD, ma anche contro Doria, reo di avere addirittura la “benedizione di Don Gallo”, uno dei preti più scomodi d’Italia. Dal mio punto di vista, un punto di forza piuttosto che una colpa.  Di meglio hanno fatto solo esponenti del PDL (area scajoliana) che hanno dichiarato “Con Doria adesso Genova diventerà la città dei viados, dei transessuali e delle prostitute” (Il Fatto Quotidiano, pagina 4, 14/02/12).

La vera sconfitta è, però, per il PD, che ha perso in molte delle occasioni in cui ha candidato dei “propri” esponenti, a Napoli come a Milano o Bologna. Eppure, quasi sempre, gli “osservatori più attenti” o gli “editorialisti di punta”davano sempre per vincente, almeno all’inizio, il candidato del partito. dimostrando con ciò di leggere ancora una volta la realtà attraverso lenti divenute oramai ingiallite per la polvere e il tempo, convinti che in nessun caso la volontà libera dei cittadini sarebbe riuscita ad andare oltre la ragnatela di rapporti consolidati dei maggiori partiti.  Cari miei signori, sarebbe invece il caso di fare una buona visita oculistica, e iniziare davvero a interrogarsi sui cambiamenti più o meno visibili nella nostra società.  Che è in molte occasioni molto più matura di quanto i media vogliano dirci.

Per la cronaca, a Genova, i risultati hanno finalmente aperto una fase di crisi nel PD, con segretari provinciale e regionale dimissionari, e il dito puntato contro Roma, rea di non aver appoggiato il candidato di partito.

In attesa che magari anche nel centrodestra si affacci l’idea di sottoporsi alla scelta dei propri elettori, e non a quelle delle stanze di partito, i prossimi mesi potranno portarci nuove importanti sorprese. A partire dal 4 marzo, dove in Sicilia si sceglierà tra l’eurodeputata Rita Borsellino, l’Idv (in uscita) Fabrizio Ferrandelli, il deputato regionale (che parla il linguaggio Renziano) del Pd Davide Faraone e il consigliere comunale Antonella Monastra. In attesa che, dopo l’ufficiosa candidatura di Nicola Zingaretti, attuale Presidente della Provincia di Roma, anche nella Capitale spuntino dei candidati inattesi.

Alessandro Cossu

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