Le zavorre dell’Italia: le pensioni

Chi ha visto la puntata di “Presa diretta” di ieri sera (1 febbraio) dedicata alla questione pensioni si è fatto un’idea di cosa siano le vere palle al piede dell’Italia.  Non si è trattato di un’analisi completa del regime pensionistico, ma della dimostrazione di alcune distorsioni del modello organizzativo e di scelte “politiche” che si traducono nell’abuso delle risorse del sistema.

Mettendo insieme il degrado del patrimonio immobiliare dell’INPS a cui corrispondono affitti milionari pagati a privati (un classico per gli enti pubblici), le pensioni più elevate (fino a 90mila euro al mese) delle ex gestioni separate che sono state accollate all’INPS e che se fossero ricalcolate col metodo contributivo sarebbero molto più basse, le pensioni di invalidità false, i vitalizi dei membri del Parlamento e dei consigli regionali (con la solita Sicilia al primo posto) si ricava il quadro desolante di un sistema irrazionale fondato sull’accaparramento dei soldi. Magari se avessero anche citato il caso delle pensioni concesse dopo 15 o 19 anni di servizio agli impiegati statali o dei prepensionamenti largamente usati per affrontare le crisi aziendali nei decenni passati il quadro sarebbe stato ancora più completo. Un sistema fondato sulla complicità di massa tra chi ha creato i mille cavilli di normative assurde, chi è riuscito a goderne i vantaggi (il caso del pensionato del comune di Perugia che prende più di Obama) e chi si affidava a politici e funzionari corrotti (le false invalidità distribuite a Napoli per esempio) per avere il suo personale reddito minimo garantito.

Un sistema che da decenni assorbe enormi risorse e che trasmette ai giovani l’onere di mantenerlo sapendo che non potrà mai assicurare loro nemmeno una pensione dignitosa

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