Legge di stabilità: la spada del governo

La mossa del governo di porre la fiducia su un maxi emendamento che riscrive la legge di stabilità e la porta al voto del Senato saltando l’approvazione in commissione bilancio suscita molte proteste. A mio parere ingiustificate.

Si dice che il ruolo del Parlamento non può essere mortificato. Chiacchiere e ipocrisia. Sono più di venti anni che puntualmente ad ogni esame della legge finanziaria si scatena l’assalto alla diligenza cioè la corsa ai micro finanziamenti che è quanto di peggio possa accadere ad un atto fondamentale della politica economica del governo.

Il Parlamento ha nelle sue mani la vita del Governo se non gradisce le scelte che gli vengono proposte, basta che voti la sfiducia. Se non lo fa e se alcuni parlamentari si scandalizzano perché vengono messi di fronte al sì o al no vuol dire che dietro c’è la vecchia politica della contrattazione corporativa e clientelare qualunque sia il colore politico di cui si riveste.

Il Governo dovrebbe essere aiutato ad agire con chiarezza e quindi a prendersi la piena responsabilità delle sue scelte. Se si dimostrano sbagliate saranno il voto di sfiducia e gli elettori a sanzionarlo

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