Lettera aperta a De Magistris: l’emergenza di Napoli e la Coca Cola (di Alfonso Annunziata)

Caro Sindaco,

anche vivendo lontano da Napoli ho seguito con commozione l’entusiasmo della sua ascesa e non posso che indignarmi per i tentativi evidenti di ostacolare da subito la sua opera che si mettono in atto con ogni mezzo.

Il problema dei rifiuti si configura dunque come una battaglia di sistema, è l’affermazione di una città e del paese contro il malcostume che non vuole recedere, e la vittoria va ben oltre il semplice e pur enorme risultato.

È dunque importante la determinazione della Giunta di Napoli ad andare comunque avanti, anche da sola, anche ove tutte le altre Istituzioni dovessero venire meno.

Non si conosce il dettaglio del piano di emergenza autonomo della città, e, probabilmente, anche questa mia banale proposta qui di seguito sarà già stata considerata in esso da persone di ben altro valore e pertinenza; ritengo, comunque, di aggiungerla alle migliaia di suggerimenti che si stanno sicuramente sovrapponendo da parte dei cittadini in queste ore convulse nella speranza di migliorare la situazione.

Ciò a cui mi ispiro è un ricordo lontano, il sistema di ritiro del vetro di una nota bibita analcolica (la CocaCola) fino a una trentina di anni fa e per decenni tenuto in piedi senza grandi difficoltà. Sistema in sé addirittura remunerativo e conveniente per la Casa, consistente nell’offrire ai clienti che avessero riportato un certo numero di vuoti integri del prodotto null’altro che un prodotto integro. In genere coniugando un risparmio sul riciclaggio, uno sulla fidelizzazione del cliente, e uno sulla promozione integrata fra produttore e punto vendita.

Non è difficile comprendere che un sistema simile possa essere più semplicemente ripristinato ora, almeno a livello di strutture maggiori dotate di uno spazio di stoccaggio: centri commerciali, grande distribuzione, e ovviamente generalizzato a ben altro che il vetro: si può chiedere agli operatori del commercio di adoperarsi in convenzione (con gli ovvi rimborsi) e offrirsi di ritirare dai consumatori stock di bottiglie in vetro, contenitori PET compressi, tetrapak, lattine, cartapesta e cartone offrendo per ciascun tipo di stock ben ordinato la compensazione del corrispondente prodotto nuovo.

Il cittadino esasperato non più sensibile ai richiami di senso civico, probabilmente è ancora in larga misura attento ai richiami del portafogli in questa triste estate di tagli di budget per tante famiglie. E, a fronte dell’indifferenza dei meno attenti, una compensazione sufficientemente premiante potrà comunque indurre altri fra i meno abbienti a rilevare gli stock abbandonati in strada: non è una presunzione, l’esperienza non tanto antica della città di New York, dove un sistema simile è in uso per il riciclaggio delle lattine ha praticamente annullato la presenza di questo prodotto dalle strade, con i poveri e i barboni a farsi carico del minimo scarto ancora esistente non riciclato dal resto della popolazione.

Sono suggerimenti di emergenza… mi rendo conto… Ma si possono mettere su in prima battuta anche in poche ore; la versione definitiva può effettivamente essere persino un business remunerativo, il costo per l’Amministrazione sarebbe soprattutto nel forzare tempi di avvio rapidi, e nel promuoverli in spazi pubblicitari, il settore del Commercio sarebbe cointeressato in tutto a contribuire e sponsorizzare, il cittadino sarebbe indotto dalla formulazione stessa dell’iniziativa a stoccare in casa e collezionare classi di rifiuto non deperibili.

E ciò che resta dell’immondizia, componente ridotta, sarebbe solo la parte igienica e quella organica, di gran lunga più semplice da smaltire ovunque, e persino preziosa a certi usi.

Auguri per la battaglia in corso

Alfonso Annunziata, napoletano nel Lazio

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