Lettera aperta sulle occupazioni delle scuole

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L’occupazione del liceo Virgilio a Roma dopo 15 giorni volge al termine. I problemi che pone sono descritti in questa lettera rivolta al Presidente della Repubblica

Caro Presidente, mi rivolgo a Lei, che più volte nei Suoi discorsi ha fatto appello a valori quali legalità, onestà, dignità.

Mi chiamo Chiara Matteucci e sono presidente del CdI del Liceo Virgilio di Roma. Sono quindi un genitore. Una madre che ha fiducia nello Stato, che crede in una scuola di qualità che sia presidio dei valori fondanti cui si ispira la nostra Costituzione. In questi giorni, come ogni anno da troppi anni, la scuola di mia figlia non può svolgere le proprie attività. Tutto è bloccato, sospeso, ibernato, a causa dell’ennesima occupazione di un gruppo minoritario di studenti. Si sono introdotti nell’edificio a volto coperto, di pomeriggio, con modalità di assoluta violenza e nell’intento preciso di perpetuare un atto di forza, per affermare il principio di fondo per cui la scuola è uno spazio franco, ove tutto è possibile, ove tutto è permesso, al di fuori della Legge, della democrazia, del rispetto delle persone.
scuola occupataSignor Presidente, il Liceo Virgilio è una scuola conosciuta, situata a un passo dall’Ambasciata Francese, dalla Sinagoga, dal Vaticano. Si trova nel cuore della città, circondata da monumenti e sedi istituzionali. Eppure, in questo “quadrato eccellente” della capitale, ogni sopruso sembra consentito, ogni prevaricazione tollerata e tollerabile. Come ogni anno, il Dirigente Scolastico, cui esprimo la mia totale riconoscenza e solidarietà, ha richiesto lo sgombero immediato dell’edificio, evidenziando a tutte le autorità preposte le condizioni di rischio cui i ragazzi sono esposti nella cornice di un’occupazione, durante la quale chiunque può entrare nella scuola priva di vigilanza e, spesso, con le peggiori intenzioni.

La scuola occupata è terra franca, Signor Presidente. Si è tollerata oltre ogni misura questa pratica stagionale, priva di significato e potenzialmente eversiva, polo attrattivo e propulsivo di tensioni e violenze che trovano eco negli stadi e nelle piazze, nutrendo un antagonismo che lede, alle radici, lo Stato democratico.

protesta studentiNon si creda, Signor Presidente, ai vuoti slogan raggranellati a fatica da questi studenti, forse non tutti consapevoli, ma in qualche misura determinati a contestare il senso stesso delle Istituzioni e della Legalità, di cui la Scuola è un baluardo irrinunciabile e molto bisognoso di protezione. Non si creda alla retorica della mancanza di prospettive e di dialogo, alla scuola che reprime e non educa, alla scuola che non costruisce e vuole solo punire. Sono queste le argomentazioni di chi sostiene la pratica scellerata delle occupazioni: contenitori di atti illeciti e di comportamenti anomici, catalizzatori di sinistre nostalgie di tensioni che hanno dilaniato il nostro Paese. Noi famiglie scegliamo questo Istituto per la qualità della sua offerta formativa e dei suoi insegnanti, per la professionalità del Dirigente Scolastico, per la tradizione alta del suo progetto di scuola. Si chiede, come Istituzione, la giusta tutela e la garanzia che la Legge ha un valore di senso e di azione anche nel quadrato urbano ove insiste il nostro Liceo.

funzionamento scuolaPerché, Signor Presidente, in questa scuola che dovrebbe essere come tutte le altre si permette un tale scempio? Ogni anno, in questa fase dell’anno, ogni volta con le stesse menzogne, con lo stesso vento di violenza e di sconvolgente ignoranza dei valori essenziali che hanno ispirato i nostri padri costituenti, i nostri figli vengono privati da un gruppo di facinorosi del loro diritto allo studio. Perché, Signor Presidente, in tante periferie e nelle scuole dei meno fortunati le Forze dell’Ordine intervengono a sostegno dei docenti, delle famiglie e dei Dirigenti che chiedono che la scuola resti una scuola, che non diventi un bivacco ad uso di qualsiasi passante?

Chiedo che le Forze dell’Ordine vengano autorizzate ad intervenire in tutte le scuole occupate per ristabilire tempestivamente le condizioni di legalità e la ripresa del pubblico servizio: senza violenza, senza eccessi, ma con la ferma autorevolezza della Legge e dopo aver provato – come sempre avviene – ogni forma di dissuasione e di convincimento nei confronti di chi ha deciso di violare tutte le regole, insieme ai docenti, ai dirigenti scolastici e ai genitori. Insieme anche agli studenti, tantissimi altri studenti, che invece chiedono e giustamente reclamano il loro diritto di frequenta la scuola per tutti i giorni dell’anno scolastico.

rispetto regoleLei ben sa, Signor Presidente, che l’educazione alla cittadinanza si esercita anche con la mera applicazione della Legge, con la semplice evidenza della concatenazione tra causa ed effetto. Occupare uno spazio pubblico come la scuola è un reato, come lo è presentarsi a volto coperto, insultare il personale, interrompere per giorni e giorni il pubblico servizio, deturpare l’edificio scolastico e violarlo della sua dignità di presidio dello Stato.

La scuola agisce ogni giorno per insegnare la via del rispetto, del confronto e della pluralità. La politica dell’inclusione e della valorizzazione di tutte le voci, di ciascuna voce  –  anche quelle del dissenso – sono conquiste della scuola italiana. E’ questo il terreno democratico su cui deve fiorire il nostro futuro. Insegnare ai giovani che ogni atto è lecito, purché in nome di una presunta libertà di pensiero, conduce invece all’anarchia, al caos, alla negazione dello Stato di diritto.

E’ necessario un suo intervento autorevole, Signor Presidente, su un fenomeno divenuto oramai troppo radicato e lacerante per la scuola, un fenomeno tutto italiano che non fa onore alla nostra storia e alla nostra società. Confido nel Suo alto giudizio, nella Sua saggezza, nella Sua capacità di esprimere i principi della Nazione. Confido nelle sue parole di supporto ad un appello che sgorga dal mio cuore di madre  e dal mio spirito autentico di cittadina.

Chiara Matteucci

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