Lettera di Natale della casa per rifugiati “Pedro Arrupe”

Un nuovo Natale è alle porte e davanti alla culla vuota del presepe domestico il cuore ci si stringe per la difficoltà che quest’anno avvertiamo nel  celebrare le festività natalizie.

Anche questo inverno, in un doloroso e macabro rituale, nella nostra città di Roma i barboni continueranno a morire di freddo, i bambini rom ripeteranno le litanie di giochi vissuti tra fango e lamiere, gli immigrati sbatteranno la testa per cercare soluzioni estreme ad una vita diventata impossibile ed asfissiante. Si ripete il rito del panettone e con esso rivive in noi il pensiero a quanti abitano, sempre più popolosi, il margine sociale di un tessuto urbano liso e sfilacciato, aggredito vigliaccamente nei suoi confini più fragili, preso a morsi nei suoi valori multietnici ed ecumenici.

Non troviamo nel cuore la sufficiente spensieratezza per decorare il nostro Centro e illuminare con le luci del Natale le nostre finestre; ci si strozza la voce in gola nell’intonare i vespri natalizi.

Innanzi allo spettacolo quotidiano dei tanti fantasmi che animano le notti della nostra borgata, non possiamo davvero, in un gesto ciclico che rasenta l’ipocrisia, dare forma al finto abete decorato e popolare il presepe di plastica fatto di pastori e angeli.

Questo Natale 2009, come equipe del Centro Padre Arrupe, lo vivremo in maniera particolarmente sobria per privilegiare il silenzio, l’ascolto, la vicinanza morale e fisica agli ultimi del nostro territorio, per condividere con loro il dolore nascosto di ingiustizie quotidiane perpetrate da politiche sorde e xenofobe e ascoltare gli echi lontani di una festa divenuta simbolo di una folle isteria collettiva.

Lo faremo uscendo dal Centro e condividendo la serata della vigilia di Natale con il popolo rom che  ha vissuto negli ultimi mesi il dramma del rifiuto e dell’indifferenza ed entrare con esso  in un presepe vivente di pace e speranza.

Con l’augurio più sincero  di un santo Natale finalmente vero ed autentico, un Natale senza paura ma ricco di speranza

Carlo, Dzemila e gli operatori del centro Padre Arrupe

Centro per famiglie e minori “Padre Arrupe” – www.padrearrupe.com

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