Libri di testo a scuola approvati dai partiti di maggioranza? (di Valentina Raimondi)

In  riferimento alla proposta di 19 deputati del PdL per l’istituzione di una Commissione d’inchiesta sull’imparzialità dei libri di testo scolastici, vorrei lasciare da parte lo sgomento di fronte all’ennesima prova di brutale sottocultura di questo manipolo di fan berlusconiani ed esaminare il fatto dal punto di vista di un’insegnante, quale io sono, di scuola pubblica e di cittadina e non suddita (non vorrei proprio esserlo e non lo sono anche grazie alla scuola pubblica).

Dietro questa proposta non vi è solo la sempre strisciante cultura fascista del divieto, della censura, della caccia ai dissenzienti, che certo è grave, ma anche una visione distorta del rapporto pedagogico che si realizza nel contesto della scuola pubblica.

Il libro di testo non è lo strumento unico della preparazione del docente e quindi dello studente: è l’occasione da cui partire per riflessioni ben più ampie, per confronti fra punti di vista diversi con la finalità di insegnare ai giovani a non aderire a un pensiero unico, ma abituarsi a cogliere la complessità del reale, con l’aiuto del proprio insegnante.

L’insegnante non inocula subdolamente pensieri comunisti, né inculca, come ha affermato il Presidente del Consiglio in un recente celeberrimo discorso sull’istruzione, alcun altro principio ideologico o religioso, ma esprime l’intenzione o il desiderio di non fermarsi alle apparenze, di andare oltre, di approfondire, di aprire la mente, di non dare nulla per scontato.

E’ questo che spaventa i nostri politici: la scuola pubblica rende i giovani liberi dall’inferno in cui la società li ha relegati (per dirla con Calvino), liberi di pensare diversamente da un libro di testo o dal proprio docente o anche dalla propria famiglia giacché condividere i valori non significa che qualcuno te li inculchi in mente, bensì che l’ambiente sociale sia in grado di trasmetterli e di rappresentarli come esempio e come vita vissuta.

Come chiunque sia a contatto con le giovani generazioni dovrebbe sapere, compito di chi istruisce non è di allevare tante repliche di un unico modello, ma formare persone che abbiano la capacità di vedere autonomamente la realtà partendo dalla consapevolezza di essere individui diversi da tutti gli altri, ma ad essi uniti da vincoli umani, sociali e culturali.

I libri di testo sono tracce su cui si forma una coscienza critica in grado di valutare autonomamente. E’ questa la libertà che veicoliamo: non la libertà dalle regole, come troppo spesso sembra volere la maggioranza di governo, ma la libertà nelle regole, che qui rispettiamo ed insegniamo a rispettare. Perché solo con regole uguali per tutti abbiamo la nostra libertà.

Dobbiamo, invece, essere molto preoccupati che qualcuno che siede in Parlamento, al vertice di una società pluralista dove è garantita la libera circolazione di idee e informazioni, pensi di affrontare il problema dell’istruzione pubblica con un mix di tagli di risorse, dichiarazioni di sfiducia verso gli insegnanti e minacce di esercitare una censura politica sui libri di testo.

Ci domandiamo che concezione abbia in testa chi pensa che la scuola pubblica sia un luogo dove si annidano persone che inculcano qualcosa ai giovani magari falsando la storia e nascondendo la verità.

Dobbiamo essere scandalizzati di fronte all’arroganza di chi pensa di condurre una indagine parlamentare sui libri di testo, magari per concluderla con un voto a maggioranza. E poi, su cosa ? Quale sarebbe la conclusione di una eventuale inchiesta di questo genere? La riscrittura di libri di testo approvati dalla maggioranza parlamentare? E se cambiasse maggioranza quella nuova farebbe lo stesso? E non sarebbe questo uno Stato autoritario e totalitario sottoposto al volere della maggioranza, così potente da pretendere di modificare i testi di storia a proprio giudizio? Questi cosiddetti rappresentanti del popolo non si rendono conto di proporre ciò che è già stato fatto sotto le peggiori dittature conosciute nella storia dell’uomo ?

Valentina Raimondi insegnante liceo Tacito Roma

4 commenti

  • Ringrazio la prof. raimondi per aver scritto questo articolo chiaro ed efficace. Illustra perfettamente la stoltezza dei 19 deputati del Pdl. Quello che mi perplime è che tra coloro che fanno parte della commissione vi sono personaggi dai curricula “senza arte nè parte”, privi di competenze e di una cultura della pluralità. La mia domanda è: che qualifiche professionali hanno per “mettere bocca” sull’imparzialità degli attuali libri scolastici? Se penso che fa parte della commissione l’onorevole (cioè degno di onore) Carlucci mi viene un conato di vomito! Ho preso informazioni anche sul curriculum della prof. Sono rimasta stupefatta. La dottoressa ha un profilo professionale d’eccellenza. Ciò che scrive e che afferma con tanto vigore è suffragato da una competenza di ottimo livello e da un’esperienza professionale consolidata da anni di gavetta. Qui emerge una grossa contaddizione. Perchè professionalità cosi esimie si trovano a difendere la cultura diffusa nei libri di testo e professionalità vuote di contenuti, prive di requisiti sono istituzionalmente autorizzate a reprimere e distruggere? Perchè a parlare dell’imparzialità dei testi scolastici è una brigata di cosiddetti deputati? ALESSANDRA

  • questo articolo racconta solo la realta’ e bisogna leggerlo per aprire gli occhi e capire che con questo governo la scuola si sta dequalificando sempre piu’. i giovani sono il futuro della societa’ e io, da giovane studentessa, spero di trovare un professore che abbia la forza di lottare senza arrendersi come l’autice di questo articolo che dà una lezione di vita.Grazie alla professoressa per questo insegnamento e mi raccomando continui la sua battaglia! Giulia

  • articolo molto ben strutturato, interessante e scritto da chi lavora davvero coi libri di testo!

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