L’incudine e il martello

La situazione italiana nel complesso. Non un solo pezzo. E purtroppo sta tra l’incudine e il martello.

Il debito pubblico non si regge. La stupidaggine che potrebbe aumentare a dismisura pur di avere una moneta da svalutare, per fortuna, non la dice quasi più nessuno.

In un sistema aperto, un’economia dipendente dagli scambi come quella italiana non sopravviverebbe  ad una guerra valutaria.

E poi più debito non significa più sviluppo. Non nel paese ai vertici della corruzione in occidente; non nel paese delle mafie; non nel paese delle cricche; non nel paese dell’individualismo corporativo dove ogni gruppetto pensa al suo interesse; non nel paese delle mille burocrazie ottuse e troppo spesso colluse.

Quanto debito bisognerebbe fare per ottenere un minimo di sviluppo?

Tantissimo se è vero come è vero che la produttività del sistema Italia è andata diminuendo proprio mentre la spesa pubblica aumentava e il debito cresceva. Sicuramente più di quello che l’Italia potrebbe permettersi.

E poi con che sistema di raccolta e di gestione del consenso ovvero con quale sistema politico istituzionale? Forse con quello che abbiamo visto all’opera negli ultimi decenni? Dobbiamo proprio ricordare lo stragismo, il clientelismo, lo spolpamento sistematico del denaro pubblico e del territorio, l’inefficienza cronica di un sistema decisionale che disprezza i risultati e i cittadini, le istituzioni usate a scopi personali?

Non è solo questione di riforme istituzionali, ma di rivoluzione civile che scavi nel profondo senza guardare in faccia a chi si è ritagliato una rendita di posizione, grande o piccola che sia. Ma ci vuole tempo e occorre cominciare da qualche parte.

Di fronte a tutto ciò la svolta autoritaria starebbe nella trasformazione del Senato? O in una legge elettorale di compromesso cento volte migliore di quella attuale?

No davvero il destino non può essere sempre quello di una discussione permanente che produce altra discussione in un vortice che non ha mai fine

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