L’indignazione dei cittadini serve, ma per costruire (di Martina Monti)

Pubblichiamo uno degli interventi all’incontro organizzato dal gruppo VotiamoliVia a Napoli sulla condizione delle donne al Sud

Io ho iniziato a fare politica all’età di 18 anni (quindi all’incirca 6 anni fa) non perché i miei genitori lo facessero a loro volta, infatti fui io a portare interesse politico in famiglia, ma per un motivo molto semplice: con l’acquisizione del diritto di voto non volevo mettere una croce su un simbolo a caso o su un simbolo consigliato dalla mia famiglia, volevo capire e scegliere con la mia testa.

Mi rattristò molto constatare il fatto che questo senso civico era nato solo in pochi miei compagni di classe e non in chiunque avesse maturato il diritto di voto.
Comunque, approfondendo il tema della politica e i programmi di partito decisi di mettermi in gioco, poiché da sempre penso che la politica sia qualcosa che deve ringiovanire, ma non nel senso anagrafico del termine e non solo come slogan elettorale, credo che ringiovanire sia semplicemente adattarsi al mutare dei tempi.

Non vedo, nel panorama politico attuale, grande capacità di adattarsi ai mutamenti sociali, vedo un rinnovamento di facciata o a parole. Paradossalmente nel 1948 i nostri Padri Costituenti scrissero una Carta Costituzionale decisamente più all’avanguardia rispetto agli ideali che oggi permeano i programmi politici di gran parte dei partiti moderni.

Così scelsi il partito che mi convinceva di più e decisi di mettere tutta me stessa nell’obiettivo di portare avanti i miei ideali e quelli che io consideravo e tuttora considero VALORI. Ma valori veri, non quelli che finiscono abusivamente negli slogan della peggior politica italiana. Per valori veri non intendo dire che i miei siano i valori assoluti o quelli per forza giusti, ma quei valori che caratterizzano in maniera positiva il mio agire nella società e che costituiscono i miei obiettivi per una società più liberale e più democratica.
Nel partito in cui stavo divenni rappresentante nazionale dei giovani in Europa e in quel modo scoprii l’abissale differenza tra la nostra politica e la politica di molti paesi dell’UE soprattutto nordici. A ripensarci siamo davvero solo noi a non voler mai esplicitare gli ideali a partire dai simboli e dai nomi dei partiti: in Europa ci sono i Liberali, i Democratici, i Centristi, i Cattolici, i Conservatori, mentre da noi ci sono Rose nel pugno, Asinelli, Margherite, alleanze di dubbio orientamento, fiamme, leghe e chi più ne ha più ne metta. Certo che un’alleanza tra i Cattolici e i Liberali in Europa potrebbe far venire i brividi a chiunque, mentre qui in Italia con la storia dei simboletti e delle figure retoriche si cerca di indorare la pillola improvvisando le alleanze più strampalate.
Partiamo dal fatto che non ho più tessere poiché ho avuto problemi con il mio partito e così adesso io mi trovo nella situazione di molti cittadini italiani. Chi votare? Ancora questo non mi è dato saperlo, ma ci sono due cose che più di tutte mi preoccupano: le primarie all’interno del centro-sinistra e il grillismo.

Per quanto riguarda le nuove leve della sinistra, la mia riflessione è semplice: al di là dello slogan ‘’rottamiamo’’ che davvero non tollero, poiché trovo che il cambiamento e il rinnovamento debbano essere graduali e non debbano prescindere da una buona e necessaria parte di esperienza, trovo impossibile che una persona di sinistra come me, in caso il Sindaco della culla del rinascimento vincesse le primarie, possa votare un elemento palesemente di destra. Per non parlare del fatto che disapprovo la smania di potere che porta un Sindaco a candidarsi alle primarie per diventare potenziale Premier mettendo in secondo piano l’importanza di chi gli ha dato il proprio voto per guidare una Città.


Il grillismo mi preoccupa per altri motivi, ovvero per la smania di smontare senza avere grandi idee per risistemare le cose. Non che le idee siano sbagliate, anzi, molte le condivido, non condivido l’atteggiamento arrogante e sanguigno di voler scardinare un sistema senza offrire un’alternativa sobria e applicabile. L’entusiasmo che muove il movimento 5 stelle è apprezzabile, ma saprebbero muoversi all’interno delle istituzioni senza sembrare elefanti in una cristalleria? Questo sinceramente è un interrogativo che mi pongo e che finora ha avuto una risposta non molto edificante.

Quello che serve è che la gente si indigni, ma in maniera positiva, non distruttiva, che decida di mettersi in gioco anche all’interno dei partiti o dei movimenti o anche delle associazioni in modo che la propria idea influisca davvero a livello politico. Starne fuori e criticare è facile, ma stare nelle istituzioni e promuovere cambiamenti graduali e intelligenti è davvero ciò che serve. Il fervore rivoluzionario è positivo ma bisogna sforzarsi di capire quale sia la via migliore per incidere davvero sul cambiamento che tutti noi stiamo spasmodicamente cercando.

Per quanto riguarda la mia esperienza di Assessore posso solo dire che c’è bisogno di un concreto cambiamento di prospettive e di metodologie di fare politica. In un momento di estreme ristrettezze economiche c’è sempre più bisogno di stare davvero al fianco dei cittadini per far loro comprendere che la politica deve esserci, deve fare i LORO interessi.
Trattando di Sicurezza urbana mi rendo conto che la maggior parte del problema, almeno qui da noi, sta nel concetto di percezione. La sicurezza non è solo quella oggettiva che si basa sui dati statistici legati ai reati, ma è anche ciò che tu senti quando cammini per strada o quando torni a casa. Se non ti senti a tuo agio o senti di essere in pericolo questo significa che c’è bisogno di intervenire, talvolta solo a parole spiegando fenomeni che spesso non vengono compresi (ad esempio quando due nigeriani parlano tra loro e sembra che stiano litigando quando invece nel loro paese hanno la particolarità di parlare a voce molto alta e può sembrare che siano aggressivi), talvolta invece con interventi strutturali come un impianto di videosorveglianza. Ma per capire davvero cosa sente il cittadino non si può restare in ufficio o parlare unicamente con le Autorità di Pubblica Sicurezza, l’unico modo per capire è girare la città, stare con le persone a prescindere dal loro colore politico e comprendere quale sia la radice del problema per intervenire. Stando dietro una scrivania si perde la parte migliore della politica, ed io sinceramente preferisco essere un ‘’Assessore stradale’’.

Sul tema immigrazione ci sarebbero tante, troppe cose da dire. Uno degli obiettivi fondamentali per me dovrebbe essere quello di garantire la parità di diritti ai servizi e alla partecipazione alla vita pubblica per coloro che vivono stabilmente in Italia. Noi a Ravenna stiamo valorizzando molto la partecipazione degli stranieri nelle istituzioni poiché troviamo che dar voce ai rappresentanti degli immigrati nelle istituzioni sia dare il quadro reale dei mutamenti della società. A febbraio avremo l’elezione di due consiglieri aggiunti in Consiglio Comunale provenienti dal mondo degli immigrati Extra UE che potranno intervenire nel dibattito politico istituzionale ed avremo l’elezione dei Consigli Territoriali (in sostituzione alle Circoscrizioni che sono state abolite), dove gli immigrati residenti sul territorio comunale avranno diritto di voto attivo e passivo.

Il cambiamento si può ottenere, basta avere pazienza e perseveranza. La cosa che spero venga superata il prima possibile è il pregiudizio che si ha verso i giovani. Quando si chiede una politica nuova si parla di giovani, ma alcuni considerano giovani quelli di 35 anni e bambini quelli della mia età (cioè 24 anni). Questo è assolutamente controproducente, io spero che un giorno si arrivi al punto di valutare competenze e contenuti a prescindere dall’età. Non bisogna per forza puntare su una fascia d’età, mi piacerebbe che si valorizzasse chi dimostra di essere ONESTO a prescindere dai dati anagrafici. Quando si valorizzeranno i contenuti senza badare all’immagine, probabilmente avremo molto più margine di crescita collettiva.

Martina Monti – assessore alla sicurezza e all’immigrazione nel comune di Ravenna

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