L’Italia delle finte emergenze: i rifiuti (di Walter Ganapini)

Sintesi della relazione presentata al seminario della Direzione nazionale di Cittadinanzattiva il 12 marzo 2011 .

I rifiuti sono parte di diritto dei cicli di materia- energia- informazione che sottendono il nostro essere al mondo. Non sono altro che la quota di entropia che rilasciamo nella trasformazione da materia prima a merce e nell’uso della merce. Sono, quindi, un misuratore e un indicatore dei nostri stili di vita. Giorgio Nebbia negli anni 70 stabiliva l’equazione: società dei consumi = società dei rifiuti.

Per questo non possiamo assolutamente immaginare di affrontare il tema dei rifiuti come fosse un tema settoriale o tecnico. Riguarda i nostri stili di vita e ha una valenza etica.

Prendiamo come riferimento l’Unione europea. Nel 76 la Commissione europea affermava che il tema rifiuti andava affrontato in un’ottica globale, non settoriale e fissava una gerarchia di azioni tradotta in quattro punti da allora sempre confermata:

  1. ridurre all’origine pericolosità e quantità dei rifiuti prodotti ;
  2. massimizzare il recupero di materia dai rifiuti (le trasformazioni materia- materia sono molto più efficienti delle trasformazioni materia- energia cioè carta da carta, polimeri da polimeri, vetro da vetro piuttosto che bruciare per avere energia)
  3. recuperare energia dalla parte combustibile dei rifiuti. Su questo tema c’è stata una elaborazione costante che ha portato già nel 2003 la Corte di Strasburgo (che fa giurisprudenza) ad affermare in due sentenze che: non è recupero energetico di rifiuti il loro uso in impianti dedicati anche se in schemi cogenerativi anche se vi è recupero di calore (caso tipico: con inceneritore) e l’ha cancellato dalla lista positiva di recupero e  riciclaggio. E questo perché aggiungono gas serra anche se al camino sono perfettamente a norma.
  4. Minimizzare la messa in sicurezza sotto forma di discarica a lungo termine. La discarica è una infrastruttura ancillare cioè deve andare in discarica soltanto il rifiuto del rifiuto. La Commissione disse già allora no al trattamento massivo di rifiuti indifferenziati. Non si può mandare in discarica i rifiuti tal quali indifferenziati ma devono essere sottoposti al trattamento. In discarica non deve andare l’organico che produce percolato che può inquinare le falde acquifere e sviluppa biogas (se non captato e utilizzato costituisce gas serra e aggredisce lo strato di ozono).

Il punto di maggiore consonanza con la normativa europea lo abbiamo trovato nel 96 con il cosiddetto decreto Ronchi. In media, però, già avevamo dieci anni di scarto tra le indicazioni della Commissione e le nostre normative.
La logica che sottende la normativa europea è che il cittadino deve pagare con la tariffa solo per i rifiuti che produce effettivamente. Nel decreto Ronchi questo principio c’è e, quindi, il rifiuto dovrebbe essere pesato e tracciabile.
L’applicazione della tariffa rifiuti comporta una straordinaria facilitazione a favore della famiglia : più la famiglia è numerosa, infatti, meno paga perché la famiglia produce meno di tanti singoli.

In Italia, invece, c’è ancora la tassa che fa pagare in ragione dei metri quadri di superficie il che è fonte di ingiustizie poiché un singolo con una casa grande paga più di molte persone in una casa più piccola. La tassa resiste perché dietro la TARSU ci sono tributi occulti che con la tariffa dovrebbero scomparire. Ciò spiega anche il motivo per cui molti enti locali hanno detto che la legge non era applicabile. Non si voleva, evidentemente, incidere col bisturi su questa stranissima tassa rifiuti.

Dobbiamo tener presente un dato tipico di questo paese: i rifiuti da sempre sono un terreno fondamentale di interfaccia affari/politica. E’ un fenomeno di una trasversalità assoluta che storicamente rappresenta un canale fondamentale di finanziamento della politica. Questo risulta da innumerevoli atti processuali e faccio fatica ad individuare delle eccezioni se non individuali.

In questo contesto parliamo adesso della Campania. Circa 6milioni di abitanti e una raccolta quotidiana nell’ordine di 7200 tonnellate di rifiuti. Grazie al fatto che oltre 350 comuni su 551 sono impegnati attivamente nella raccolta differenziata, la quantità quotidiana di rifiuto urbano residuo è intorno a 5600 tonnellate. Questi numeri sono noti  oggi perché il Comando logistico sud dell’esercito nel 2008 dovette mettere sotto controllo il cosiddetto Ufficio Flussi del Commissariato verso il quale, fino al febbraio 2008, vi erano forti sospetti di corruzione per come venivano gestiti i flussi.

Infatti, trasportare rifiuti in Campania costa 93 euro a tonnellata quando nel resto d’Italia costa 10 euro a tonnellata. Mettere sotto controllo i flussi era, quindi, necessario.
In Campania esistono impianti di trattamento tedeschi acquistati nei primi anni 2000 che operano la separazione del secco dall’umido, del leggero dal pesante, quindi fanno la differenziazione e hanno anche aree attrezzate per il trattamento dell’organico. 7 impianti che hanno una capacità di trattamento di 8500 tonnellate al giorno persino eccessiva per le necessità della Campania.
Si tratta di una dotazione impiantistica per il trattamento del rifiuto urbano residuo post differenziazione che non ha nessun’altra regione. Di impianti così ce ne sono in giro per l’Europa 400 e funzionano benissimo. È difficile non farli funzionare perché è tecnologia semplice con macchine rustiche. In Campania non funzionavano e la cosa più semplice è stata di impaccare i capannoni di rifiuti pressati.

Dunque ci sono questi 7 impianti, 8500 tonnellate contro 5600 di fabbisogno. Il risultato del trattamento dovrebbe essere una piccola percentuale di rifiuti, tra il 10% e il 20%, che va in discarica. Inoltre, per la quota dell’organico esistono in Campania 12 impianti di compostaggio che aspettano da anni di essere messi in funzione; non ne funziona neanche uno.

Altro esempio per dimostrare la peculiarità della Campania: le isole ecologiche. In tutta Italia fare un’isola ecologica costa 100-120mila euro. In Campania ce n’erano 136 e non ne funzionava una però , mediamente, erano costate da 300.000 a 500.000 euro l’una. Al termine del mio mandato, comunque, delle 136, 94 funzionavano.

E perché non dovevano funzionare le isole ecologiche? Perché bisognava andare da un unico operatore per tutta la Campania che li mandava in Sicilia o, addirittura, nel lodigiano a 200 euro a tonnellata. Quando a Bologna Hera fa pagare 48 euro.

Discariche: quando sono venuto via avevamo, anzi, ci sono ancora, discariche con un tempo di vita residuo di almeno 5 anni.
Allora dove sta l’emergenza? In realtà, non aveva nessuna ragione di esistere.

Il commissariamento dovrebbe essere inteso come nell’antica Roma: un Dictator che si nomina di fronte ad un’emergenza assoluta con poteri illimitati in un tempo limitato.
Invece in Campania il commissariamento dura dal 1994, è diventato una struttura autoreferenziale e conservativa con 400 persone, stipendi poderosi e competenze molto limitate; una struttura che ha pure annullato le competenze istituzionali deresponsabilizzandole. Quando sono arrivato in Regione ho trovato una rete istituzionale compromessa nella quale nessuno parlava con nessuno, ma tutti erano uniti a chiedere soldi allo Stato.

Va sottolineato che l’assessore all’ambiente in Campania è una figura insignificante perché sono 17 anni che c’è il commissariamento e ogni cosa è commissariata e assegnata a terzi esterni. Dentro all’assessorato all’ambiente, che ha 600 dipendenti, nessuno si occupa di rifiuti. Purtroppo c’è un costume italiano che fa morire le riforme semplicemente non attuandole.

Questa emergenza  in tanti anni ha generato almeno due miliardi di euro di debiti del Commissario verso terzi. Addirittura sono fallite aziende per questo.
Questo spreco di soldi aveva uno scopo principale: l’inceneritore di Acerra. È per questo che sono stati fatti i 7 impianti di trattamento. Infatti, la normativa europea non permetteva il trattamento dei rifiuti tal quali. L’inceneritore di Acerra doveva essere l’affare del secolo, il più grande inceneritore del modo. Però ad Acerra non si potevano portare i rifiuti tal quali perché la Commissione europea sarebbe intervenuta e quindi la Impregilo (della famiglia Romiti) doveva portare rifiuti passati in un trattamento di preselezione e gli impianti tedeschi a questo dovevano servire.

Detto tutto questo l’inceneritore di Acerra, che è costato più di mille miliardi di lire, sarebbe più che sufficiente. Anche se è un dato scontato per tutti ormai che l’incenerimento è la tecnologia più costosa per investimento e più costosa per esercizio. Il rapporto è 10 a 1 rispetto alla raccolta differenziata porta  a porta. In ogni parte d’Italia dove si è fatta, con  il porta a porta, in poche settimane si può arrivare  al 65 % a costi comparabili con la raccolta stradale. Il 35 % che rimane deve essere trattato meccanicamente e biologicamente; tolto il 40% di umidità, rimane il 18 % da mandare in discarica. E qui si arriva allinnovazione più potente  che viene da Treviso, da San Francisco e da Bristol : i rifiuti zero. In pratica da questa rimanenza del 18 % si ricavano dei materiali per l’edilizia.
Ciò rispecchia la nuova filosofia imprenditoriale : “dalla culla alla culla” cioè progettare le cose perché siano immediatamente recuperabili e generino il minor quantitativo di rifiuti.

Quindi in Campania non doveva sorgere nessuna emergenza.
Sono terrorizzato dall’insistenza con cui pezzi dello Stato (poi diventati la cricca) hanno fatto finta che noi non fossimo in Europa. Sono stati fatti decreti nei quali si è stabilito che dovevano essere bruciati rifiuti tal quali. E infatti l’Italia è sotto procedura di infrazione perché ad Acerra abbiamo bruciato il tal quale. Per non parlare del fatto che l’inceneritore è stato fatto su un progetto vecchissimo ed è costato pure mille miliardi. La gestione era sostenibile finché si davano alle aziende i contributi CIP 6, quelli che dovevano lanciare le fonti rinnovabili e che per il 90% di 60.000 miliardi di vecchie lire, pari a 54.000 miliardi, sono, invece, andati alle famiglie Moratti, Brachetti Perretti e Garrone per la gassificazione degli scarti di raffineria. Non a caso Mario Monti chiamò il CIP 6 droga del mercato e furono cancellati. Poi li hanno rimessi ed applicati ad Acerra ed era evidente che sarebbe arrivata una sanzione europea.

Detto questo, uno degli elementi per cui non aveva senso l’emergenza era la discarica di Parco Saurino 3. Dal 2004 c’è una discarica da 600mila tonnellate vuota, mai usata. Secondo la magistratura quella discarica è in un sito chiamato BA-SCHI (Bardellino Schiavone) ad un chilometro da Santa Maria La Fossa. E a Santa Maria La Fossa doveva essere costruito uno dei 5 inceneritori di cui si doveva dotare la Campania quando sappiamo che quello di Acerra era sufficiente. Per questo la discarica non è stata usata: perché doveva servire all’inceneritore degli Schiavone.

Il paese ha pagato un prezzo devastante per questa finta emergenza. Hanno mangiato ( la camorra innanzitutto) sui 93 euro a tonnellata dei trasporti, sulla proprietà delle aree delle discariche o dei depositi di ecoballe.

Per rompere le ossa sul versante del trasporto eravamo riusciti a fare le società provinciali di gestione dei rifiuti anche qui scontrandoci con persone con incarichi istituzionali e amministrativi che sostenevano, invece, la frammentazione delle gestioni a livello comunale. Basta domandarsi qual è il sindaco che riesce a resistere alle pressioni della criminalità per capire cosa c’era dietro quella posizione. Facendo delle multi utilities provinciali invece si alza la barriera di ingresso e il livello di negoziazione e si ostacola la criminalità.

Con la logica antecedente a Caserta c’era il Consorzio unico rifiuti, 1200 addetti quando ne sarebbero stati sufficienti 250. Secondo i carabinieri fra questi 1200 almeno 800 dovevano ritenersi soldati del Clan Belforte di Marcianise. Nessuno ha mai raccolto un rifiuto e gli stipendi erano molto alti: 4.000 euro al mese per i dipendenti semplici, e ogni trenta di questi un capo a 10.000 euro al mese; a dirigere il Consorzio c’era un amministratore su cui pendevano due richieste di custodia cautelare. Il tutto costava 6,5 milioni di euro al mese per non fare nulla. Lo Stato non aveva nemmeno più gli occhi per piangere però ha pagato 6,5 milioni al mese a questa gente.

Questa cosa l’ho messa per iscritto, l’ho detta in televisione: non si riusciva a far circolare le informazioni fuori della Campania.

Questa situazione indica che siamo nel pieno di un fenomeno a forte grado di innovazione: la camorra non si accontenta più di trasporti e discariche, ma sta andando sulle nuove tecnologie cioè diventa un interlocutore finanziario e industriale. E questo configura uno scenario devastante contro il quale occorre aumentare l’iniezione di anticorpi di tutti i tipi e non lasciare da soli le forze dell’ordine, gli inquirenti e i giudici.

La questione Napoli: io sono arrivato giù dicendo alle persone amiche : “Lontani dal fare i Masanielli, lontani dalla logica della Stagione Illuministica che fu al tempo di Eleonora Fonseca. Cerchiamo di andare nel corpo vivo del problema e cominciamo a metter in moto delle dinamiche virtuose a partire dalle richieste delle persone sulla raccolta differenziata”.

C’era un piano per la raccolta differenziata redatto dai migliori pianificatori italiani. Via per via, numero civico per numero civico fino al numero di telefono del responsabile della singola scala: c’era tutto e la raccolta differenziata si poteva fare. Come avviene a Salerno, Avellino, Benevento, tutte oltre il 50%.

Facemmo un Forum degli stakeholders e c’erano tutti: dalla Confindustria all’ultimo dei comitati. Lo guidava Guido Viale; dopodiché il minoritarismo mescolato col massimalismo ha fatto sì che non si sia andati avanti.

Le  emergenze rifiuti sono sempre eterodirette, determinate. Come quella di Milano nel 1995 che venne messa in emergenza perché il gruppo Fininvest aveva 4.200 miliardi di debito verso il sistema bancario e tra le pochissime voci attive c’era la discarica di Cerro Maggiore della società SIMEC di Paolo Berlusconi e bisognava che Milano andasse in emergenza per portare i rifiuti in quella , raccolta differenziatadiscarica a 250 lire al chilo. Poi Milano ha risolto il suo problema facendo gli impianti in città per la separazione e un inceneritore pagando 110 lire al chilo. E Paolo Berlusconi è stato condannato a 6 anni e  ha evitato la prigione in seguito patteggiando per 160 miliardi. Il guadagno in nero per la SIMEC fu calcolato in 70 miliardi.

Quindi non esistono emergenze rifiuti in Italia. Esistono stranezze.

Eccone una. La Società che gestisce i rifiuti a Perugia vince la gara al Cairo (5 milioni e mezzo di abitanti) per la raccolta porta a porta, trattamento meccanico biologico, recupero organico, ecc., A Perugia dice che non lo può fare perché Perugia è troppo densamente abitata.

Un’altra. La Sicilia ha già comprensori che fanno la raccolta a porta, ma qualcuno voleva fare 6-7 inceneritori con un costo enormemente superiore.

A Roma e nel Lazio poi parlare di emergenza è una cosa ridicola: è volerci far  prendere per i fondelli.

Walter Ganapini (sintesi della relazione al seminario di Cittadinanzattiva del 12 marzo 2011)

Un commento

  • Grazie al Prof.Walter per l’ottimo articolo, la gravità della anomalia di Perugia in cui la GESENU esegue la raccolta porta a porta nella città di El Cairo Egitto, e non riesce a farla o gestirla a Perugia è cosa di estrema gravità che la popolazione Perugina non ne è assolutamente al corrente; la casta rossa colpisce ancora ?

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