L’Italia sul crinale (di Claudio Lombardi)

Gli avvenimenti di questi giorni ci dicono che siamo sul crinale. Possiamo andare avanti e imboccare la via d’uscita giusta per la ricostruzione dell’Italia o possiamo precipitare senza più freni nella crisi.

Italia bilicoI dati nudi e crudi parlano di un’economia che va male, di un popolo che sta arretrando verso condizioni di vita che erano state superate nel passato, di uno stato inefficiente e colonizzato da gruppi di potere e da affaristi che, nonostante l’azione della magistratura, hanno avuto il tempo di fare danni gravi. Le condizioni del Paese sono ben rappresentate dalle strade della capitale che, ad ogni pioggia, si sgretolano per l’incuria di anni, per una manutenzione sbagliata, per l’assenza di chi dovrebbe amministrare la città e invece la lascia andare in malora.

Non si tratta solo di errori contingenti però, dei politici e dell’amministrazione, si tratta del risultato di un indirizzo di governo che ha intrecciato i pubblici poteri con gli interessi privati di singoli, di gruppi, di partiti. E intanto le casse comunali sono vuote, mentre ancora si pagano gli effetti delle diverse “parentopoli” che hanno costellato gli anni di Alemanno con le quali si sono inzeppate di assunzioni clientelari le aziende dei servizi pubblici locali.

La capitale è la rappresentazione della condizione dell’Italia. Siamo sul crinale tra un arretramento ancora più profondo e devastante per la vita delle persone e un rilancio della voglia e della capacità di trovare strade nuove per l’Italia che produce e che esporta prodotti, stili di consumo e modelli di vita di qualità.

La genesi del declino parte da lontano e il berlusconismo è stato ed è il culmine del regime clientelare e spartitorio che ha dominato fin dalla nascita della Repubblica e che ha soffocato, sotto la guida delle classi dirigenti, la formazione di una cultura civile evoluta. L’arte di arrangiarsi è stata adattata ad ogni aspetto della vita nazionale e lo Stato ha rappresentato la preda da spolpare e uno scomodo impiccio da aggirare. Ormai, però, i soldi sono finiti e i tempi della crescita del debito pubblico per coprire le spese folli del sistema di potere e delle politiche pubbliche piegate alle clientele e ai gruppi sociali ed economici più forti non torneranno più. In un mondo globalizzato non torneranno più nemmeno le svalutazioni della lira inutili per crescere, ma essenziali per coprire con i bassi costi le arretratezze dell’economia.

Oggi dalla crisi non si esce senza l’Europa e senza un radicale cambiamento delle politiche e delle stesse istituzioni europee. Anche qui siamo sul crinale tra il restare in un sistema continentale integrato che può diventare una federazione di stati ed essere costretti ad uscirne e andare da soli al confronto con un mondo nel quale ormai sono in tanti a poterci superare.

I parlamentari del PDL davanti al Tribunale di Milano manifestano contro i magistrati che applicano le leggi rivendicando un trattamento “politico” e cioè l’immunità per Silvio Berlusconi su cui da anni pendono accuse gravissime per chiunque, ma silvio coppolainammissibili per un leader politico. In qualunque paese di democrazia occidentale Berlusconi sarebbe già fuori dalla vita politica per indegnità morale, i suoi processi si sarebbero da tempo conclusi ed egli starebbe probabilmente scontando le pene previste per i reati che ha commesso. In Italia, invece, siamo sul crinale tra affermazione della legalità e trionfo della politica malavitosa. Ci hanno provato per anni a far pendere la bilancia verso le cricche di potere, con ogni mezzo e disponendo di enormi risorse fra cui il controllo delle istituzioni e dell’informazione televisiva. Il controllo, la conquista dello stato: questa la posta in gioco, non l’arbitrio del capo delle cricche di fare il comodo suo circondato da giovani prostitute. Ed è una posta che interessa alcune migliaia di persone piazzate negli snodi del potere, e di quella finanza e quella imprenditoria che da molto tempo prosperano sulla spartizione delle risorse pubbliche. Altro che rivoluzione liberale, altro che mercato: Berlusconi è stato ed è il punto di riferimento di un mondo che opera a cavallo tra esteriorità formale e illegalità sostanziale e nel quale l’unica libertà riconosciuta e garantita a chi ci sta dentro è quella di fare quel che gli pare a spese della società intera.

Di voglia di cambiamento ce n’è tanta in giro e ancora non trova la strada giusta per esprimersi, né i gruppi dirigenti che sappiano comprenderla e indirizzarla. Siamo anche qui sul crinale fra una ventata di partecipazione che travolga posizioni incrostate dal tempo e dalle convenienze di carriere personali e un regresso nella rabbia cieca che vorrebbe travolgere tutto e che non sa dove andare e cosa costruire.

Il M5S è la grande novità delle elezioni, ma non sembra rendersi conto che l’autoreferenzialità di un movimento non strutturato e privo di responsabilità adesso deve cedere il posto ad un progetto di costruzione di un’Italia nuova. Fanno gli scontrosi e i dispettosi invece di dire “questo vogliamo e chi ci sta ci dia le garanzie di serietà e di trasparenza che sono necessarie e poi sperimentiamo una via nuova senza legarci a nessun patto che non sia quello con gli italiani”.in bilico

Ma questa è la prova di fronte alla quale sta pure il Pd anche lui in bilico e in grande, grandissima difficoltà a capire le caratteristiche nuove di una situazione che non aveva percepito o non aveva voluto vedere immerso com’era in un’opposizione stanca e ripetitiva nella quale venivano evitate sistematicamente le scelte forti e decise.

Siamo sul crinale ed esposti in molti punti. Si deve marciare con prudenza se non vogliamo precipitare, ma con passo deciso e con scioltezza: troppa lentezza, troppa incertezza irrigidiscono, il cammino diventa difficile e si rischia di scivolare giù.

Claudio Lombardi

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