Ma in che mani siamo ? la manovra e la costruzione della diseguaglianza (di Claudio Lombardi)

“Un abisso di diseguaglianze si è spalancato davanti alla società italiana, negli stessi giorni in cui veniva certificato un drammatico ritorno della povertà …….. La povertà è certo la condizione che più rende visibile la diseguaglianza. Ma quel che sta avvenendo, soprattutto dopo la manovra finanziaria, è una vera e propria costruzione istituzionale della diseguaglianza che investe un´area sempre più vasta di persone, ben al di là di vecchi e nuovi poveri“

“La distribuzione dei “sacrifici” è rivelatrice. Uno stillicidio di balzelli che incide su chi può essere più facilmente colpito, che lima i già ristretti margini dei bilanci familiari. Si è calcolato il peso che avranno gli aumenti di imposte, tariffe, prezzi. Peso insostenibile per taluni, quasi non influente per altri. “

“Mentre troppi diritti vengono messi in discussione, sembra che il solo al quale si deve continuare a dare piena legittimazione sia quel “diritto al lusso“, che fa bella mostra di sé nella pubblicità di alcuni prodotti. Demagogia? O registrazione di una situazione di fatto nella quale si manifestano segni inquietanti di un ritorno della “democrazia censitaria“, dove l´accesso anche a diritti fondamentali è sempre più condizionato dalle risorse di cui ciascuno dispone?“

“In questo clima, dove massimo dovrebbe essere lo sforzo per produrre quella coesione sociale di cui tanto si parla, si moltiplicano invece i meccanismi di esclusione e di divisione. Poveri e diseguali: questo il nostro destino? La pura logica dei tagli offusca la capacità di progettare…..”

“Tornare a prendere in considerazione l´eguaglianza, la dignità, i diritti fondamentali. Non è un lusso, è la via della saggezza politica in un tempo in cui, altrimenti, i conflitti sociali si trasformano in rifiuto, rivolta. È quel che sta accadendo con la denuncia quotidiana della inaccettabilità dei privilegi di ceti, non solo quello politico, che hanno sempre più legato il loro modo d´essere a una vantaggiosa diseguaglianza. La costruzione oligarchica della società ha trovato la sua base materiale in retribuzioni sproporzionate, in franchigie per concludere qualsiasi affare, in vertiginose crescite della distanza tra i salari dei dipendenti e quelli dei dirigenti (nel caso Fiat è di 1 a 423: non è demagogia, ma informazione, ricordarlo).”

Così Stefano Rodotà su Repubblica del 24 luglio scorso.

Sono parole ancora più valide oggi che un’altra manovra si è abbattuta sugli italiani ed è, se possibile, ancora più discriminatoria contrapponendo norme apparentemente severe contro l’evasione a decisioni immediatamente operative che tolgono a chi ha meno, servizi e risorse. Se si voleva colpire gli evasori e i ricchi bastavano due norme: una patrimoniale vera con detrazioni e correzioni per chi può dimostrare di aver già pagato le tasse (vedi http://www.civicolab.it/?p=1418) e l’obbligo della tracciabilità per tutti i pagamenti sopra una soglia bassa (200-300 euro). Basterebbe anche voler utilizzare tutte le informazioni contenute nelle banche dati che già oggi sono a disposizione del fisco. Proclamando il carcere si getta fumo negli occhi perché basta non scoprirli gli evasori e nessuno finirà in galera.

Ma sta diventando decisiva un’altra questione: quella di chi ha in mano il potere.

Non è più tollerabile che lo gestisca una maggioranza di governo che ha fatto della difesa degli interessi personali di Berlusconi la sua vera e più importante ragion d’essere.

Fino a quando l’Italia potrà pagare il conto per i danni fatti da questa classe dirigente incapace, avida e disinteressata alle sorti del Paese?

Ecco come Curzio Maltese descrive l’ultimo degli scandali che sta investendo Berlusconi. Sono parole semplici che dovrebbero far riflettere e scuotere le coscienze.

“Lo scandalo è che il Presidente del Consiglio, per coprire le proprie miserie, non esiti a proporre una legge (quella sulle intercettazioni ndr) che equivale a un colpo mortale su decine e centinaia di indagini su mafia, camorra, ‘ndrangheta e traffici criminali d’ogni genere.

Non è normale un Paese dove un magistrato non può intercettare uno spacciatore, un latitante o un corrotto senza imbattersi , prima o poi, nell’inconfondibile voce del Presidente del Consiglio. Indaghi su Lavitola e spunta Berlusconi, insegui le piste di cocaina di Tarantini ed ecco il cavaliere, avvii un’inchiesta sui traffici di Lele Mora o sugli appalti Rai di Saccà e rieccolo. Che cosa dovrebbero fare i magistrati, tapparsi le orecchie, bruciare i nastri non appena riconoscono la voce, dimettersi? Non è colpa dei magistrati se il capo del governo passa ore e ore al telefono con faccendieri, galeotti e pregiudicati.”

Ecco in che situazione siamo mentre l’Italia si dibatte fra speculazioni e conseguenze di problemi mai affrontati in una crisi che minaccia il nostro tenore di vita e il futuro dei giovani. Tutti pagheremo di tasca nostra. Sarebbe arrivato il momento di cacciare un governo e un Presidente del Consiglio che ci disonora e che è indegno di occupare qualsiasi carica istituzionale in questo Paese. Sarebbe ora di avere un governo vero composto da gente seria e competente.

Claudio Lombardi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *