Ma la scuola non è un’azienda

il blog di claudio lombardiDifficile per qualunque governo intervenire sulla scuola. Bisognerebbe prima chiarire cosa deve fare la scuola pubblica, poi districare tutti nodi che sono stati creati nel corso degli anni, poi avere tutte le risorse di cui c’è bisogno. Comunque il governo ha detto che ci vuole provare a farlo. E’ partito con la consultazione di massa sul suo progetto chiamato “La buona scuola” e poi ha deciso di metterci un bel po’ di soldi. Bene, potrebbe essere un buon inizio e poi non si può prescindere dall’ascolto e dal coinvolgimento innanzitutto di chi nella scuola ci lavora e di chi della scuola ha bisogno per la sua formazione.

Rinviando la questione assunzioni al post precedente, c’è, però, un punto che proprio non si comprende ed è quello che ha suscitato la più ampia protesta dei docenti e del personale amministrativo. Si tratta dell’approccio aziendalistico all’autonomia scolastica che giunge ad attribuire al preside poteri manageriali.

Scegliere, valutare, premiare, sanzionare i docenti è un compito eccessivo per un dirigente scolastico che non ha in realtà un potere effettivo sul funzionamento dell’istituto che dirige. Eccessivo è anche che sia il preside a decidere l’offerta formativa dell’istituto che dirige. Prima di tutto la scuola deve garantire un livello di insegnamento omogeneo e i programmi ministeriali dovranno sempre avere la prevalenza sulle attività specifiche con le quali ogni scuola può integrare l’offerta formativa. I docenti a questo devono essere legati innanzitutto.

In una qualunque azienda l’imprenditore o il manager possono cambiare quello che vogliono. Nella scuola pubblica non funziona così e non deve funzionare così. Non si può fare a meno del coinvolgimento dei docenti e degli organi collegiali di cui fanno parte e i poteri del preside vanno rapportati a questo. Già oggi sono pagati male e sottoposti alle pressioni delle famiglie che, spesso, contestano le loro valutazioni. Vogliamo anche sottoporli al ricatto del dirigente di istituto?

La scuola ha bisogno di risorse adeguate e di tranquillità. Già se si riuscisse a svolgere i programmi previsti con qualche attività integrativa e con tutti gli strumenti didattici che servono, con tetti che non crollano, con i riscaldamenti che funzionano e le finestre che si chiudono sarebbe tanto. Lasciamo perdere “riforme epocali” e visioni aziendalistiche. La scuola è una comunità non un’azienda

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