Meglio più nidi che bonus bebè

La recente proposta di un bonus bebè di 80 euro (per le famiglie fino a 90mila euro di reddito cioè praticamente universale, secondo le ultime notizie ) ripropone il dibattito di quali politiche potrebbe sostenere il bassissimo tasso di partecipazione al lavoro femminile (47 per cento) e il bassissimo tasso di natalità (1,4 figli per donna).

La politica di sussidi monetari alla natalità ha effetti incerti e in genere poco significativi, mentre può avere effetti anche negativi alla partecipazione al lavoro. Lo dimostrano gli studi e le esperienze di molti paesi europei. Ci sono altre politiche che hanno dimostrato in altri paesi di poter sostenere i genitori negli anni in cui la nascita di un figlio fa aumentare i costi in modo sostanziale.

I dati 2014 dell’Osservatorio nazionale Federconsumatori che ha aggiornato il monitoraggio sulla spesa per mantenere un bambino nei primi 12 mesi di vita indicano cifre ancora in aumento rispetto agli anni precedenti In altri paesi vicini a noi la genitorialità è stata sostenuta con un mix di interventi (nidi, congedi genitoriali, sgravi fiscali) che hanno fatto crescere sia occupazione sia fecondità.

Anche in Germania (dove si è seguito l’esempio di Francia, Danimarca e altri paesi europei) è stata approvata una riforma che assicura un posto al nido pubblico per ogni nuovo nato. In Italia, solo il 17 per cento frequenta il nido mentre sempre più ricerche dimostrano che l’accesso ai nidi pubblici (di qualità e con costi accessibili) può fare bene anche ai bambini, alla loro socializzazione e alla loro capacità di apprendimento soprattutto tra le famiglie a basso reddito.

I bebè non sono certo tutti uguali ma tutti cresceranno meglio se si faranno investimenti di lungo periodo.

Tratto da www.lavoce.info

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