Meno Stato, i servizi ai privati = meno spesa pubblica? (di Guido Grossi)

Ridurre la presenza dello Stato? Schiariamoci le idee. Se chiediamo ai cittadini: “vuoi che il peso dello stato venga ridotto?” immagino che una schiacciante maggioranza voti per il sì. Ne abbiamo le scatole piene di pagare oltre il 50% del nostro reddito a stato ed enti locali.

Proviamo, però, a modificare la domanda: “vuoi rinunciare ai servizi pubblici, alla scuola pubblica, all’acqua pubblica, alla sanità pubblica, alla giustizia pubblica alla sicurezza pubblica?” Sinceramente, credo che la proporzione fra si e no si inverta immediatamente.
C’è una grande incoerenza fra le due risposte. Perché?

Un modo abbastanza perverso e vigliacco di presentare le cose è quello di fermarsi alla prima domanda. Ed è esattamente il modo che ci propina il sistema informativo ufficiale. Lo Stato spende troppo.. bisogna tagliare.. bisogna privatizzare. (ce lo dice anche il Governo.. ce lo dice l’Europa.. ce lo dice la BCE.. ce lo dicono i mercati !). Naturalmente non viene detto, ma si lascia intendere che i privati sono più bravi e più efficienti nel gestire i servizi.

Cominciamo con il rilevare una cosa: i mercati (e chi rappresenta i loro interessi) hanno un grosso conflitto di interessi nel fare questa affermazione. Sanno che la gestione privatizzata dei servizi pubblici porta affari molto lucrosi per chi li gestisce.

Rileviamo anche una coincidenza: i politici che dovrebbero controllare l’efficienza della gestione nei servizi pubblici sono gli stessi che possono decidere di dare il servizio in gestione ad aziende private. Magari aziende private amiche. Magari aziende private nelle quali hanno un interesse personale. Ancora, conflitto di interessi: molti politici hanno un interesse oggettivo a far funzionare male i servizi pubblici.

Seconda questione: l’affidamento a privati dei servizi fa risparmiare. Ora, che la gestione privata dei servizi pubblici comporti per i cittadini un taglio dei costi è falso, un falso vero e proprio. Perché? I privati non sono mica scemi che lavorano gratis per il bene comune. Lavorano per un profitto. E non ci può essere alcun dubbio su un fatto: se devono scegliere fra un maggior profitto ed una minor qualità del servizio offerto, o viceversa scelgono il maggior profitto che rimane il loro principio guida.

In soldoni: se mi riducono le tasse di 100 euro perché un servizio viene passato ad un privato, e quel privato mi fa pagare per un anno 95 e per quelli successivi 105, 110 e via crescendo non mi hanno forse preso per fesso? Stesso discorso se il privato tiene i prezzi bassi perché è sussidiato dal soggetto pubblico responsabile del servizio (comune, regione, ente governativo ecc). Quello che non arriva dalle tariffe, arriva dai fondi pubblici cioè dalle tasse pagate dai cittadini.

Torniamo allora alle risposte incoerenti alle due domande. Prima di accettare acriticamente il postulato con il quale i mercati, la BCE, i politici corrotti vogliono convincerci (o costringerci) a privatizzare il più possibile, proviamo a porre una terza domanda:
“è possibile alzare la qualità del servizio pubblico spendendo meno?”

Ecco, io credo che il vero desiderio dei cittadini italiani, in realtà, sia proprio questo: avere dei servizi pubblici di buona qualità ad un prezzo accettabile. E’ un’utopia? Sicuramente sì, se aspettiamo che i nostri rappresentanti cambino miracolosamente registro, o che l’uomo della provvidenza venga a salvarci. Sicuramente no, se la smettiamo di lamentarci e cominciamo ad assumerci le nostre responsabilità.

Come? alziamo il culo (scusate il linguaggio, ma è più diretto così), ci associamo ad altri cittadini, ci presentiamo al sindaco, e cominciamo a mettere il nostro naso nella gestione dei servizi pubblici. Non c’è assolutamente bisogno di lauree ed esperienza. Il buon senso di chi è capace di gestire gli affari di casa propria è più che sufficiente ad individuare soluzioni migliori di quelle che mercati interessati e politici corrotti hanno individuato nell’interesse di pochi e non della collettività.

Ultima considerazione: i servizi pubblici efficienti ed efficaci (non è la stessa cosa perché un conto è far funzionare bene una macchina che non raggiunge risultati e un altro è raggiungere risultati efficaci con una macchina che marcia bene senza sprechi) non sono un affare che riguarda solo i cittadini. Non sono, cioè, un benefit come l’auto di servizio o il cellulare o il pc dati ai dirigenti o ai manager. Sono, insieme, il tessuto nervoso, venoso e osseo di una società perché senza i servizi niente funziona come dovrebbe: non la mobilità che precipita nel caos, non la distribuzione di acqua, energia e gas, non l’assistenza sanitaria, non la costruzione e manutenzione delle strade, non l’istruzione ecc ecc. I servizi corrispondono, quindi, ad un interesse generale primario e non vi si può rinunciare; sono anche un investimento perché se funzionano loro ci sono le condizioni perché funzionino bene tutte le attività sociali.

Sarebbe l’ora, quindi, di smettere di parlare dei servizi come un peso per le finanze pubbliche. Un peso sono la corruzione e gli sprechi o un sistema politico che dispone di uno strapotere cui non corrisponde la capacità di governare. Ma anche in questi casi i cittadini dovrebbero alzare il culo (ancora scusate il linguaggio, ma ci vuole), associarsi e darsi da fare per raddrizzare la situazione. Sempre che lo vogliano ovviamente.

Guido Grossi

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