Miti illusioni realtà

ritorno alla liraTorniamo alla lira, la svalutiamo come vogliamo e diventiamo competitivi sui mercati così si creerà più lavoro.

Facile no? Basta crederci e se poi va male si può sempre trovare qualche speculatore cui dare la colpa. Chi ci crede fa finta di poter tornare agli anni ’60 quando la Cina d’Europa era qui in Italia e milioni di lavoratori producevano merci ad alta componente di lavoro con salari di fame e senza diritti. Oggi quelle produzioni sono tutte spostate ad oriente con costi di produzione ed economie di scala inarrivabili per noi. Tornare ad una nuova lira per poi svalutarla significherebbe una drastica riduzione dei salari dei lavoratori e dei risparmi di decine di milioni di italiani. Ma si recupererebbe in poco tempo? Falso perchè i prodotti importati costerebbero di più e così il credito sui mercati internazionali e, quindi, quello interno.
Ma nel passato stavamo meglio e abbiamo avuto periodi di boom economico e poi potremmo sempre stampare tutta la moneta che vogliamo. Vero, ma la nostra moneta sarebbe carta straccia se non fosse sostenuta da una forte economia. L’Italia del boom economico stava in un mondo diverso che non esiste più. L’Italia di oggi ha un calo di produttività che dura da vent’anni, ha perso interi settori nei quali era all’avanguardia dalla meccanica alla chimica. Come si presenterebbe nella competizione internazionale? Vogliamo scatenare una guerra commerciale contro la Cina, l’India e l’intero Oriente? La verità è che senza Unione europea Francia, Spagna, Germania ecc ecc sarebbero i primi nostri acerrimi concorrenti. Se l’Europa è mal gestita va cambiata la gestione non distrutta l’Europa.

lavoro precarioIl lavoro è un diritto tutelato dalla Costituzione

Basta leggere la Costituzione per capire che il riconoscimento del diritto al lavoro si traduce in promozione delle condizioni che rendano effettivo il diritto cioè in politiche pubbliche che favoriscano l’occupazione. Ma non sta scritto da nessuna parte che lo stato possa imporre ai privati di dare lavoro. L’interminabile discussione sui contratti di lavoro rischia, infatti, di nascondere la semplice verità che nessuna legge può obbligare qualcuno a dare lavoro nè a mantenere un rapporto di lavoro che non serve più. Sarebbe meglio, quindi, spostare il discorso sulle condizioni per creare lavoro e per tutelare i lavoratori magari abbandonando l’idea che i contributi pubblici possano fare miracoli. Decenni di uso del denaro pubblico distorto dai favoritismi e guidato dalle pressioni corporative dovrebbero essere sufficienti. Per tanti anni un fiume di denaro pubblico è andato a sostenere attività impreditoriali che, forse, non se lo meritavano ed ha aiutato a mantenere in attività imprese che dovevano essere chiuse. Insomma la ricchezza era privata e i debiti pubblici. Oggi tutto ciò non deve più essere possibile e la creazione di un sussidio di disoccupazione generale che sostituisca alcuni degli attuali ammortizzatori sociali (che nascondono la realtà di aziende finite) è la cosa più sensata che si possa fare. Lo sarebbe anche chiudere la storia dei finanziamenti pubblici alle imprese hanno senso se aiutano le start up e non se tengono in vita aziende in fin di vita o per scopi politici. I 4 miliardi buttati per mantenere italiana Alitalia dovrebbero pur insegnare qualcosa…..

Ha senso intervenire sui contratti a tempo determinato per renderli più costosi di quelli stabili semplicemente perchè l’incertezza e la temporaneità si devono pagare. Ma finchè si discute solo di contratti non si va lontano. Ciò che si può fare di più va oltre e sta in primo luogo nel creare le condizioni che rendano più facile offrire lavoro eliminando innanzitutto quelle inefficienze di sistema che penalizzano l’Italia nel confronto internazionale (giustizia civile, infrastrutture, servizi, burocrazia, criminalità organizzata). D’altra parte basta girare un pò in Europa per rendersi conto del divario che c’è tra noi ed altri e che è fatto innanzitutto di un approccio culturale diverso che chiama in causa milioni di cittadini e non solo chi sta al vertice.
Far finta che non sia così significa cullarsi in un’ulteriore illusione e nel mito che i responsabili del declino siano sempre altri e non anche noi stessi.

spesa pubblicaBasta aumentare la spesa pubblica e l’economia andrà meglio.

Falso, la spesa pubblica può creare sviluppo su grandi progetti come l’elettrificazione, le autostrade, i collegamenti ferroviari oppure indirettamente attraverso i servizi che hanno effetti di sistema (istruzione, sanità, welfare), ma pensare che la distribuzione di soldi a pioggia possa aumentare la ricchezza è un tragico equivoco che nasconde clientelismo, sprechi, corruzione, puri e semplici interessi corporativi. Per capirlo basta aprire i giornali che ogni settimana ci mostrano un caso di cattivo uso del potere e della spesa pubblica. Pensiamo che si possa tornare a ripetere il passato senza cambiare nulla? Non si può e chi lo pensa sta imboccando un vicolo cieco. Meglio capirlo prima che dopo

 

Claudio Lombardi

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