Nazionalpopulismo contro democrazia/1

Pubblichiamo la prima parte della conferenza di Claudio Martelli “La resistibile ascesa del nazionalpopulismo” tenuta a Milano il 20 giugno.

Uno sguardo sul mondo: crisi e insicurezza

La democrazia liberale è in ritirata in tutto il mondo. La lunga fase in cui un numero sempre più grande di nazioni si dava costituzioni e istituzioni democratiche, si esercitava in libere elezioni e costruiva uno stato di diritto sembra esaurita. Peggio, nazioni che avevano intrapreso quella strada rallentano o addirittura invertono quel percorso e scelgono o subiscono ritorni autoritari.

E’ il caso di una nazione come la Turchia di Erdogan ieri sulla soglia dell’Europa e che dal tentato golpe del 2016 ha tratto la giustificazione per un’impressionante repressione della vita democratica, dei diritti civili, della libertà di espressione e d’informazione.

E’ il caso della Russia di Putin. La più grande di tutte le nazioni è diventata esempio di quella specie di crasi tra democrazia e dittatura battezzata “democratura”. Tuttora alle prese con serissimi problemi di arretratezza economica (il Pil russo è inferiore a quello italiano eppure la Russia – seconda potenza militare del pianeta – è trenta volte più estesa dell’Italia), Putin ha riconquistato con la forza molte delle posizioni perdute dopo la caduta dell’impero sovietico. Nessuno minaccia il Cremlino eppure le libertà economiche sono garantite solo agli oligarchi fedeli al regime, gli oppositori sono in libertà condizionata, l’informazione è di regime o viene spenta, i diritti individuali e le minoranze sono sottoposti agli arbitri della polizia.

Interi continenti sono tuttora sottoposti a regimi totalitari, dittature militari, teocrazie. La Cina, la più popolosa di tutte le nazioni, ha segnato uno spettacolare avanzamento economico e tecnologico attraverso l’impensabile connubio tra il ferreo controllo del Partito comunista sullo stato e un sistema produttivo turbo-capitalistico incurante dei diritti dei lavoratori e dell’ambiente. Per non dire delle libertà politiche e civili: la vigilanza è così occhiuta da profittare delle più moderne tecnologie per estendersi anche alla vita privata dei cittadini.

L’India, la più popolosa delle democrazie, conosce anch’essa insieme a un impetuoso sviluppo economico una fase di preoccupante restringimento delle libertà religiose e civili a scapito di mussulmani e cristiani.

Nel mondo mussulmano, con pochissime eccezioni, dopo gli abbagli e le illusioni delle primavere arabe siamo tornati alle dittature tradizionali militari e non, siano esse l’unica alternativa disponibile al caos dell’islamismo radicale e terrorista o complici dei suoi misfatti.

Ma c’è un altro aspetto che ci inquieta più di ogni altro. La crisi della democrazia è così vasta e profonda da aver intaccato e contagiato persino le nazioni che l’hanno reinventata e praticata nell’epoca moderna. La realtà e i valori di quella comunità di stati che erano propri dell’occidente sono contestati, erosi, persino derisi.

La crisi della democrazia coincide con la crisi dell’occidente, la crisi dei valori coincide con una perdita d’influenza e di potenza e con una divisione impressionante dell’occidente. L’Unione europea è stata ferita dalla scelta del popolo britannico di abbandonarla. Il popolo americano ha eletto un presidente – a parte ogni altra considerazione – ostile all’Europa, determinato a farle pagare le spese della difesa e a correggere coi dazi e il protezionismo il vantaggio commerciale dell’Unione. Presidente da solo due anni, Trump ha già fatto saltare molti accordi transnazionali, ha stracciato trattati, ha sabotato il vertice dei capi di stato occidentali. La sua furia mira a sprigionare tutta la forza di un’America libera da vincoli, legami, obblighi internazionali. E’ questo quello che significa America first: un gigante anarchico che discute solo a tu per tu agitando la clava.

L’Europa che ha costruito la sua unità all’ombra di un’America protettiva verso i suoi alleati è spaesata, smarrita. Le parole di Angela Merkel sulle scelte di Trump – “L’Europa deve scegliere il suo destino” – sono un invito pressante alla riflessione e al coraggio ma anche la mesta presa d’atto di una rottura storica dalle conseguenze incalcolabili.

Cosa ha reso possibile questa deriva?”

Fine prima parte/segue

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