Nazionalpopulismo contro democrazia/3

Pubblichiamo la terza parte della conferenza di Claudio Martelli “La resistibile ascesa del nazionalpopulismo” tenuta a Milano il 20 giugno.

Cos’è il nazionalpopulismo

“Prima di passare ad analizzare le cause della sua espansione penso sia utile qualche chiarimento sulla definizione di nazionalpopulismo.

Innanzitutto: la congiunzione dei due termini è appropriata? Cosa c’è di comune tra casi così diversi come quelli citati che giustifichi il definirli con lo stesso appellativo? Last but not least: si tratta di qualcosa di nuovo, di veramente mai visto prima? Vediamo.

La sintesi di populismo e nazionalismo era implicita nel fascismo mussoliniano e divenne esplicita nel nazismo cioè nel nazionalsocialismo hitleriano. Può essere considerata un precedente? Magari un lontano parente? O si tratta di un abuso linguistico fuorviante?

Qualcuno (Mario Rodriguez ma non solo) raccomanda alla sinistra di oggi di non cadere nell’errore di sfoderare il tradizionale armamentario della sinistra che per rafforzare le sue polemiche chiama fascisti i suoi avversari. Giusta raccomandazione. Come insegnavano i gesuiti nelle loro scuole, distingue frequenter, bisogna distinguere spesso, anche e soprattutto per non ripetere i disastrosi errori del passato.

Cominciamo dalle differenze. Bisogna subito dire che, al di fuori dei casi asiatici e sudamericani, là dove i populisti hanno vinto o dove sono forti, non c’è stato ricorso alla violenza organizzata, non ci sono milizie armate, assassinii di leader dell’opposizione, assalti a sedi istituzionali o di partiti avversari, incendi, spedizioni punitive.

Del resto, non siamo, come negli anni Venti, appena usciti da una guerra mondiale, non sembra che si stiano preparando guerre civili né che sia divampato un devastante incendio sociale.

Nondimeno è innegabile che la crisi economica di questi anni, per tante analogie paragonata a quella degli anni Venti, ha avuto conseguenze anche più gravi di allora.

Per parlare della sola Italia il crollo di cinque punti del Pil nel solo 2009 è stato pagato con decine di migliaia di negozi e di fabbriche chiuse, con più di un milione di persone che hanno perso il lavoro, con la drastica contrazione dei redditi e del tenore di vita della classe media. Certo quel momento è stato superato, l’Italia è tornata a crescere economicamente ma è ancora bloccata socialmente.

Il tentativo cui oggi assistiamo di unire i due poli del nazionalismo e del populismo è nato in questo contesto di crisi e di impoverimento che a partire dagli Stati Uniti è dilagato in Europa e altrove. In un contesto analogo anche le reazioni politiche in alcuni paesi mostrano – rispetto agli anni Venti – insieme – lo ripeto – alla differenza fondamentale della non violenza, anche diverse analogie.

Per essere più precisi: finora la violenza praticata dalle formazioni nazionalpopuliste è stata politica, incivile ma verbale. Ci sono state campagne di inaudita violenza condite di accuse e di insulti infamanti soprattutto verso gli avversari politici ma solo singoli episodi di intimidazione a giornali, tv, organizzazioni non governative, esponenti politici.

Tuttavia si è visto molte volte nella storia quanto sia breve il passaggio dalla violenza verbale a quella fisica e quante predicazioni di odio siano sfociate in un clima di intimidazioni e poi in aperte aggressioni.

Veniamo ora a un aspetto più squisitamente politico della condizione attuale.”

Fine terza parte/segue

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