Nelle scuole i nuovi cittadini attivi: intervista agli studenti (di Claudio Lombardi)

Oggi, 22 dicembre, il liceo Tacito a Roma è in festa. Gruppi di studenti girano per i corridoi con cappellini da Babbo Natale e in molte classi a girare sono le torte e i vassoi di dolci. L’atmosfera è allegra e vivace così come quella delle manifestazioni che si stanno svolgendo in varie parti della città. È l’occasione giusta per fare il punto della situazione con alcuni degli studenti che hanno organizzato occupazioni e manifestazioni in quest’anno scolastico.

Andrea, Mara e Viola sono tutti all’ultimo anno e si prestano volentieri alla chiacchierata per Civicolab. Ciò che colpisce subito è la serenità e la serietà che trasmettono con i volti, le voci, le parole. Nessuna traccia di rabbia esplosiva e vendicativa; nessun vittimismo giustificatorio.

Si parte dalle notizie su ciò che è accaduto proprio in questi giorni al liceo Caetani nel quale l’occupazione si è conclusa con la distruzione della scuola. Centinaia di migliaia di euro di danni è la valutazione provvisoria che è stata fatta dalla Presidenza e dai funzionari della Provincia. La descrizione di ciò che si poteva vedere alla riapertura dell’istituto la si può leggere nella testimonianza di Amelia Cosentino che è pubblicata su questo sito.

Mara dice che lo si poteva prevedere che sarebbe andata a finire così perché in quell’occupazione sono mancati elementi essenziali che, invece, sono stati presenti nell’esperienza del Tacito e di altri istituti romani.

Andrea li riassume in: informazione, preparazione, organizzazione, partecipazione. Questi sono i requisiti che hanno permesso di condurre occupazioni che lasciassero agli studenti e alla scuola qualcosa in più e non qualcosa in meno. Andrea lo sottolinea più volte: l’occupazione dà, non toglie; è un passo avanti, arricchisce, non distrugge. E, infatti, ricorda che l’iniziativa per la quale gli studenti del Tacito sono finiti sui giornali – la verniciatura delle aule – si è svolta durante l’occupazione, ma era, in realtà, già iniziata nei mesi precedenti a testimonianza di una chiarezza di idee e di una determinazione che stupisce. E non si sono limitati a vivere l’occupazione dentro la scuola: sono andati in giro per il quartiere ad illustrare la loro iniziativa e a chiedere il sostegno per le attività che intendevano svolgere, verniciatura e ripulitura dei locali  in primo luogo.

Come ci sono riusciti? Lo spiega Mara spiegando che durante l’occupazione del Tacito si era creata una unione degli studenti di tutte le età ed era forte il controllo reciproco sulle azioni così come era molto organizzato il lavoro suddiviso per settori che erano affidati a chi aveva le competenze migliori.

L’esempio del Tacito non è poi rimasto isolato ed è stato seguito da altri istituti romani nei quali gli studenti (ma anche qualche professore) hanno eseguito piccoli lavori di manutenzione delle aule proprio durante le occupazioni.

Accanto a queste iniziative ci sono stati dibattiti, proiezioni di filmati e gruppi di studio. La partecipazione effettiva al complesso di tali attività ha raggiunto una media di 300 presenze giornaliere fra gli studenti.

Per completare il quadro Viola ricorda che l’occupazione è stata concepita fin dall’inizio dagli organizzatori come un progetto condiviso con i docenti che hanno risposto, però, in pochi. Passando al tema del giorno, la riforma Gelmini, Viola evidenzia le contraddizioni che si sono registrate fin dall’inizio fra i principi che venivano proclamati e la loro traduzione in norme e in atti politici. In particolare, non si comprende perché si parli di voler perseguire la meritocrazia aumentando, però, le risorse o, comunque, il favore per le scuole private mentre si praticano i tagli per la scuola pubblica.

In realtà più che di riforma Gelmini bisognerebbe parlare di manovra Tremonti perché l’invocazione dei tagli alle spese ha preso il sopravvento, di fatto, sulle altre norme di riordino limitandone la portata o svuotandole di contenuto.

Il tema cruciale è quello della sopravvivenza della scuola pubblica ed è Viola studentessa diciottenne a citare il discorso di Calamandrei in difesa della scuola pubblica che risale al 1950 (pubblicato nella sezione Scuola di civicolab ndr), e che secondo lei, mantiene tutta la sua validità anche oggi perché ancora c’è bisogno di affermare che il perno di ogni politica per l’istruzione è il rafforzamento della scuola pubblica.

Secondo Andrea ciò che accade è che non si riforma veramente, ma si taglia per spostare i soldi in altre direzioni. O, meglio, la riforma è la veste esteriore di un cambiamento che non è quello dichiarato bensì quello implicito del depotenziamento della scuola. Quando si tolgono 8 miliardi di euro in tre anni alla scuola, infatti, ciò assume un senso molto chiaro specie se si considera che i soldi per i caccia militari, invece, si trovano e non sembra proprio che quelle siano esattamente spese di investimento per qualcosa che fa del bene a tutti.

Per Viola dovrebbe essere evidente che investire sulla scuola significa investire sulla classe dirigente del futuro, sulla crescita del Paese e persino su quella del famoso PIL a cui sembra tutti tengano molto. In definitiva parte dall’istruzione la competitività dell’Italia, ma questo non sembra convincere il nostro Governo. Fra gli effetti benefici della scuola pubblica ve n’è uno, poi, che specialmente al nostro Mezzogiorno farebbe un gran bene ed è il contrasto alla microcriminalità che si alimenta di ragazzi che vivono in strada e che non hanno gli strumenti culturali per comprendere se’ stessi e il mondo.

“Voi ci togliete il futuro” è stata la parola d’ordine che ha unificato la ribellione degli studenti in tutta l’Italia. Per Andrea il futuro è qualcosa di concreto che lui intravede fin da oggi. Vuole fare Scienze politiche all’Università e sa che, per questo, dovrà farsi sostenere dai suoi genitori, ma se pensa a quando dovrà cercare un lavoro non sa immaginare, oggi, cosa potrà fare. Se guarda a chi lo ha preceduto e si trova con una laurea in tasca e offerte di lavoro scandalose (contratti di 1 mese o anche 2 settimane per finti lavori a progetto) non vede un futuro. Dicono che vogliono i giovani e poi queste sono le offerte di lavoro, afferma sconsolato.

Viola è incerta sulla facoltà da scegliere. Vorrebbe prendere Lettere o Architettura, ma il problema del lavoro sovrasta tutto perché con le facoltà umanistiche è difficile trovarlo. Eppure siamo in Italia e il patrimonio artistico e culturale sarebbe un settore su cui investire.

Andrea si domanda come si farà a pagare le pensioni di chi va in pensione adesso se il lavoro è così difficile da trovare e così malpagato perché è noto che le pensioni sono pagte con i contributi di chi lavora. E come farà lui stesso e quelli della sua età a contare su una pensione decente in futuro? Il ministro Sacconi ha dichiarato che i giovani devono scegliere l’indirizzo degli studi in base alle richieste del mercato del lavoro. Già, nota Andrea, peccato che nessuno sa cosa richiederà il mercato dopo i 4-6 anni dei corsi universitari e può trarre in inganno seguire alla lettera il consiglio del ministro.

Viola si è preoccupata di dare un seguito all’occupazione e ha promosso una richiesta collettiva di istituire un’ora aggiuntiva di educazione civica perché la Costituzione bisogna conoscerla e studiarla e dobbiamo imparare a fare i cittadini fin dalla scuola. La richiesta è passata e adesso c’è un’ora in più di lezione.

La nostra chiacchierata si sta concludendo, ma Andrea desidera precisare ancora che qualunque sia il Governo in carica le richieste degli studenti non cambieranno: libertà, informazione, scuola pubblica. La politica ci interessa, afferma, perché condiziona le vite di tutti, ma non ci riguarda lo scontro fra i partiti, per questo non faremo distinzioni nelle nostre richieste in base ai partiti che saranno al governo. E però bisogna fare di più perché i giovani abbiano la consapevolezza delle scelte che vengono fatte, siano informati e sappiano intervenire facendo pesare il loro punto di vista.

L’incontro si conclude e si fa più forte la sensazione che questi giovani siano la vera ricchezza di questo Paese, che vadano ascoltati e coinvolti non solo perché così è giusto in democrazia, non solo perché anche loro sono cittadini attivi, ma anche perché sono saggi e lungimiranti ben sapendo che incideranno completamente sulle loro vite le scelte compiute adesso da chi è al potere e guarda al futuro, probabilmente, solo per capire chi vincerà alle prossime elezioni.

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