Netflix, la Tv on demand e la riforma Rai

tv on demand

Da ottobre gli italiani avranno a disposizione un’altra Tv on demand, Netflix. Con 8 euro al mese potranno attingere all’intero archivio di film e serie televisive. Netflix non è però l’unico fornitore di contenuti per l’intrattenimento utilizzabili su qualsiasi supporto multimediale. Tutti i nostri schermi possono già riempirsi di Tim vision, Mediaset Infinity, Sky on demand, Google play, Apple Tv, Play Station video, Xbox video, Chili Tv, Wuaki Tv cui dobbiamo aggiungere i canali Tv digitali e satellitari che ripropongono H24 film e telefilm. E oltre agli schermi anche i nostri spazi mentali possono riempirsi di realtà virtuale fino all’indigestione.

Già oggi i videogiochi deliziano milioni di persone che vi dedicano buona parte del loro tempo libero. E non sono solo ragazzi e ragazze. Basta fare un giro in una qualsiasi metropolitana per vedere persone di tutte le età impegnate in giochini multicolori sui loro smartphone.

videogiochiQualche problema con l’intrattenimento video? No, anzi, cercare di rilassarsi è importante e poi i film sono la principale forma d’arte contemporanea, un’arte che ne riunisce tante in un unico prodotto.

La domanda che ci si può fare è però un’altra: che fine farà la Tv che fa informazione e approfondimento giornalistico? Presi da tanti piacevoli passatempo gli italiani avranno ancora voglia di mettersi di fronte ad uno schermo per sentire le ultime notizie e i relativi commenti?

Sicuramente sì anche perché i talk basati sul confronto tra esponenti politici, del giornalismo ed esperti vari si sono diffusi a macchia d’olio nei principali canali Tv. Vuol dire che il pubblico non manca. Bene.

Il problema però è che l’informazione e l’approfondimento non sono un optional per passare il tempo né una creazione artistica, ma un’esigenza sociale cui non si può rinunciare. Sì, certo, c’è anche internet. Ma la rete è talmente vasta ed accessibile a chiunque che non c’è nemmeno una minima garanzia di affidabilità: se una notizia la da il Tg ci sono giornalisti con nome e cognome che se ne assumono la responsabilità ed operano dentro strutture che hanno anch’esse un nome, un cognome e sedi ben conosciute; ma se la notizia gira in rete chi se ne assume la responsabilità? E noi su che basi possiamo regolarci se non abbiamo le giuste informazioni?

televisione e informazioneNo, sembra proprio che non possiamo fare a meno di un servizio di base che ci assicuri informazione ed approfondimento. Un servizio così lo forniscono tutte le principali reti Tv. Oggi. E se domani volessero smettere? Bisognerebbe che ci fosse un servizio pubblico che non smette mai e che non può fallire. Un po’ come gli ospedali. Già, ma noi siamo fortunati perché questo servizio esiste e si chiama Rai.

In questi giorni si discute in Parlamento di come riformare la Tv servizio pubblico cioè la riforma della Rai. La cosa ci riguarda. Anche se ci piace giocare alla Play Station o se siamo interessati solo ai film e ai serial. Perché in qualunque momento possiamo cambiare canale o schermo e decidere di sapere che è successo qui o là e che implicazioni può avere per la nostra vita, per la nostra società.

La Rai non è solo un’azienda, né è intercambiabile con qualsiasi Tv on demand perché fa un lavoro che serve a tutti noi e che, prima o poi, ci tornerà utile. La Rai non è un’azienda del governo e non è nemmeno dei partiti, non deve esserlo perché siamo tutte brave persone, ma troppo potere può dare alla testa. Come infatti è già accaduto per anni. Oggi c’è la possibilità che il servizio pubblico sia rilanciato e sia messo sotto il controllo di tutti quelli cui si rivolge cioè dei propri utenti. La legge che sarà approvata dalle Camere tra poche settimane dovrà dire questo: se la Tv dovrà continuare ad essere lo specchio dei partiti e del governo o se potrà essere lo specchio della società.

Speriamo prendano la decisione giusta perché non ci piace un futuro in cui staremo a giocare con una Tv on demand saltando da un film all’altro, ma le notizie ce le racconterà un rappresentante del governo

Claudio Lombardi

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