Neve a Roma: scagionato Alemanno, la colpa è di Giove (di Alessandro Cossu)

La classe dirigente e lo stile. Sembra un titolo degno di Piero Ottone, ma non ne ha assolutamente l’intenzione, anche solo per mie ragioni anagrafiche. E lo stile non è acqua, bensì sostanza perché rivela anche ciò che non si vorrebbe ammettere. In questi giorni Alemanno, valoroso Sindaco di Roma, ha esibito uno stile vivace, iracondo, reattivo come se avesse condotto una battaglia vittoriosa benché impervia a favore dei cittadini vittime delle avversità della natura. Essendo lui il massimo responsabile della città dovremmo esserne contenti. Eppure lo stile esibito in questo caso non ci piace e non ci convince e rivela una grande fragilità e un’incapacità di dominare le situazioni complesse che possono capitare nel governo di una capitale che ha milioni di abitanti. Insomma lo stile di chi urla di essere classe dirigente, ma non ne è all’altezza.

Esattamente come capita sempre più spesso bisogna ch’io parli del disagio (o mal di pancia) che, oramai, provo senza sosta per i comportamenti a dir poco indecorosi della stragrande maggioranza di quelli che una volta si chiamavano “i rappresentanti del popolo”, politici semplici o anche con responsabilità di governo, nazionale o locale che sia. Comportamenti che oggi, a confronto con l’ostentato aplomb e con lo stile sobrio del premier, stridono ancora di più.

Per spiegarmi meglio, voglio partire dagli ultimi episodi “alemanniaci” nella città di Roma, in particolare da quanto avvenuto nella Capitale in vista dell’annunciata nevicata del week end del 4-5 febbraio. Sono così emblematici dello stile e della sostanza di una parte della classe dirigente che meritano una breve disamina.

Si parte dalla magnifica invenzione della “chiusapertura” delle scuole inaugurata con il venerdì precedente. Avete letto bene, la “chiusapertura” è una nuova parola del vocabolario “alemanneo” e sta ad indicare una strana attività: le scuole chiuse (alle attività didattiche) ma aperte. Mi sono chiesto: aperte ma per fare che? Niente lezioni, docenti che non avevano la certezza di esserci, genitori che, una volta accompagnati i figli a scuola, hanno dovuto passare la giornata sul chi va là, in attesa di una chiamata dagli istituti che avrebbero potuto annunciare la chiusura totale.

E, mentre lo show andava avanti, a ora di pranzo quella cattivona della neve ha deciso di scendere copiosa sulla città. I risultati immediati sono balzati subito evidenti agli occhi di tutti: assoluta impreparazione della macchina amministrativa capitolina a dare adeguate (o anche minime) risposte ad una situazione che non era di emergenza sia perché annunciata con molto anticipo, sia perché non era caduto, venerdi 3 febbraio, un metro di neve. Eppure gli autobus erano in giro senza catene e dalle 14 circa in poi, li potevate osservare fermi lungo molte vie cittadine come vecchi dinosauri in attesa dell’avvento della glaciazione.

Il traffico cittadino impazzito, anche perché la polizia municipale si era quasi tutta dileguata riuscendo a ripararsi nei propri uffici. Altri mezzi del trasporto pubblico a singhiozzo, nella migliore delle ipotesi, se non , addirittura bloccati come è stato il caso delle ferrovie metropolitane. Insomma, proprio il contrario dell’immagine di una capitale europea del XXI secolo.

Bene, cosa decide di fare il Sindaco, di fronte a questa evidente débacle? Decide di adottare la strategia di “crisis management communication” più vecchia del mondo: individuare qualcuno su cui scaricare tutte le responsabilità. Che si attua anche, secondo le nuove mode, presentandosi in TV con un bel maglione di pile, o facendosi fotografare con in mano la vanga e il sale (peccato che fosse quello alimentare e non quello che serviva).

Questa volta la freccia delle responsabilità si è fermata sul capo della Protezione Civile,  Gabrielli il cui aiuto era stato fermamente rifiutato da Alemanno deciso a fare da solo. Nulla di nuovo perché in questi mesi pochi sono quelli sfuggiti a questa strategia, dal Viminale (se Roma è violenta è colpa delle poche forze dell’ordine…) a molti altri. E infatti i problemi di Roma si sono costantemente aggravati.

Però, alla lunga, questa strategia servirà a qualche cosa? A mio parere, al massimo a galleggiare sino alle prossime elezioni, di certo non a servire i cittadini. Ecco, era proprio il punto a cui volevo arrivare: lo spirito di servizio a cui sembra che molti non riescano proprio ad ispirarsi.

Credo che, di fronte ad una débacle enorme per la Capitale, il Sindaco avrebbe fatto meglio a mostrare un minimo di senso dello Stato: invece di aprire inutili guerre tra organi istituzionali, era meglio chiedere scusa ai cittadini romani per i disagi, e poi, eventualmente, ad emergenza finita, avventurarsi in una disamina delle responsabilità. Di certo però, non per liberarsi dalle proprie, ma per spiegare i limiti di una operazione il cui fallimento era visibile sin dalle prime ore. O per urlare dai vari palchi televisivi, sbracciandosi ed ergendosi a estremo difensore dei propri cittadini.

Intanto, io sono qui in attesa delle piogge di fine inverno e inizio primavera: quando il Tevere inizierà a gonfiarsi di acqua e con lui le polemiche, di certo il nostro sindaco ci aiuterà meglio di Nero Wolf a scoprire il colpevole. Chissà se questa volta saranno gli dei dell’Olimpo i responsabili. Se troveremo traccia di un fulmine i dubbi saranno subito fugati: è tutta colpa di Giove.

Alessandro Cossu

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