No Tav: diritto di manifestazione o diritto di guerriglia?

Che c’entra il diritto di manifestare il proprio pensiero con l’organizzazione degli scontri con la polizia?

Di filmati di scontri con la polizia ne esistono a centinaia quindi possiamo farci un’idea dei fatti tanto per non farci commuovere dalle proteste di quelli che hanno il compito di giustificare le violenze. Vogliamo dire una cosa chiara? Quando si organizzano manifestazioni secondo schemi di tipo militare e ci si organizza per scontrarsi con la polizia ci si pone fuori dalla legalità. E la libertà di manifestare è un puro pretesto.

La sentenza di Torino che condanna 47 persone per violenza a pubblico ufficiale e danneggiamento in relazione agli scontri dell’estate 2011 in Val di Susa durante i quali rimasero feriti 180 agenti di polizia è stata l’occasione per la solita sceneggiata: prima si organizzano gli scontri, poi ci si lamenta delle conseguenze. Dove sta l’ingiustizia? Ingiustizia ci sarebbe se si permettesse a minoranze violente di imporsi al di là degli strumenti democratici.

Che la decisione di costruire la Tav sia giusta o sbagliata a questo punto non conta: conta che è stata presa in maniera legittima. Se dessimo ad ognuno che dissente da una qualche decisione il diritto di scendere in strada armato per imporre il suo punto di vista ci sarebbe la guerra civile. È questo che vogliamo? Quindi ben vengano la polizia e le sentenze di condanna. La libertà è sacra e nessun pseudo guerrigliero ha il diritto di limitarla

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