Notariato: invece della liberalizzazione i Comuni. Una proposta virtuosa (di Paolo Baronti)

 Il notariato: origini ed organizzazione attuale. Il notaio o nella antica dizione tuttora talvolta usata, notaro (dal latino “notare” ossia “annotare, prender nota”), è un libero professionista  esercente una funzione pubblica o, in qualche ordinamento, un pubblico funzionario al quale è affidata la funzione di garantire la validità dei contratti e, più in generale, dei negozi giuridici, attribuendo pubblica fede agli atti e sottoscrizioni apposte alla sua presenza. L’atto notarile ossia il documento redatto dal notaio con le prescritte formalità, garantisce la legittimità del negozio giuridico che contiene ed ha il valore probatorio dell’atto pubblico (art. 2700 codice civile: l’atto pubblico fa piena prova, fino a querela di falso, della provenienza del documento dal pubblico ufficiale che lo ha formato, nonché delle dichiarazioni delle parti e degli altri fatti che il pubblico ufficiale attesta avvenuti in sua presenza o da lui compiuti). Tale definizione si riferisce più propriamente al cosiddetto notaio latino, presente nella grande maggioranza dei paesi di civil law, con la notevole eccezione dei paesi nordeuropei di Common law quali Inghilterra e Stati uniti. In tali paesi le funzioni del notaio latino sono generalmente svolte da un avvocato. In questi paesi non esistono documenti dotati di pubblica fede, giacché tutti i documenti fanno fede fino a sentenza contraria. È comunque prevista la figura del notary public che, a differenza del notaio latino, ha solo il compito di autenticare le firme. L’organizzazione del notariato moderno, nei paesi dove vige il cosiddetto notariato latino, risale sostanzialmente alla Rivoluzione francese (decreto del 29 settembre 1791. L’ordinamento francese fu ricalcato, nel Regno d’Italia, dalla legge del 25 ventoso anno XI (16 marzo 1803), che improntò a sé anche le successive leggi emanate nei vari Stati italiani dopo la Restaurazione; avvenuta l’unificazione, il notariato fu regolato in Italia dal R.D. 25 maggio 1879, n. 4900, poi sostituito dalla legge 16 febbraio 1913, n. 89, tuttora in vigore. Secondo tale legge (detta “legge notarile”), I notari sono ufficiali pubblici istituiti per ricevere gli atti tra vivi e di ultima volontà, attribuire loro pubblica fede, conservarne il deposito, rilasciarne le copie, i certificati e gli estratti. Per la sua funzione di pubblica utilità, il notariato non è configurabile come mera attività di impresa, ed è soggetto alla disciplina antitrust e ai principi di libera concorrenza secondo un regime specifico. L’esistenza di un albo professionale e di un tariffario di riferimento non è sanzionabile come una forma di cartello. In particolare le funzioni del notaio Italiano sono anche quelle di liquidare e riscuotere le imposte per conto dello Stato relativamente agli atti pubblici ricevuti. Il notaio italiano deve inoltre effettuare i controlli ipotecari e catastali, effettuare tutti gli adempimenti nei vari uffici pubblici quali ad esempio la registrazione dell’atto presso l’Agenzia delle Entrate, la trascrizione presso la Agenzia del Territorio, la voltura presso il Catasto, le annotazioni presso il Registro dello Stato Civile, le iscrizioni al Registro delle Imprese. Si diventa notaio col superamento di un concorso nazionale articolato su tre prove scritte ed una prova orale. Il concorso è gestito direttamente dal Ministero della Giustizia e non dal Notariato. Il numero dei notai è fissato e programmato dal Ministero della Giustizia. I notai in esercizio sono 4.554 (dati giugno 2010).

Gli introiti dell’attività di notaio. Il costo dell’atto notarile si compone essenzialmente di 4 voci:

  • l’ammontare delle imposte che il notaio riscuote per lo Stato
  • le spese che devono essere sostenute presso Pubbliche amministrazioni per la preparazione dell’atto e i successivi adempimenti;
  • i compensi spettanti al Notaio per l’attività che svolge
  • l’IVA sui compensi che il Notaio incassa e riversa allo Stato

Nonostante che in tutti i siti internet ed in tutte le pubblicazioni del mondo notarile si evidenzi che i  compensi del Notaio costituiscono quindi solo una delle quattro voci di costo di un atto notarile, per giustificare gli enormi esborsi che i cittadini devono versare per la redazione di un contratto di compravendita, la categoria dei notai rimane da sempre ai vertici di tutte le graduatorie per i maggiori redditi dichiarati al fisco. Sarà pur vero che i notai non possono nascondere nulla al fisco, ma il sistema delle tariffe, con una progressività delle stesse sulla base del valore dell’immobile produce effetti sui costi molto consistenti. Per un contratto di vendita di 50.000 euro, la tariffa è di 1.400 euro (iva compresa), poi le tariffe salgono secondo gli scaglioni. Oltre i 100.000 euro, aumenta di circa 100 euro per ogni 25.000 euro di valore. Per le donazioni è previsto l’atto pubblico che comporta una maggiore tariffa di circa 150 euro.

 Il notariato: una funzione pubblica da recuperare al sistema pubblico. L’articolo 118 della Costituzione italiana, dopo la riforma del 2001 introduce il principio di sussidiarietà verticale, secondo il quale: “Le funzioni amministrative sono attribuite ai Comuni salvo che, per assicurarne l’esercizio unitario, siano conferite a Province, Città metropolitane, Regioni e Stato, sulla base dei principi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza”. La funzione del notariato è una funzione pubblica primaria della Repubblica e pertanto appare “naturale” il suo esercizio da parte dell’Ente costituzionalmente individuato per svolgere le funzioni di amministrazione più vicino ai cittadini, cioè il Comune. Capire come mai una funzione redditizia sia rimasta per due secoli delegata dallo Stato ad una corporazione, è materia da storici del diritto, ma principalmente si possono individuare  già ora tre fattori principali:

  • il ruolo dominante della borghesia, come classe sociale che ha imposto, attraverso la grande rivoluzione borghese del 1789 in Francia, tale modello a tutta l’Europa continentale, al seguito delle conquiste napoleoniche e poi è sopravvissuta alla Restaurazione per la obiettiva efficacia del sistema;
  • il sostanziale buon funzionamento complessivo della funzione notarile, che è rimasta largamente indenne da fenomeni di corruzione o malversazione, anche se, negli ultimi anni, in Italia,   si sono rilevati episodi seri, dal concorso truccato e poi annullato, ad inchieste su notai per falso;
  • la forza di una corporazione che ha sempre contrastato, sul nascere, qualsiasi ipotesi di modifiche alla situazione attuale.

Ma la situazione della Pubblica amministrazione in Italia è radicalmente cambiata. Contrariamente all’inizio dell’Ottocento ed al momento della formazione dello Stato unitario, essa ha a disposizione una dotazione più che adeguata di laureati in Giurisprudenza, idonei, con brevi corsi di aggiornamento, a svolgere le funzioni notarili.  Non a caso, già oggi, la legge – art. 97, comma 4, lett. c) del d.lgs. 267/2000  attribuisce al Segretario comunale  la competenza  a rogare tutti i contratti nei quali l’ente è parte ed autenticare scritture private ed atti unilaterali nell’interesse dell’ente”. Infatti il segretario comunale è il funzionario pubblico a cui sono affidati anche funzioni notarili esercitabili nel solo interesse dell’ente.

Le liberalizzazioni fallite. Secondo una recentissima indagine della Cgia di Mestre le liberalizzazioni hanno portato pochi vantaggi nelle tasche dei consumatori italiani. Nella stragrande maggioranza dei casi si è registrata, invece, una vera  e propria impennata dei prezzi o delle tariffe. Tra l’anno di liberalizzazione ed il 2011, i prezzi o le tariffe sono cresciute  con buona pace di chi sosteneva che un mercato più concorrenziale avrebbe favorito il consumatore finale: si è passati  da una situazione di monopolio pubblico a vere e proprie oligopoli controllati dai privati, con aumenti fino al 186% – Assicurazioni auto. La vera questione politica da affrontare, infatti, che è la madre di tutti gli aumenti, è la constatazione che nel nostro Paese non riesce ad affermarsi, prima come convincimento culturale diffuso e poi come prassi operativa, tra tutte le categorie imprenditoriali, quello che è il caposaldo di un mercato liberalizzato, cioè l’effettiva  concorrenza tra le imprese.  Le imprese o le professioni dei servizi liberalizzati,  invece di operare miglioramenti organizzativi e/o  produttivi volti a migliorare la qualità e/o a ridurre i prezzi, preferiscono operazioni di cartello mantenendo tutti lo stesso prezzo. Si verificano, cioè,  collusioni oligopolistiche, diffusissime quali prassi ordinarie, con la conquista di settori di mercato non attraverso un miglioramento qualitativo dell’offerta (minor prezzo) ma eliminando i concorrenti, attraverso accordi bonari o acquisizione degli stessi con offerte pubbliche di acquisto (opa) ostili. I cittadini consumatori,  soprattutto quelli a reddito fisso e basso, assistono impotenti a tali prese in giro, perché delle liberalizzazioni di cui  i Governi che si sono succeduti si proclamano alfieri, non le vedono, ma assistono impotenti e senza tutela alcuna all’aumento di prezzi, tariffe, accise e via dicendo.

Liberalizzare il notariato: una proposta inutile. Pensare che i cittadini ricavino qualche giovamento sostanziale da un aumento del numero dei notai, appare un’ipotesi basata su una visione libresca, astratta dalla realtà e dai meccanismi oggettivi, reali che sono quelli sopra descritti. Le tariffe notarili sono stabilite per decreto ministeriale. Potrà essere prevista una riduzione della tariffa da rendere pubblica: ciò è vero, ma a fronte di una riduzione degli introiti, tutti i notai, vecchi e nuovi, arriveranno ad un accordo per non ridurre i prezzi e poi si alleeranno, ancora più compatti, per chiedere un aggiornamento delle tariffe! Chi aveva visto giusto nel difficile processo delle liberalizzazioni e nei possibili effetti perversi delle stesse, era stato Tommaso Padoa Schioppa, che in un articolo su Il Mulino, nel 2004, ammoniva che, in assenza di una cultura realmente liberale e rispettosa dei principi della concorrenza, si sarebbero manifestate patologie molto gravi e pertanto auspicava che, nel periodo iniziale, lo Stato avrebbe dovuto svolgere il ruolo di calmieratore, intervenendo, con un proprio soggetto imprenditoriale a garanzia del corretto realizzarsi dei processi di liberalizzazione. Un’analisi profetica di cui, però, nessuno si è avvalso, neppure lui quando, poco dopo, divenne ministro dell’Economia, nel Governo Prodi

Una proposta virtuosa. Il notariato risorsa economica per i piccoli comuni rurali e montani.  Sono oltre 7.000 i piccoli comuni senza la sede di un ufficio di un notaio nel loro territorio. In tali realtà si può legittimamente prevedere che il Segretario comunale, che è già  abilitato agli atti di rogito ed autentiche di scritture private in presenza di un interesse del Comune, possa, senza alcuna complicazione organizzativa, divenire un notaio, con tariffe più basse per i cittadini residenti nel proprio Comune. Sarebbe, tale intervento, un calmiere messo in campo dal sistema pubblico a garanzia dell’efficacia della riforma.  Tale  attività  da parte dei piccoli Comuni, inoltre, porterebbe risorse aggiuntive nei loro  Bilanci, taglieggiati in questi ultimi anni da tutte le finanziarie, estive ed invernali che si sono succedute. 

Paolo Baronti

Un commento

  • Un altro articolo (dopo quello di Claudio Lombardi sul finanziamento pubblico ai partiti) prezioso, per la ricostruzione storica, e condivisibile per le considerazioni sulle liberalizzazioni fallite e quelle inutili e per la virtuosa proposta che enuncia. Grazie Paolo.

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