Note di viaggio in Sicilia: potenzialità e perplessità (di Salvatore Sinagra)

viaggio in SiciliaCome tutte le estati anche questa volta sono ritornato nella  mia Sicilia, in provincia di Agrigento. Qualche settimana di ferie mi ha fatto riflettere sulle contraddizioni della nostra economia e della nostra società più della lettura dell’ultimo best seller di Thomas Piketty “Il capitale nel ventunesimo secolo”.

Di Agrigento, Porto Empedocle, Pozzallo ed altre località siciliane si parla solo in relazione all’operazione Mare Nostrum, ma la nostra è storicamente una terra di emigrazione. E così le più belle calette dell’agrigentino almeno da un paio di decenni pullulano  di francofoni, che, in gran parte, non sono “vu cumprà”, ma sono i figli dei tanti migranti siciliani che dai primi anni del novecento al secondo dopoguerra hanno lasciato la Sicilia per trasferirsi in Belgio in cerca di un lavoro in fabbrica o in miniera. All’emigrazione sono abituati i siciliani, ma ciò che mi turba è il modo in cui gli agrigentini emigrano oggi: scappano dalla Sicilia molti giovani, ma anche qualcuno che giovane non è più. Scappano.

In tanti vanno in Germania, anche se non hanno un’offerta di lavoro e nemmeno la prospettiva di sostenere un colloquio. Chi non può permettersi un biglietto aereo si accolla un lungo viaggio su un pullman sconquassato, e chi non ha nemmeno i soldi per il pullman cerca di farsi fare credito dal vettore, pagherà il prezzo del biglietto una volta arrivato in Germania e trovato un lavoro. Il racconto dell’emigrazione siciliana oggi, a tratti, sembra quello dell’Italia proto-industriale della prima metà dello scorso  decennio, eppure è la storia di una fetta di un paese che fa parte del G8.

lavoro giovaniIncontrati gli amici di sempre mi sono reso conto che su cinque, in tre lavoriamo al nord e al centro e uno sta ancora qui, ma vuole trasferirsi all’estero. Il quinto resiste ed è  in cerca di un impiego. Altri tre amici “storici” mancano all’appello, ma ormai vivono all’estero. Certo anche nei momenti migliori in Sicilia non  ci sono state tante alternative all’emigrazione, ma oggi più che mai avverto che la speranza di restare e vivere decentemente si è affievolita.

La Regione siciliana ha lanciato un programma di assunzioni per formazione e lavoro. Decine di migliaia di giovani siciliani si sono messi in coda per un tirocinio semestrale pagato 500 euro al mese. Che siano stati richiesti da “aziende” di dubbia affidabilità persino un tirocinante sagrestano ed un tirocinante guardiano di pecore dimostra che utilizzo si fa dei soldi pubblici e la disperata ricerca di un qualunque lavoro retribuito.

D’altra parte notizie di camerieri pagati 50 euro a settimana nell’agrigentino sono finite pure in televisione. La verità è che molti lavori considerati più umili sono diventati quasi gratuiti e svolti in assenza di qualsiasi basilare diritto. E non da oggi. Il lavoro irregolare troppo diffuso, come in altri paesi mediterranei, è una delle principali causa dell’iniqua distribuzione della ricchezza.

ammortizzatori sociali giovaniEppure, se si utilizza il “parametro Berlusconi” per valutare la prosperità ci si può anche imbattere in pizzerie affollatissime. Secondo Eurostat in Sicilia il 50% degli abitanti è a rischio povertà . Allora come si “tengono insieme” i disperati che scappano in Germania, i dati sulla povertà e le pizzerie piene? Con la parola rischio. Grazie alla famiglia, l’unico ammortizzatore sociale per i giovani del sud, e poi grazie ad un costo della vita relativamente contenuto. Così se i poveri oggi nell’agrigentino sono sicuramente molti meno del 50% a cui fa riferimento l’UE, le prospettive dei giovani non sono mai state così negative dal secondo dopoguerra.

Eppure nell’agrigentino le potenzialità non mancano.  Il ritornello che si sente in Sicilia è sempre lo stesso: “potremmo vivere solo  di turismo”; in realtà di solo turismo possono vivere le Seychelles e le Maldive non certo la Sicilia che ha oltre 5 milioni di abitanti, eppure una spinta sul turismo farebbe bene all’agrigentino ed alla Sicilia. Per mia esperienza personale posso dire che non c’è la stessa capacità di valorizzare il patrimonio ambientale e culturale che ho osservato a Malta per citare un luogo che somiglia alla Sicilia, ma non la supera di certo.

Altro esempio. Il sito archeologico più comparabile alla Valle dei Templi che io abbia mai visto si trova a Petra, in Giordania. Ebbene i giordani riescono a trattenere a Petra i turisti per almeno tre giorni, mentre nell’agrigentino accade spesso che molti che arrivano dall’estero visitino in mattinata la Scala dei Turchi ed in serata dedichino solo poche ore alla Valle dei Templi che è bene ricordarlo, con i suoi 1.300 ettari è il sito archeologico più grande al mondo.

disoccupazione giovani SiciliaLa lezione è assai semplice: il lavoro non cade mai dal cielo, neanche nel settore del turismo e neanche a chi ha patrimoni ammirati da tutto il mondo. I maltesi e i giordani, che nell’immaginario collettivo non sono certo associati all’efficienza come accade per i tedeschi, ci insegnano che un patrimonio turistico non si traduce in Pil se non viene valorizzato con cura.

Sono scettico su molte delle politiche pubbliche, nazionali e regionali, messe in atto per contrastare la disoccupazione.  Tutto è difficile con una disoccupazione giovanile che ormai sfiora il 50%, ma è anche vero che è meglio fare poco che niente. Eppure i “piani” per il lavoro che distribuiscono a pioggia un “premietto” a chi avrebbe comunque assunto rischiano di sprecare risorse preziose e di spingere ad abbassare ulteriormente le remunerazioni di chi è già sottopagato.

Invece della proliferazione di enti e distretti turistici o di B&B  e agriturismi pagati dai fondi europei o, peggio, di sagre e pseudo iniziative culturali sarebbe meglio costruire un aeroporto a venti o trenta chilometri da Agrigento. O, almeno, una linea ferroviaria adeguata. Anche in questo caso nel micro si ritrovano i difetti del macro: scarsa capacità amministrativa, mancanza di strategie serie, prevalenza degli interessi di gruppo. Il caso Italia è fatto di tanti pezzi e la Sicilia ne fa completamente parte.

Salvatore Sinagra

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