Ossigeno al San Camillo: il solito sbando

Tagliato l’ossigeno al reparto cure intensive del San Camillo di Roma. Sabotaggio, guasto, danno accidentale? Signore e signori fate la vostra scelta. Qualunque essa sia è una sentenza di condanna dell’organizzazione ospedaliera. Una sentenza senza appello che chiama in causa tutti. Lavoratori e sindacati compresi.

Risulta dalle cronache giornalistiche che i tubi che portano l’ossigeno al reparto dove c’è gente in gravissime condizioni che senza l’ossigeno morirebbe non sarebbero stati protetti come avrebbero dovuto. Chiunque avrebbe potuto staccarli o danneggiarli tanto è vero che fra le ipotesi si fa quella che i responsabili possano essere i barboni che si aggirano negli anfratti del complesso ospedaliero alla ricerca di un riparo per la notte.

Altra ipotesi è quella di un sabotaggio da parte di qualche dipendente. In quest’ultimo caso, probabilmente, anche una protezione dei tubi non sarebbe stata sufficiente. Sempre le cronache riferiscono di altri atti di sabotaggio che si sono verificati in precedenza.

Ora, domandiamoci come sia possibile che un grande ospedale sia alla mercè di gente che vive per strada o di delinquenti comuni nelle vesti di dipendenti. Ci sarà pure qualcuno che avrà seguito la messa in opera dei tubi e avrà saputo a cosa servivano. Perché non se ne è preoccupato?

In questo paese tutto è giustificato e nessuno può mai essere chiamato a rispondere delle sue responsabilità. I manager che ci stanno a fare se nemmeno sono capaci di ordinare la protezione di attrezzature vitali per i malati? E i sindacati cosa hanno da dire sui sabotaggi che si sono verificati nel passato? Scommetto che la risposta è tutta uno scaricabarile dall’uno all’altro con il coro di quelli che, naturalmente, evocano le tensioni, le rivendicazioni, il superlavoro, le indennità che dovevano essere date, il taglio dei fondi, le mansioni ecc ecc.

Il tutto per giustificare che non sia stata messa prima la grata da quattro soldi che è stata messa in questi giorni. Insomma la solita vergogna di un paese allo sbando che ha il culto dell’irresponsabilità

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