Panorama di metà agosto

problemi dell'ItaliaA metà di agosto ci si prepara alle ultime settimane di un’estate che, mai come quest’anno, è stata breve. Eventi drammatici in varie parti del mondo la maggior parte delle quali a noi vicine. Che si tratti di Medio Oriente o di Ucraina l’Europa (cioè noi) è chiamata in causa come entità economica e geopolitica anche se priva di una sua identità internazionale. Questa mancanza non le ha però impedito di rovesciare il regime di Gheddafi in Libia senza sapere bene con cosa sostituirlo. Conseguenze? Fine della Libia e guerra tra bande armate; centinaia di migliaia di persone in fuga dal terrore e dalla fame (tutte dirette verso l’Europa attraverso l’Italia); precarietà dei rifornimenti di gas e petrolio che transitavano dal territorio libico. Un vero capolavoro.

Gli Usa hanno dato l’esempio distruggendo l’equilibrio medio orientale con la guerra in Iraq con la pretesa di “esportare” la democrazia. Le fazioni a sfondo religioso manovrate da monarchie, stati, oligarchie di eserciti e poteri economici con montagne di petrodollari hanno ringraziato scatenando una guerra continua trovando finalmente il terreno su cui raccogliere gli effetti dell’assalto a New York dell’11 settembre 2001.  La guerra civile in Siria e l’eterno scontro tra Israele e palestinesi completano il quadro. Cosa succederà da quelle parti non si sa, ma è certo che noi europei ce ne accorgeremo per primi.

disastri Libia IraqOvviamente è appena il caso di aggiungere che il conflitto tra Ucraina e Russia riflette più o meno la stessa superficialità di approccio degli Usa e degli stati europei. Va bene essere orgogliosi di rappresentare un modello di democrazia e di libertà, ma pensare di aggregare all’Unione europea (e magari alla Nato) tutti i paesi confinanti che appartenevano al’ex blocco sovietico somiglia ai sogni di qualche idealista distaccato dalla realtà.

Un’Europa che non riesce a tenere in piedi una unione monetaria che è partita dodici anni fa e che non possiede un’identità politica comune può pensare di diventare una delle guide dell’Occidente? No, i processi storici vogliono tempo e la fretta di politici sognatori in cerca di gloria fa sempre danni.

Forse sta meglio l’Italia? Nemmeno per idea. Da molti anni siamo fermi ad un sistema di governo che usa ogni bene pubblico (denaro in primo luogo) per coprire i problemi pur di non affrontarli e di non risolverli. La mediazione corporativa tra interessi di gruppo e particolari è diventato il centro delle scelte politiche reali non di quelle proclamate. Il dato ridicolo degli oltre 500 decreti mancanti per l’ attuazione di norme approvate dal Parlamento negli anni passati certifica il fallimento di una classe dirigente che non è fatta solo di politici, ma di amministratori, di vertici degli apparati, di imprenditori, di intellettuali.

sistema ItaliaOrmai lo sanno tutti che il rigore imposto dai parametri europei con il divieto di aumentare deficit e debiti pubblici è causa di una crisi specifica nella generale crisi economica partita nel 2008. Ma il problema italiano va oltre. Dovrebbe essere chiaro che se non si cambiano sistema e classe dirigente ogni aumento della spesa pubblica si disperde in mille rivoli e va ad alimentare sprechi, ruberie, inefficienze. Non crea sviluppo, ma distribuisce mance. Se così non fosse non staremmo a vantarci di aver speso il 58% dei fondi europei del programma 2007-2013: il 58% con un avanzo di soldi non spesi di 7-8 miliardi di euro! Sì avete capito bene, nel momento in cui ci sarebbe più bisogno di investire noi perdiamo 7-8 miliardi per l’incapacità di spenderli. Se così non fosse con 2166 miliardi di debito ci godremmo i benefici di questo mare di denaro preso in prestito e utilizzato per il bene di tutti. Ma così non è e non è stato.

L’obiettivo è imporre una svolta nelle politiche europee, ma se non riusciamo a cambiare l’Italia non saranno la Francia, la Germania, la Danimarca, la Spagna e tutti gli altri a farlo per noi. Più che di discussioni infinite c’è bisogno di decisioni vere.

Claudio Lombardi

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