Parliamo di ticket in sanità: diseguaglianza e inefficienza (di Claudio Lombardi)

“Un abisso di diseguaglianze si è spalancato davanti alla società italiana….quel che sta avvenendo…… è una vera e propria costruzione istituzionale della diseguaglianza che investe un´area sempre più vasta di persone, ben al di là di vecchi e nuovi poveri. La distribuzione dei “sacrifici” è rivelatrice. Uno stillicidio di balzelli che incide su chi può essere più facilmente colpito, che lima i già ristretti margini dei bilanci familiari………il caso che illustra più direttamente lo stato delle cose è quello dei ticket sanitari”

Così Stefano Rodotà su Repubblica di qualche giorno fa.

Un recente documento del CERM (centro ricerche su competitività regolazione e mercati) mostra un altro aspetto della questione sanità.

“I profondi gap di efficienza e di qualità tra Regioni hanno natura strutturale e trovano conferma impiegando metodologie di analisi diverse. Il Mezzogiorno è staccato dal resto d’Italia di ordini di grandezza che dimostrano l’urgenza delle riforme. Sono cinque le Regioni per le quali il gap di efficienza e di qualità risulta particolarmente acuto: Campania, Sicilia, Puglia, Calabria e Lazio.

Per raggiungere il benchmark, la Campania dovrebbe ridurre la spesa di oltre il 33% e aumentare la qualità di quasi il 90%. La Sicilia dovrebbe ridurre la spesa di oltre il 24% e aumentare la qualità anch’essa di quasi il 90%. La Puglia dovrebbe ridurre la spesa di quasi il 24% e aumentare la qualità di oltre il 96%. La Calabria dovrebbe ridurre la spesa di poco più 15% e aumentare la qualità di oltre il 132% (un più che raddoppio). Il Lazio, infine, dovrebbe ridurre la spesa di quasi il 13% e aumentare la qualità di oltre il 76% (un ritardo che va soppesato anche alla luce della mobilità in ingresso nel Lazio: verso quale qualità si spostano le persone in ingresso?). Tradotti in valori assoluti e aggregati, i gap di spesa originano ordini di grandezza che colpiscono ancora di più……… Nel complesso, le cinque Regioni più devianti potrebbero liberare risorse per circa 9,4 miliardi/anno, più del 77% delle risorse, oltre 12 miliardi equivalenti a circa lo 0,8% del Pil, che si libererebbero a livello Paese se tutte le Regioni si posizionassero sulla frontiera efficiente e condividessero le stesse performance dell’Umbria, la Regione che si qualifica come benchmark.”

Ed ecco l’analisi di Roberto Turno su Il sole 24 ore del 24 luglio.

“Un dato più di tutti fotografa nitidamente la drammaticità della situazione: per il 48% degli italiani l’assistenza sanitaria pubblica è sotto tutela. O è commissariata (Lazio, Campania, Calabria, Abruzzo, Molise) con tanto di super addizionali Irpef e Irap, oppure è comunque sotto controllo del Governo con i piani di rientro dai deficit (Piemonte, Puglia, Sicilia). Come dire che per un italiano su due – curiosamente quasi la stessa percentuale delle esenzioni riconosciute dai ticket – il sistema di tutela della salute è già pericolosamente in bilico. E questo dopo che in dieci anni, dal 2001 al 2010, sono stati accumulati 38 miliardi di disavanzi, 646 euro di debito a cittadino, che diventano però 2.460 nel Lazio, 1.991 nel povero Molise e 1.483 in Campania. ………….. certo qualsiasi riflessione sul futuro dell’universalismo che potrà restare della sanità pubblica, non può non partire almeno da tre considerazioni di fondo. La prima: il federalismo fiscale e i costi standard che dal 2013 dovranno diventare gradualmente la pietra filosofale del buon governo di asl e ospedali. La seconda: il taglio pressoché scontato delle prestazioni essenziali (i Lea) oggi garantite, col prevedibile spazio che sarà lasciato alla sanità integrativa, se non sempre di più a forme sostitutive come le assicurazioni, per chi potrà permettersele, col risultato di segnare un sempre più impetuoso ritiro dello Stato dal “tutto a tutti” che già oggi è una chimera. La terza considerazione, collegata a doppia mandata alle prime due: il gap tra le Regioni nell’offerta di servizi e nel governo del sistema locale, col Sud (da Roma in giù) che è sempre più un’Italia “altra” di offerte in meno e di qualità inferiore…..: i Lea oggi sono garantiti solo in 8 Regioni: Lombardia, Emilia, Toscana, Marche, Piemonte, Umbria, Veneto, Liguria.”

Ecco il quadro: inefficienza, spesa elevata, prestazioni non garantite, diseguaglianza.

Come agisce la manovra del Governo in questo quadro? Con i ticket, cioè con un incremento del prelievo a carico degli assistiti o, meglio, della metà del totale visto che la percentuale di esenzioni supera il 50% degli italiani (dichiarazioni del ministro Fazio di pochi giorni fa) e quelle concesse per redditi bassi si basano su autocertificazioni.

Quindi il ticket si presenta come una tassa e corrisponde all’esigenza di aumentare le entrate della sanità; null’altro. In pratica si dice: tu che usi il servizio contribuisci perché i soldi non bastano. Però questo è valido solo per alcuni servizi (visite specialistiche, analisi), ma non per i ricoveri o le operazioni chirurgiche, quindi non è un principio generale. E colpisce non i redditi più bassi che sono (o dovrebbero essere) esenti, ma quelli medi e, soprattutto, quelli veritieri perché si sa che gli evasori lo sono perché non dicono la verità.

Allora abbiamo una tassa che viene messa su alcuni per avere più entrate.

Ma è questo il problema della sanità? Evidentemente no e il ticket può rappresentare perfino un modo per non affrontare i problemi veri. Perché? Perché agisce, con ingiustizia, sul lato delle entrate mentre ciò che servirebbe, da molti anni e tutti lo sanno, è un’azione di razionalizzazione della spesa che liberi la sanità da inefficienze e ruberie molto difficili da sradicare perché responsabilità di persone che dentro la sanità lavorano o che la controllano da fuori. E ritorna la questione dell’intreccio politica-affari-illegalità.

Però con la scusa della crisi (usata da decenni perché una qualche crisi la si trova sempre) si aumenta il prelievo di tipo fiscale a carico dei cittadini, anzi, di una parte dei cittadini.

E questa sarebbe una classe politica che governa e dirige il Paese?

Claudio Lombardi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *