Partecipazione civile e protesta (di Alfonso Annunziata)

Chi credeva di aver già visto di tutto nel governo di questo Paese, si prepari in questo scorcio di legislatura a godersi la chiusura della Seconda Repubblica in una apoteosi di fuochi d’artificio , fra sotterfugi, scandali, fughe in avanti e arroccamenti di ogni tipo.

Un modesto assaggio ce lo stanno fornendo questi giorni, con le danze sudamericane di riforme sbilenche, le cadenze rockeggianti di scandali inusitati, e persino l’eco cupo da marcia funebre di una modifica costituzionale approvata nella distrazione dei media in una aula silente e semiunanime.

Sono queste le colonne sonore che rischiano di propiziare tentazioni da partito unico, da grosse koalition, da inciuci indicibili ai danni dei soliti noti, se non rinvii elettorali e altri pasticci ancora peggiori ai danni delle tracce di democrazia che ancora avanza.

E il dubbio che resta al cittadino qualsiasi è che dunque antipolitica non sia il suo proprio sentimento di nausea – ché anzi ancora in lui la voglia di sopportare sacrifici, di comprendere difficoltà del sistema e persino degli amministratori ci sarebbe – ma che vi sia  un’antipolitica reale, un virus che ha assalito la classe politica tutta, una potentissima e irresistibile cupio dissolvi che spinge questi signori a sbagliare ogni mossa, a dichiarare in ogni sede in maniera inoppugnabile e claris litteris il loro disinteresse e disprezzo per gli elettori.

Una simile classe politica sembra dunque unicamente preoccupata di aumentare il distacco, e l’immunità, dalla rabbia crescente del cittadino, cui sottrae il potere di nomina degli eletti, di scelta delle coalizioni, del premier. E potrebbe in ultimo sottrarre anche il controllo democratico, con l’eliminazione di una opposizione parlamentare significativa, o con il rinvio sine die della consultazione, magari per il rincrudirsi dell’emergenza economica, per il terrorismo, per l’intensificarsi degli attacchi dei fantasmi, dei dinosauri o di zorro e mazinga coalizzati.

Il problema per la Società Civile, in conseguenza, è come minimo e in prima battuta quello di individuare forme di protesta che siano al tempo stesso incisive sull’esecutivo e i potentati che ne influenzano le scelte e possano fare anche contare ragionevolmente meno sugli strumenti tradizionali che potrebbero risultare da un momento all’altro vistosamente limitati dall’aria che tira: lo strumento elettorale/referendario, il diritto di sciopero e quello di riunione pubblica e manifestazione.  Strumenti in genere invisi a un governo reazionario che possono facilmente essere limitati dall’emergenza. In prima battuta, dico, perché l’obbiettivo democratico ultimo deve essere quello di riappropriarsi dei Partiti e del Paese.

Restando all’obbiettivo della protesta: nessun governo capitalista, limiterà certo il Mercato, dunque è sul Mercato che una protesta incisiva e non violenta può colpire. Faccio degli esempi banali, alcuni noti e applicati, ma se ne possono promuovere a iosa, piegando lobbies e governo senza muovere una sola manifestazione o un’ora di astensione dal lavoro, e senza dover passare per elezioni:

–          Caso Equitalia: il governo utilizza un sistema medievale di riscossione delle imposte tramite una società con poteri paracostituzionali collegata tramite vertice all’agenzia delle entrate. Si può ottenere una riforma del sistema in senso più europeo, organizzando e capillarizzando uno sciopero del lotto. Propagandare in ogni dove il blocco del gioco del lotto e dei giochi d’azzardo tramite i quali lo Stato realizza una riscossione complementare, fino alla riforma del sistema di riscossione, ad esempio consentendo migliori sistemi di rateazione per i più poveri e la deducibilità dei crediti di imposta per le imprese.

–          Carburanti: noto anche questo, basta prendere di mira i tre maggiori marchi, dico per dire: Shell, Exxon, Total, o quelli che saranno. E iniziare a evitarne i distributori, non per un singolo giorno, ma per sempre, fino a che il singolo gestore, o il marchio non decide una riduzione del 4% del prezzo alla pompa. La caduta del cartello di riferimento produce in ogni zona quello delle altre marche. Se sono impossibilitati i petrolieri, costringeranno il governo a limare le accise…

–          Stretta sul lavoro e delocalizzazione: lo si è già visto con l’esperimento OMSA. Gli amministratori delegati non sono che dipendenti pagati sull’incremento di fatturato. Basta una decisa stretta al concessionario sulla pessima FIAT di oggigiorno per dare l’estremo colpo al traballante Marchionne e alle sue sballate teorie delocazioniste agli occhi della famiglia Elkann. E sbattuto fuori lui saranno fuori anche i suoi seguaci.

Si potrebbe continuare con le banche, la finanza, la borsa… basta riapplicare lo schema… e l’intero inferno dei problemi può essere cancellato da una stretta di spread. Coraggio, e fantasia

Alfonso Annunziata

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