Pensioni d’oro e facce di bronzo

pensioni d'oro

Ogni tanto rispuntano le pensioni d’oro. Come nell’avanspettacolo nel momento in cui il pubblico comincia ad agitarsi vengono fatte uscire le ballerine seminude per distrarre gli spettatori così nel dibattito politico quando non si sa che pesci prendere vengono tirate in ballo le pensioni d’oro. Segue provvedimento che ne taglia un pezzetto, segue ricorso alla Corte Costituzionale, segue cancellazione della norma (di solito scritta male). E si ricomincia.

Intendiamoci: le pensioni d’oro esistono realmente (già ma chi stabilisce il limite perché siano d’oro?) e quelle favolose da decine di migliaia di euro al mese colpiscono per la loro assurdità. Però bisogna sapere che tutte le pensioni calcolate col sistema retributivo ossia sugli ultimi stipendi e non sull’ammontare dei contributi versati  possono contenere un regalo non meritato dai pensionati.

Esistono ancora centinaia di migliaia di pensioni date a prescindere dai limiti di età. Un tempo si andava in pensione anche con 15 – 19 anni di servizio, si raggiungeva il minimo e dal quel momento ogni ulteriore anno (21, 22, 23, 25 ecc) era buono per decidere di andarsene e prendere la pensione. Tanti/e ex quarantenni hanno passato gli ultimi decenni da pensionati di fatto prendendo una rendita (magari bassa) a spese dello stato. Ne vogliamo parlare?

La demagogia è quando si agita un problema per suscitare la rabbia popolare nascondendo la verità. Ciò che è successo nel passato è che almeno una generazione di italiani ha accettato che i politici risolvessero i problemi col debito pubblico caricando sulle spalle dei futuri giovani i conti delle loro decisioni.

Che fare dunque? Un’indagine seria su tutte le pensioni, un ricalcolo dei contributi, fissare dei tetti oltre i quali non si può andare e un contributo di solidarietà che non discrimini tra d’oro e non d’oro

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