Per un capitalismo popolare dare al mercato una struttura morale (da un discorso di David Cameron)

 

Predica bene e razzola male? O viceversa? O tutti e due? Il tema qui non è giudicare il Governo inglese, ma apprezzare che certi concetti si esprimano con chiarezza.

“In questa crisi …abbiamo visto mettere in discussione il capitalismo stesso. Tutti noi che siamo qui concordiamo su una cosa: i mercati aperti e la libertà d’impresa sono il modo migliore per accrescere il benessere, la salute e la felicità dell’umanità. Ma oggi ….tantissime persone sono arrabbiate con il capitalismo. Invece di rappresentare la speranza di un futuro migliore, il capitalismo sembra rappresentare una minaccia. Tornare a rendere popolare il capitalismo significa aggiornare la vecchia ortodossia liberista e capire le ragioni di questa improvvisa impopolarità del capitalismo. Ragioni come l’evidente assenza di un quadro morale di riferimento; ragioni come il distacco fra il capitalismo e la vita della gente. E questo si ricollega a una terza ragione, ancora più importante, dell’improvvisa impopolarità del capitalismo: l’incredibile disuguaglianza del mondo moderno. Abbiamo tantissimo capitale, ma non abbastanza capitalisti, e la gente giustamente considera che non sia equo.

Questo dunque è ciò che vedono tantissime, troppe persone oggi quando guardano al capitalismo. Mercati senza moralità, globalizzazione senza competizione e ricchezza senza equità.

È tutta colpa di un capitalismo senza coscienza e noi vi dobbiamo porre rimedio. È ora di affermare una verità fondamentale e cioè che i mercati sono un mezzo per giungere a un fine, non un fine di per sé. I mercati esistono per servire la nostra società, non per affliggerla o per calpestare i suoi valori. Dobbiamo dare al capitalismo una forma che risponda alle esigenze della società, non il contrario.

Se i mercati e il capitalismo e le attività delle singole imprese entreranno in conflitto con la nostra visione di una società giusta e di una vita migliore, se il nostro ambiente subirà dei danni o se l’istituzione della famiglia verrà minata, non dobbiamo starcene lì ad accettarlo, fedeli alla vecchia ortodossia secondo cui niente deve poter intralciare la ricerca del profitto. Dobbiamo dirlo a chiare lettere.

Sì, come ho detto molte volte, dobbiamo sostenere le imprese, perché sono le imprese, non il governo o i politici, che creano posti di lavoro, ricchezza e opportunità…….Ma dobbiamo anche opporci alle imprese quando sono a rischio le cose che la gente considera importanti. È il momento di collocare il mercato in una struttura morale, anche se questo significa contrapporsi a quelle aziende che rendono la vita più dura per i genitori e le famiglie.

I capitoli migliori della nostra storia economica sono quelli che sono andati a beneficio di tanti, non quelli che sono andati a beneficio di pochi. Nell’America degli anni ’50 si aveva la sensazione che tutti potevano avere una fetta della torta. Negli anni ’80 Margaret Thatcher guidò una rivoluzione proprietaria che diede a milioni di persone un peso più rilevante nella nostra economia. Quello era autentico capitalismo popolare e non ne abbiamo mai avuto tanto bisogno come oggi.

Tutti noi – politici, militanti, economisti, imprenditori – dobbiamo contribuire a guidare il cambiamento. Il nostro sistema finanziario vanta persone talmente brillanti da aver creato strumenti finanziari che nemmeno loro capivano. Ora devono usare quel talento per aiutare i più poveri a costruirsi un patrimonio. Andare nei quartieri più degradati e dare a queste persone gli strumenti per sfruttare al meglio il mercato, per aiutarli ad avere un conto in banca, a risparmiare, a diventare proprietari.

….Un sistema capitalista nuovo e più popolare, un capitalismo con una coscienza. Questa è la strada per affrontare le grandi sfide di questa fase.

David Cameron Primo ministro del Regno Unito (da un discorso pronunciato a Davos il 28 gennaio 2011)

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