Perché lavorare in UK? (di Chiara Albanese)

Risposta: perché il Guardian, a 6 giorni dalla pubblicazione di un articolo, ha già pagato.

alunna disegnoA sei giorni di distanza dalla pubblicazione di un articolo online, mi arriva la notifica via email. Il conto in sospeso tra me e il quotidiano inglese The Guardian, 90 sterline (circa 110 euro) per 4mila battute online, è stato saldato.

Nessuna notula basata sul calcolo algoritmico di battute, nessun codice identificativo dell’ordine, nessuna ora trascorsa al telefono per sollecitare il pagamento.

Scenario fantascientifico per un giornalista freelance italiano. E che rinforza la soddisfazione per aver deciso di cercare la fortuna come giornalista a Londra.

“Cambiare vita per i soldi? Triste…” osserva qualcuno.

No, non per i soldi, anche se per pagare l’affitto fanno comodo.

Perché in Inghilterra c’è rispetto del lavoro, del tempo e impegno impiegati per consegnare un pezzo in tempo, oltre che maggiore trasparenza su come vengono calcolati i compensi per i giornalisti.

Nel mercato anglosassone, la retribuzione viene determinata prima dell’assegnazione del pezzo. Il Guardian paga nella maggior parte dei casi un compenso fisso a pezzo (era 80 sterline nel 2010, ora aumentato a 90 per quanto riguarda la mia esperienza), e non è senz’altro tra i più generosi.

La maggior parte delle pubblicazioni paga in base alla lunghezza del pezzo, solitamente tra 15 e 30 centesimi a parola, con bonifico diretto o assegno entro la fine del mese in cui l’articolo è stato pubblicato.

Torniamo invece in Italia, dove al momento collaboro in modo continuato con 4 testate.

Ognuna ha i suoi comandamenti. Chi paga una cifra fissa a articolo (30 euro senza alcuna considerazione della lunghezza o/e della complessità del tema), chi in base al numero di battute (per un pezzo di 4mila me ne vengono in tasca una quarantina), chi a spazio occupato nella pagina pubblicata (e le fotografie in alta definizione aiutano), chi si affida alla decisione insindacabile del direttore (e speriamo che ce la mandi buona).

E c’è chi mi manda il totale (e io fatturo), chi manda il totale (e io aspetto passivamente il pagamento), chi vuole il conto. E chi nulla. Prima o poi i soldi arriveranno.

Solitamente poi che prima. Il tempo medio di pagamento é infatti di 3 mesi. Il che, visto da un’altra prospettiva, é comodissimo. Infatti a Natale ricevo i soldi di settembre, mese tradizionalmente ricco.

Ma può andare molto peggio. A volte le notule si perdono nell’etere delle trasmissioni email. A volte i pagamenti saltano causa ferie dell’ufficio contabile. A volte i compensi dei freelance vengono decurtati per decisione centrale senza che il freelance ne sappia nulla.

Giungla familiare per i freelance italiani. Che resta parte della cultura anche dopo 4 anni a Londra.

Tanto che lo shock per la mail del Guardian a 6 giorni dalla pubblicazione è stato talmente forte che per superarlo sono qui a scriverne.

Chiara Albanese da www.valigiablu.it

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