Piano Casa del Lazio: non si rilancia così l’economia (di Anna Maria Bianchi)

piano casa LazioPoiché civicolab si è occupato della battaglia che associazioni e comitati romani stanno conducendo contro il Piano Casa della Regione Lazio vi scrivo per chiarire il senso della nostra protesta e perché penso che non si tratti di questioni soltanto di rilievo regionale.

Noi non siamo contrari perché ci opponiamo a qualunque trasformazione del territorio , ma lo siamo perché difendiamo i diritti dei cittadini a governarlo attraverso le istituzioni democratiche. Ciò che affermiamo è che il Piano Casa del Lazio non rispetta  l’interesse pubblico per lasciare le mani libere alla speculazione privata.

Intanto facciamo chiarezza su alcuni punti cruciali. Non siamo contro l’aumento di cubature. “Ci può stare” che si incentivi la rigenerazione degli edifici anche con alcuni vantaggi economici. Rigenerazione che vuol dire risparmio energetico, messa in sicurezza antisismica, miglioramento dell’accessibilità, e anche riorganizzazione degli spazi per le esigenze dei nuovi residenti.

speculazione ediliziaNon siamo neanche contro il cambio di destinazione d’uso delle strutture dismesse. Non ci schieriamo per il mantenimento dello “status quo”a tutti i costi, non siamo a favore del tenersi scheletri in periferia o nel cuore della città per paura che la nuova vita degli edifici “impatti” sui fragili equilibri dei quartieri. Non siamo contro le agevolazioni che comportino un aumento di alloggi a prezzi calmierati per far fronte all’emergenza abitativa.

Non siamo contro i  “costruttori”: siamo consapevoli del peso economico che la categoria rappresenta a Roma e nel Lazio, e non abbiamo l’obiettivo di far crollare il settore e gli annessi “posti di lavoro”. E non siamo neanche contro i cambiamenti in generale: la città si modifica continuamente, che noi lo vogliamo o no, e gli spazi – nel rispetto della storia e della natura – prendono inevitabilmente “la forma” delle persone che li vivono.

Ma siamo contrari a dare una risposta a tutti questi problemi con norme che scardinano il concetto stesso di governo democratico e sostenibile del territorio, togliendo la facoltà di decisione a chi dovrebbe governare nell’interesse generale, per instaurare il primato del diritto soggettivo del privato nello spazio pubblico (tale è dal punto di vista funzionale il territorio a prescindere dalla proprietà).

Questo, infatti, è il punto. Se le norme previste dal “Piano casa” fossero inserite in una legge ordinaria, che affida ai Comuni (e ai Municipi) la decisione sull’opportunità degli interventi, in base alla pianificazione e alla valutazione degli impatti positivi e negativi sui territori, e stabilendo i necessari paletti e contrappesi, potremmo anche essere d’accordo. Certo, nella consapevolezza della necessità di una totale trasparenza e di una continua vigilanza dei cittadini, unica garanzia per evitare distorsioni e favoritismi, ma saremmo d’accordo.

governo democratico territorioMa con questo Piano casa Polverini/Zingaretti siamo (di nuovo? ancora?) al “faccio quello che mi pare” sempre più generalizzato: gli aumenti di cubature non garantiscono – al contrario di altre Regioni – reali miglioramenti per la sicurezza degli edifici e per il risparmio energetico. I cambi di destinazione d’uso (non solo da capannoni a case, ma anche ad esempio da parcheggi coperti a centri commerciali) li decide “in deroga” e “in automatico” lo stesso privato, seguendo – ovviamente – la logica del profitto. E se l’intervento non può garantire il verde, i parcheggi, i servizi previsti dalla legge nell’area di sua proprietà, il privato può “pagare un tot” e farne a meno. Con quei soldi dicono che sarà costruito  qualcosa a beneficio del quartiere, ma cosa, come e quando resta nella nebbia che conosciamo bene, la stessa che ha accompagnato tante volte gli impegni dei costruttori romani.

Quanto alla crisi dell’edilizia, considerando che è l’unico vero argomento portato a sostegno del “Piano casa”, ci sembra che siamo molto lontani dalla serietà con cui dovrebbe essere affrontato. Chi ha mai visto che si invochino ragioni economiche senza portare uno straccio di dato oggettivo sugli effetti passati e futuri del provvedimento? Senza i dati sull’esperienza passata come si fa a prevedere gli effetti futuri?

città feliceVoglio anche chiarire a chi ci accusa di essere i “soliti ambientalisti” che è ora di finirla di parlare di “ambiente” come se fosse qualcosa di diverso da noi, come se noi vivessimo su Marte e volessimo conservare la Terra per ricordo. NOI SIAMO L’AMBIENTE E L’AMBIENTE SIAMO NOI. E se fa parte della nostra vita e della nostra sopravvivenza la foresta amazzonica, a maggior ragione ne fa parte lo spazio in cui respiriamo, ci innamoriamo, guardiamo un tramonto, ci prendiamo la pioggia, alleviamo i nostri figli, incontriamo gli amici, ci incrociamo e ci raduniamo con sconosciuti, ci prendiamo cura di noi stessi e degli altri.

Noi non difendiamo l’ambiente, difendiamo noi stessi, il nostro diritto a vivere con dignità e bellezza e il diritto alla dignità e alla bellezza dei nostri figli, e dei figli dei loro figli.

Se la sostanza delle politiche che dovrebbero rilanciare l’economia consiste nel lasciar fare ad ognuno come gli pare con il potere di peggiorare la qualità della vita nel territorio allora chi governa la Regione Lazio è proprio fuori strada

Anna Maria Bianchi (portavoce di CarteInRegola)

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