Più che elettori cittadini: riflessioni su una proposta indecente (di Annalisa Mandorino)

Poiché il nostro Paese è trattato, a volte, da chi lo governa neanche fosse un fumetto di ultim’ordine, mi permetto un paragone in tema ispirato dall’onorevole Ceroni, alle prese con l’articolo numero 1 della Costituzione italiana. Per chi ama i fumetti, la numero 1 è la leggendaria moneta di Zio Paperone, il suo primo guadagno, il punto di riferimento, quello che dà un senso all’intera sua fortuna: perderla equivarrebbe alla fine della sua ricchezza.

Ebbene, come la numero 1, anche l’articolo 1 della Costituzione italiana non può essere smarrito, è prezioso. La ragione è semplice: esso è punto di riferimento per tutti coloro che appartengono a questo Paese e riempie questa appartenenza di alcuni valori comuni. Due per primi.

Il nostro Paese, da quell’articolo, è fondato sulla dignità del lavoro. Ad alcuni quella parola dà fastidio: vari sono stati i tentativi di sostituirla, per esempio con “libertà”. Ma, anche senza fare riferimento all’abuso della parola “libertà” che è stato fatto negli ultimi anni, non si può non constatare che “lavoro” e “libertà” tendono a essere un’endiadi (un significato unico attraverso due parole), nella misura in cui solo il lavoro garantisce alle persone di essere libere.

Ma l’altro valore proclamato dall’articolo 1, e che qui soprattutto si vuole sottolineare, è questo: il primato, nella Repubblica, è del popolo sovrano, che lo esercita in obbedienza del dettato costituzionale, precisamente “nelle forme e nei limiti della Costituzione”. E la Costituzione prevede che il popolo sovrano, i cittadini depositari del primato della cosa pubblica, esercitino quel primato sì delegandolo, mediante libere e periodiche elezioni, ma non solo perché, come esplicitato dall’articolo 118 ultimo comma, possono esercitarlo anche direttamente, attraverso autonome iniziative, attivandosi come singoli cittadini o come cittadini organizzati, nell’interesse generale.

È per questo che la proposta dell’onorevole Ceroni, balzata sulle prime pagine di tutti i giornali, di modificare l’articolo 1 della Costituzione italiana sostituendo al primato del popolo quello del Parlamento, è una “proposta indecente” per ogni cittadino attivo.

Indecente lo è innanzitutto per il metodo: la Costituzione non è un testo sacro, non è immodificabile, non è immune da spazi di miglioramento, di aggiornamento. Ma certe proposte, per non essere delle sgradevoli boutade, o, peggio, degli espedienti per un’operazione scientifica di distrazione di massa, vanno presentate almeno con dignità, vanno formulate con il rispetto che si addice alla Carta e rese difendibili, evitando che gli stessi che le hanno concepite le derubrichino come intuizioni solitarie e si dichiarino pronti a ritirarle in ogni momento se gli altri della propria parte politica (a proposito: non sarebbe convenuto sentirli prima? Oppure è stato fatto e si è preferito mandare avanti uno per vedere le reazioni?) mostrano di non appoggiarle.

Indecente lo è per il principio che la ispira, per l’organigramma, seppur conflittuale, dei poteri che sottende: il Parlamento e il Governo sarebbero boicottati nella loro iniziativa e nella loro attività da Magistratura e Presidenza della Repubblica. In questo schema di governance del Paese non è previsto che i cittadini giochino alcun ruolo attivo, a malapena ne è riconosciuta  la condizione di elettori, visto che la formulazione proposta fa perdere loro nel testo, dopo averlo fatto nella sostanza con una legge elettorale che opera per cooptazione, persino l’autorità di delegare il proprio potere.

Al contrario, come efficacemente suggerisce Gregorio Arena, se un potere, per non eccedere, deve essere contemperato da un altro potere, sarebbe ora di riconoscere il potere diffuso dei cittadini attivi come limite e contrappeso al potere oligarchico incarnato dall’attuale classe dirigente.

E ancora è una proposta indecente, in concreto, per la sua miopia rispetto al momento storico, alle ragioni di uno Stato sociale ammaccato dalla crisi economica e a cui – come ci indica, a prescindere dall’efficacia della proposta in sé, il dibattito che si sta svolgendo in Gran Bretagna – solo una big society, una società in cui fra le istituzioni e i cittadini viga un principio di sussidiarietà circolare e dinamica, sembra destinata a porre rimedio.

Di questo appunto parla il Manifesto per una rivoluzione civica, che Cittadinanzattiva sta diffondendo in occasione dell’Anno europeo della partecipazione, quando recita che “le amministrazioni devono finalmente comprendere che i cittadini non sono soltanto amministrati portatori di bisogni da soddisfare, ma anche alleati potenziali ricchi di risorse preziose, dalle idee alle competenze, dalle esperienze al tempo; risorse potenzialmente a disposizione della comunità e dell’amministrazione locale, purché quest’ultima abbia non solo l’intelligenza e l’umiltà, ma soprattutto un sistema di comportamenti, regole e responsabilità capace di saperle valorizzare”.

P.S. Nello stesso giorno in cui Ceroni proponeva la modifica dell’articolo 1 della Costituzione, i volontari del Tribunale per i diritti del malato, in occasione della V Giornata europea per i diritti del malato in corso in 20 dei 27 Paesi dell’Unione europea,  hanno iniziato a sottoporre a monitoraggio 70 Pronto soccorso in tutta Italia, con l’obiettivo di indagarne e denunciarne la situazione, in molti casi vicina al collasso. Nel Lazio, in particolare, sono stati monitorati tutti i DEA presenti nel territorio. È soltanto una delle tante iniziative di partecipazione civica, il cui contributo i governanti dovrebbero abituarsi a non ignorare, se vogliono realmente incidere sulla realtà, e i mezzi di comunicazione a rappresentare, se quella realtà vogliono veramente raccontare.

Annalisa Mandorino vicesegretaria di Cittadinanzattiva

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