Poche chiacchiere: sistemazione del territorio

16 morti in Sardegna per un nubifragio di due giorni sono un prezzo troppo alto che non si giustifica solo con “l’imprevedibilità delle catastrofi”. No le previsioni meteo sono molto più raffinate di un tempo e possono aiutarci a prevenire o allarmare. Ciò che non è al passo coi tempi è lo stato del territorio del quale si parla ogni volta che c’è un’esondazione, un nubifragio o un qualunque evento della natura fuori dell’ordinario (ma prevedibile).

Le cause della fragilità del territorio sono note da decenni (deforestazione, trascuratezza degli argini, assenza di vie di sfogo delle acque, cementificazione, costruzioni troppo vicine al greto dei fiumi, standard costruttivi inadeguati ecc) e tutte si riassumono con la parola INCURIA. Significa che nessuna autorità pubblica, nessuna comunità prende sul serio come uno dei compiti più importanti la cura del territorio che viene usato in tutti i modi facendo finta di non sapere che gli eventi naturali possono esserci perché, appunto, sono naturali.

L’esempio dei terremoti come quello de L’Aquila è clamoroso. Da tanto tempo si conoscono le regole per costruire con criteri antisismici che diminuiscono di molto le conseguenze delle scosse sismiche. È noto che la scossa che colpì L’Aquila quattro anni fa in Giappone non avrebbe causato alcun danno.

Dunque cosa si aspetta a porre la messa in sicurezza del territorio al primo posto dell’agenda politica? Ci vorrebbe un piano nazionale di un decennio che mobiliti risorse pubbliche e private. Un piano che darebbe, tra l’altro, un grande slancio all’economia.

E, invece, niente; i miliardi per cancellare l’IMU per il 2013 li hanno trovati, di quelli per la sicurezza del territorio non se ne parla nemmeno. E questa sarebbe politica? Ma per chi?

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