Primum legge elettorale?

Il voto al gruppo Pd del Senato non fa ben sperare. Sicuramente la legge elettorale sarà approvata lo stesso con i voti di Forza Italia, ma ne uscirà indebolito il partito di maggioranza relativa (come una volta si chiamava la Dc). In effetti la lotta interna al Pd e tutte le peripezie legate al patto del Nazareno tra Renzi e Berlusconi hanno un po’ oscurato la sostanza di cui si tratta.

Una legge elettorale è il primo requisito di una democrazia e quella che è stata in vigore per circa dieci anni – il porcellum il Parlamento non ha voluto cambiarla. Ci ha pensato la Corte Costituzionale ad abolirla e da allora è rimasta in piedi una legge proporzionale pura. Se andasse bene potremmo anche lasciare le cose come stanno, ma, purtroppo, di proporzionale ne abbiamo avuto per decenni e non pare che ci abbia fatto un gran bene. Anche di preferenze ne abbiamo avuto e ne abbiamo e quando qualcuno vuole esemplificare il male che possono fare cita il nome di qualche consigliere regionale noto per la sua cleptomania e per l’elevato numero di preferenze di cui si fregiava.

Messo da parte il proporzionale e messe da parte anche le preferenze (vanno benissimo in Finlandia, ma non nel paese delle mafie e della corruzione) cosa si può fare? Razionalmente si dovrebbe introdurre un sistema uninominale a doppio turno nel quale i candidati competono per un collegio e se il partito sbaglia il nome perde le elezioni. A doppio turno così tutti partono insieme, ma solo i due più forti si battono per il seggio.

Cosa c’è di più semplice? Nell’Italicum un abbozzo c’è quando si prevede il ballottaggio. Ma poi ci sono i capilista bloccati e il premio di maggioranza. Ci sono anche le preferenze però. Insomma un’insalata che è un compromesso tra spinte diverse. Ma, d’altra parte, la democrazia è compromesso per definizione, quindi si vada ai voti perché prima viene la legge elettorale

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