Prostituzione, evasione fiscale e sicurezza dei cittadini (di Paolo Baronti)

1.Il Decreto “Salva Italia”. Il Governo Monti, pur per motivazioni condivisibili, cioè quelle di salvare il Paese da una crisi finanziaria irreversibile, ha concentrato i suoi interventi sui cittadini comuni: da una  parte si colpiscono i redditi bassi e si aumenta l’IVA e le accise sui carburanti, con i noti effetti moltiplicativi sui prezzi, deprimendo così, non solo i consumi, ma il sistema economico del Paese. Tutto ciò con effetti fortemente negativi sulle famiglie e sulle imprese.  Sono sempre, pertanto, più diffuse tra i cittadini reazioni molto dure non tanto nei confronti del Governo, quanto dei tanti che ancora continuano a non pagare le imposte. Fra questi ci sono anche le prostitute che, a causa di una ormai antistorica e superata impostazione culturale e giuridica, restano esenti da qualsiasi obbligo.

2.I guadagni delle prostitute. Nel Settembre 2011 le Fiamme Gialle di Vicenza hanno scoperto centinaia di prostitute proprietarie di beni provenienti da un giro d’affari valutato in una cifra compresa fra uno e cinque miliardi di euro all’anno. Nell’operazione denominata Hot Nights, i finanzieri hanno monitorato le offerte commerciali diffuse via Internet, risalendo così all’identità di oltre un centinaio di donne, prevalentemente straniere, che si prostituivano in diverse località del territorio vicentino e in altre province italiane. Pur non percependo «formalmente» alcun reddito, alcune giovani donne sono risultate proprietarie di immobili di ingente valore, di auto di lusso, di orologi di pregio nonché detentrici di rilevanti disponibilità finanziarie. Tra le storie emerse è stata identificata una donna italiana di circa 40 anni che, pur non avendo mai presentato alcuna dichiarazione dei redditi, nel 2008 aveva acquistato un immobile del valore dichiarato di 270.000, euro senza dover accedere ad alcuna forma di finanziamento o di mutuo.

Le statistiche, tutte probabilmente elaborate per difetto, ci dicono che sono dai dodici ai quattordici milioni di clienti che in Italia praticano sesso a pagamento, con una spesa media di € 100 mensili,  alimentando, così, un giro d’affari di 1.300 milioni al mese, quasi 16 miliardi l’anno. Coloro che praticano tale attività sono circa 120.000 soggetti.

3. La prostituzione oggi La legge Merlin, una delle migliori leggi della neonata Repubblica italiana, liberò dalla sfruttamento e dalla minorità civile migliaia di donne rinchiuse nelle case di tolleranza. Tale legge introdusse norme dirette a tutelare la non punibilità di chi si prostituisce, ma a contrastare lo sfruttamento della prostituzione attuata anche sotto la forma dell’esercizio della casa di prostituzione ed il favoreggiamento della prostituzione stessa.  Ma, da allora, sono passati 54 anni. Il tema della prostituzione è da sempre assai controverso per le sue implicazioni etiche, culturali e di ordine pubblico. Ma la realtà è molto cambiata: da una parte è significativamente peggiorata, in quanto sono aumentati i fenomeni di sfruttamento e di costrizione, gestite da mafie albanesi e rumene, dall’altra invece si sono consolidate attività di donne che offrono servizi sessuali regolarmente remunerati, in appartamenti, senza nessun problema reale per la sicurezza  pubblica. L’attività di queste donne è ormai alla luce del sole in quanto si fanno pubblicità sui giornali e offrono prestazioni su siti internet dedicati accessibili a tutti.

4. L’urgenza di una nuova legislazione adeguata alle esigenze del Paese.   I tumultuosi cambiamenti che hanno caratterizzato la nostra società, come quelle di tutti i Paesi dell’Occidente, hanno messo a disposizione della libertà individuale strumenti di conoscenza e di relazione impensabili fino a pochi decenni orsono. Le telecomunicazioni ed internet in particolare hanno trasformato la nostra società in un sistema “liquido” dove non esistono più le impalcature morali tradizionali, da cui discendono a cascata i comportamenti moralmente leciti o illeciti.  Possiamo essere d’accordo che  sia necessario ricostruire una moralità pubblica a partire dai valori repubblicani contenuti nella Costituzione, in primis quello dell’intangibilità della persona umana, ma non possiamo ammettere che la sicurezza dei cittadini sia messa a rischio perché nessuno ha il coraggio di affrontare il problema della prostituzione, con una nuova legislazione adeguata e soprattutto idonea ad ottenere risultati.

5. La proposta

  1. La prostituzione tra adulti consenzienti diventi attività lecita e quindi assuma la nuova denominazione di “attività di prestazione di servizi sessuali remunerati”. Essa  potrà essere svolta in forma autonoma o associata, ma non in forma dipendente per evitare nuove forme di sfruttamento. L’esercizio di tale attività  lecita verrà sottoposta al sistema dell’autorizzazione amministrativa, da parte del Sindaco, previa domanda che attesti l’esercizio dell’ attività in edificio consentito da uno specifico Regolamento comunale e la  dichiarazione, da parte della persona richiedente, di assenza di malattie sessualmente trasmissibili. Verificata la sussistenza dei requisiti il Sindaco disporrà l’iscrizione della persona interessata in apposito registro informando dell’avvenuta registrazione la persona interessata, l’azienda sanitaria locale e l’amministrazione tributaria. Le persone che sospendono o cessano l’esercizio della prostituzione ne daranno comunicazione al Comune. Tutte le annotazioni saranno riservate e saranno cancellate quando la persona interessata comunicherà la cessazione dell’esercizio della propria attività.
  2. Il Comune provvederà ad emanare un apposito regolamento dove indicherà le tipologia di immobili dove non è consentito l’esercizio dell’ attività di prestazione di servizi sessuali remunerati e la localizzazione degli stessi. Saranno comunque esclusi i condomini destinati esclusivamente ad abitazioni ed i locali situati in prossimità di servizi per l’infanzia e l’adolescenza, senza però il potere di escludere totalmente tutto il territorio comunale. I Comuni potranno anche individuare luoghi all’aperto, circoscritti e presidiati per impedire l’accesso di minori,  dove con le stesse modalità previste per le attività in appartamento potrà essere esercitata l’attività di prestazione di servizi sessuali remunerati. L’opportunità di demandare ai Consigli comunali l’indicazione  delle localizzazioni discende dal fatto che il grado di sensibilità verso tale attività non è lo stesso nel Comune di Milano ed in quello di un Comune rurale della Calabria
  3. I Sindaci provvederanno ad istituire negli organici della Polizia municipale apposite unità composte sia da personale maschile che femminile con il compito di svolgere l’attività di vigilanza nei confronti degli esercenti tale attività, per evitare il riprodursi di zone grigie di comportamenti da parte del personale delle forze dell’ordine nei confronti della prostituzione svolta in appartamento.
  4. Saranno previsti nuovi reati: l’esercizio della prostituzione in luogo pubblico o aperto al pubblico (salvo quelli dedicati) ed il divieto di chiedere negli stessi luoghi prestazioni sessuali a persone dedite alla prostituzione, quali reati non contro la morale, ma contro la sicurezza pubblica, così da migliorare in maniera significativa anche la sicurezza ed il decoro delle nostre Città e combattere più efficacemente le mafie che sfruttano la prostituzione.
  5. Saranno previste anche contravvenzioni  per chi esercita l’attività di prestazione di servizi sessuali remunerati in un’abitazione privata senza avere provveduto alla prescritta comunicazione al  Sindaco. Nel caso in cui le suddette infrazioni siano commesse da extracomunitarie, sarà prevista anche la revoca del permesso di soggiorno.
  6. I redditi derivanti dalla prestazione di servizi sessuali remunerati saranno soggetti a un’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi, destinata ai Comuni, determinata a forfait in € 12.000 annui. Pertanto sulla base di circa 100.000 regolarizzazioni l’introito complessivo si  aggirerà su 1 miliardo e 200 milioni di Euro annui.
  7. L’importo di tutte le sanzioni amministrative affluirà, anch’esso, alle casse del Comune.
  8. Gli importi di tale imposta saranno vincolati esclusivamente ad incrementare le risorse dei Comuni destinate ai servizi sociali, per aumentare la capacità dei Comuni stessi di sostenere le famiglie in difficoltà, sempre più numerose, a causa della crisi.

Paolo Baronti

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