Qualche buona ragione per continuare a sperare in Obama (di Salvatore Sinagra)

In tanti si sono lamentati del fatto che nei dibattiti delle presidenziali americane le relazioni con l’Europa siano del tutto assenti e dopotutto questo non sorprende. Se l’Europa non ha una politica estera, negli Stati Uniti non si parla di relazioni con l’Europa e gli Stati europei sono troppo piccoli e troppo ritirati sui propri problemi per destare l’attenzione di Obama e Romney; anche la stessa Germania dei miracoli economici, la Germania, che fa il record di occupati mentre tutti i suoi vicini sono in recessione, è troppo disinteressata a tutto ciò che non è economia per suscitare l’attenzione degli americani.

All’improvviso, però, Romney parla d’Europa, afferma che Obama rischia di ridurre gli Stati Uniti nelle condizioni di Italia, Spagna  e Grecia.

Un mio amico davanti ad un caffè questa mattina diceva: “Spero che gli americani votino Obama perché l’altro è improponibile”. Penso che questa semplice affermazione rifletta il pensiero dell’europeo medio, che forse si riconosce di più nel self made man di Renato Pozzetto de Il ragazzo di campagna che in quello di Romney, ma in America tutto è diverso e la corsa alla Casa Bianca è questa volta quanto mai incerta.

Devo ammettere che l’avversario di Obama talvolta mi colpisce per la sua capacità narrativa, per la sua capacità di inventare una contro-realtà.

Romney parla di Grecia, Italia e Spagna, Paesi che certo non hanno i conti in ordine, ma dimentica di dire che taluni Stati americani (California in primis, ma anche Arkansas, New York, Illinois) non versano in condizioni migliori di quelle dei paesi mediterranei. E’ vero: i paesi mediterranei hanno fatto un eccessivo ricorso al debito, ma il detonatore della loro crisi è stata una crisi bancaria nata negli Stati Uniti.

Romney accusa Obama di essere troppo poco incisivo in politica estera, ma dimentica di dire che gli stessi repubblicani estremisti che lo hanno incoronato alle primarie hanno spinto George Bush figlio a quelle politiche che hanno reso a tratti anti-americano il mondo post-americano.

finanza facileE’ vero, Obama non ha domato completamente la finanza e troppe volte in politica estera non ha segnato la rottura con Bush da molti sperata, tuttavia è riuscito a tratti ad andare nella direzione giusta; Romney sembra voler cancellare quel poco che è riuscito a fare Obama.

Dopotutto il governo Obama con il Dodd Frank Act è stato l’unico al mondo che ha provato a disciplinare la finanza in modo serio ed equilibrato, dopotutto è chiaro che la politica estera muscolare di Bush è stata un fallimento, quindi, sentendo parlare Romney, mi viene da dire che sono con Obama per scelta e non per convinzione.

Di recente, Bill Clinton è intervenuto in soccorso di Obama. E’ noto che l’ex presidente condivide le politiche dell’attuale inquilino della Casa Bianca, ma lo critica perché a suo avviso pensa troppo ai programmi e poco ai finanziatori. Se c’è una cosa che cancellerei dell’America è la dipendenza dei partiti dai Comitati di Azione Politica, i noti PAC, che altro non sono che istituzioni di raccolta fondi per i candidati; forse la crisi che ci attanaglia, scoppiata nel 2007, non sarebbe mai partita senza una politica legata a doppio filo con il mondo degli affari.

Quando considero che forse Obama potrebbe essere l’unico grande uomo politico americano che trascura i finanziatori, da europeo romantico penso che forse ha ragione Romney: con Obama gli Stati Uniti stanno diventando europei e forse per questo è il caso di sostenere Obama non per scelta del male minore, ma per convinzione.

Salvatore Sinagra

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