Ragioniamo sugli immigrati

Lasciamo perdere l’invasato che si mette a sparare in mezzo alla strada. Lasciamo perdere pure quelli che lo rappresentano come un eroico guerriero. Questi sono casi estremi. Anche nella normalità, tuttavia, quando si parla di immigrati è facile cedere alle semplificazioni dimenticando la realtà. Il filippino che da anni fa il badante ad anziani italiani più o meno malati è immigrato. La signora che fa le pulizie a casa da tanto tempo e che ha la lista di attesa di quelli che la richiedono è immigrata. Il pizzaiolo che sembra un giocoliere con le sue pizze rotanti è un immigrato. Il cinese nel cui negozio andiamo a cercare l’oggetto introvabile altrove è immigrato. E così il cuoco, il giardiniere, il cameriere, l’operaio, il muratore, il piccolo imprenditore. Tutti immigrati che fanno parte della nostra vita quotidiana e dei quali non sapremmo fare a meno. E che non fanno notizia perché loro non sono un problema, anzi, ce ne risolvono tanti a noi italiani.

Il problema sono gli immigrati che sono arrivati in maniera caotica e che abbiamo fatto finta di accogliere per anni ben sapendo (e sperando) che si sarebbero sparpagliati per l’Europa. Invece, a un certo punto, gli altri stati si sono ricordati che esisteva un accordo che costringeva l’Italia ad identificarli e farli rimanere nel suo territorio. E hanno chiuso le frontiere. Così ci siamo dovuti accorgere che non solo non si erano tutti sparpagliati per l’Europa nel corso degli anni, ma che lo avevano fatto in massa in Italia nell’attesa di un improbabile status di rifugiato. Per anni sono continuati gli sbarchi e per anni si sono accumulate persone che cercavano di sopravvivere con gli espedienti a disposizione dei disperati: sfruttamento al limite dello schiavismo, spaccio, furti, prostituzione, elemosine. Più o meno la scelta è questa. I più fortunati un lavoro decente lo hanno conquistato facendo felici i datori di lavoro che hanno scoperto di poter pagare la metà di quanto sarebbe stato giusto.

E poi ci sono stati quelli che con gli immigrati ci hanno guadagnato tappando i buchi di un’accoglienza travestita da emergenza. Il tutto nella cornice di una legge del governo Berlusconi (Bossi-Fini anno 2002) che si lavava le mani facendo finta che l’immigrato fosse scelto direttamente dal datore di lavoro italiano nel suo paese di origine e da lì portato qui con regolare contratto di lavoro al quale seguiva il permesso di soggiorno. Quanti hanno dovuto fare carte false per aggirare una legge così stupida?

La ciliegina sulla torta arrivò quando il governo italiano accettò di fare dell’Italia il punto di accoglienza dell’Europa (missioni Triton e Sophia). Le ong di tutti i colori diedero così vita ad una svolta: i barconi non dovevano più arrivare nei pressi delle coste italiane, ma le persone erano raccolte direttamente davanti alle coste libiche da gommoni usa e getta a volte anche senza motore e a volte con l’aiuto di segnalazioni dai trafficanti ai soccorritori per indirizzare meglio le ricerche. Mentre l’Italia apriva i suoi porti, la Germania fece l’esperienza del milione di rifugiati in un anno; fu soddisfatta e provocò un accordo europeo con la Turchia perché i migranti fossero bloccati sul suo territorio. A pagamento.

Intanto in Italia si arrivò a superare i 10 mila sbarcati a settimana fino a che il governo Gentiloni non decise di compiere un’altra svolta: niente più navi delle ong, niente più raccolta davanti alla Libia, brutto muso con l’Europa per la ridistribuzione dei rifugiati, nuova politica di accordi in Libia e con vari paesi africani per bloccare e scoraggiare le partenze.

Questa l’estrema sintesi della vicenda. Adesso che gli sbarchi sono drasticamente diminuiti (e speriamo che non si torni al caos) c’è da fare i conti con quelli che vivono qui e specialmente con chi non ha un permesso di soggiorno e, quindi, non può lavorare regolarmente. Questi, calcolati in circa 500 mila, sono il problema che ha fatto parlare di bomba sociale. In realtà le tensioni non sono dovute solo a queste persone che cercano di intascare soldi per vivere, ma anche a quelli che lavorano. Di solito guadagnano poco e così competono per i servizi con gli italiani a basso reddito e spingono verso il basso le retribuzioni. Il problema c’è, inutile nasconderlo, ma non si risolve nulla con le sparate propagandistiche e nemmeno con l’evocazione di nobili principi etici. Ci vuole la politica cioè capire quali sono gli obiettivi, la strategia e come attuarli. La gestione degli immigrati dovrà essere una priorità per tutti i partiti e dovrà necessariamente tendere all’integrazione. Anche il problema della delinquenza dovrà essere una priorità, ma non riguarda solo gli immigrati. Lo Stato dovrà riprendere il controllo del territorio, potenziare le forze di polizia e il sistema carcerario, migliorare l’efficienza della giustizia. E poi intervenire (come si è iniziato a fare) per diminuire il disagio sociale. Niente di semplice ovviamente, come sempre nelle vicende umane

Claudio Lombardi

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