Referendum costituzionale: argomenti del SI’ e del NO

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Piero Sansonetti su Ildubbio pubblica una sintesi molto efficace degli argomenti del SI’ e del NO sul referendum costituzionale del 4 dicembre. È un contributo al dibattito di grande utilità. Per questo ne riproduciamo le parti salienti. Come premessa si può dire che leggendo il testo della riforma non si comprende cosa possa aver scatenato un’opposizione così aspra alla sua ratifica con il voto popolare. In fin dei conti si tratta di un adeguamento del sistema istituzionale che dovrebbe portare ad una maggiore efficienza e quindi a lavorare meglio nell’interesse dei cittadini. Comunque “proviamo a entrare nel merito della riforma e ad esaminare uno per uno i punti maggiormente controversi.

riforma-costituzionaleVENGONO MODIFICATI 47 ARTICOLI, CIOÈ UN TERZO DELLA CARTA

È l’argomento più usato dai sostenitori del No per denunciare lo “stravolgimento” della Costituzione e del suo spirito. In realtà l’argomento è molto strumentale. Per due ragioni. La prima è che le parti essenziali della Costituzione, e cioè i suoi principi generali (e sono quelli che ne determinano il significato politico e culturale) non sono neppure sfiorati dalla riforma. In secondo luogo, il dato (47 articoli modificati) non è significativo. La riforma, in realtà, modifica 16 articoli (cioè poco più di un decimo, e non un terzo degli articoli che costituiscono la Carta). … Diciamo che si tratta di correzioni “redazionali” prive di qualunque valore di sostanza.

SE NON SI FA LA RIFORMA STAVOLTA NON SI FA PIÙ

E’ l’argomento principe del Sì. E perché mai? Molte volte il Parlamento ha modificato la Costituzione, talvolta la modifica è stata fatta con una maggioranza dei due terzi, e dunque non sottoposta a referendum, altre volte il referendum è stato celebrato. Talvolta le riforme sono andate in porto (spesso) altre volte no. Non c’è ragione per la quale i prossimi Parlamenti non possano procedere a nuove riforme. …

SOLO IN ITALIA SI CAMBIA COSI’ SPESSO LA COSTITUZIONE

Non è vero. In Germania è stata cambiata 58 volte nel dopoguerra. In Francia, nel 1958, fu stravolta (lì davvero fu stravolta) e poi modificata ancora una quarantina di volte. In Gran Bretagna non è mai stata modificata per la semplice ragione che non esiste una Costituzione scritta…

confronto-riforma-costituzionaleQUALI SONO LE MODIFICHE SULLE QUALI VOTEREMO

Abbiamo riassunto la riforma in 14 punti.
1) Il governo riceverà la fiducia da una sola Camera e la maggior parte delle leggi sarà approvata da una sola Camera. Cioè dalla Camera dei deputati

2) Il Senato non sarà più eletto a suffragio diretto dai cittadini, ma ci sarà una elezione di secondo grado, e cioè i senatori saranno eletti dai consigli regionali. Non rappresenterà più la Nazione ma i “territori”

3) I senatori non saranno più 315 ma 100

4) Non esisteranno più senatori a vita, tranne gli ex presidenti della Repubblica

5) Nella formazione delle liste elettorali si dovrà tener conto dei criteri di parità di genere (cioè, più donne in Parlamento)

6) Per eleggere il Presidente della Repubblica occorrerà una maggioranza parlamentare minima leggermente più alta di oggi (i tre quinti anziché la metà dei votanti)
7) Il regolamento della Camera prevederà uno statuto dei diritti delle minoranze che oggi non esiste

8) Verranno introdotti i referendum propositivi

9) I referendum abrogativi saranno validi (se sostenuti da almeno 800 mila firme) con un quorum più basso di quello attuale: non più il 50 per cento degli aventi diritto ma il 50 per cento dei votanti alle ultime elezioni politiche (quindi il 35/40 per cento degli aventi diritto).
10) La Camera sarà obbligata a esaminare le leggi di iniziativa popolare
11) Le leggi elettorali dovranno passare al vaglio della Corte costituzionale prima di entrare in vigore

12) Non esisterà più il Cnel (comitato nazionale dell’economia e del lavoro)
13) Alcuni poteri, tra i quali il potere sul funzionamento della sanità, viene tolto alle regioni e restituito allo Stato

14) Non esisteranno più le province

dubbi-riformaL’ARTICOLO 70 DELLA RIFORMA È ILLEGIBILE?

Sì, è abbastanza illeggibile. Dice Zagrebelsky che era composto da cinque righe e ora le righe sono trecento. Vero, prima l’articolo diceva che le leggi sono approvate da Camera e Senato, e basta. Ora dice che sono approvate dalla sola Camera, tranne alcune che devono essere approvate anche dal Senato e altre sulle quali il Senato ha diritto di esprimere un parere. Ovviamente l’articolo specifica tutti i temi sui quali il Senato deve pronunciarsi, e siccome i temi sono parecchi, anche le righe sono parecchie.

I SUPER-POTERI AL PREMIER

In realtà non ci sono super-poteri al premier. Nessun articolo della riforma modifica i poteri del premier. Né il metodo di designazione del premier. Non aumenta neppure i poteri del governo. Semplicemente si suppone che con una sola Camera, in caso di legge elettorale che garantisca al premier la maggioranza in quella Camera, il governo troverà meno ostacoli nel suo cammino. Recentemente Marco Travaglio ha spiegato come i poteri del premier italiano diventerebbero molto superiori a quelli del Presidente americano. Il quale – dice Travaglio – non può fare nulla senza l’autorizzazione del Congresso. In realtà il Presidente americano, senza autorizzazione del Congresso, può dichiarare guerra, usare la bomba atomica (il premier italiano, per fortuna, non può…), può firmare un executive order (che ha valore di legge e non passa per il Parlamento), nomina giudici della Corte suprema, può mettere il veto su qualunque legge approvata dal Parlamento che non gli piaccia (e per superare il suo veto occorre una maggioranza proibitiva dei due terzi), decide la composizione del suo governo senza chiedere la fiducia della Camera e sottoponendo ad un voto personale di gradimento (spessissimo bypartisan), solo in Senato, i ministri che ha scelto. Attraverso i parlamentari del suo partito può presentare disegni di legge e spesso lo fa. Obama ha presentato – e fatto approvare – una riforma sanitaria che ha sconvolto il welfare americano, e poi con un executive order ha sia aumentato i salari minimi, sia condonato la posizione illegale di circa 11 milioni di immigrati senza permesso.

Non è possibile nessun paragone tra i poteri del Presidente americano e quelli del premier in Italia.

potere-legislativo-e-giudiziarioLA RIFORMA INDEBOLISCE IL POTERE LEGISLATIVO E QUELLO GIUDIZIARIO?
Sicuramente non scalfisce neppure il potere giudiziario. I rapporti tra poteri sono stati modificati fortemente in alcune riforme precedenti. Tra il 1993 e il 1994 è stata abolita l’immunità parlamentare e portato ai due terzi del Parlamento il numero di parlamentari necessari per approvare una amnistia. L’abolizione dell’immunità parlamentare ha evidentemente riequilibrato (o, se volete, squilibrato) a favore del potere giudiziario il rapporto tra i poteri dello Stato. Prima un magistrato non poteva indagare su un parlamentare senza l’autorizzazione del Parlamento, e questo garantiva l’impossibilità di invasione di campo. Ora chiunque può indagare su qualunque parlamentare o ministro, e anche sul Presidente del Consiglio. La magistratura sicuramente conserva la sua indipendenza, il potere politico la vede seriamente scalfita. …

Infine nel 2012 fu approvata una modifica della Costituzione che impone il pareggio del Bilancio. E questa norma toglie molto potere al Parlamento e al Governo, che vedono assai limitate le loro possibilità di “spaziare” nella politica economica.
Queste tre modifiche della Costituzione però sono state tutte approvate a stragrande maggioranza, e quindi non sottoposte a referendum. La stampa e l’opinione pubblica quasi non se ne sono accorti.

LA MAGISTRATURA E IL NO AL REFERENDUM

Molti magistrati e alcune correnti della magistratura si sono dichiarate per il No al referendum. Alcuni magistrati stanno prendendo parte attiva alla campagna elettorale. E’ giusto? In realtà nessuna norma vieta loro di impegnarsi in politica. Oltretutto da diversi anni succede che molti magistrati, saliti alla ribalta per le loro inchieste, assumono un ruolo rilevante nella politica italiana.

Stavolta si è schierata con il No la corrente di sinistra della magistratura (Md: magistratura democratica) e molti suoi esponenti si sono esposti nella campagna elettorale. Tra gli altri, proprio nei giorni scorsi, è sceso in campo Nino Di Matteo, della Procura di Palermo. Il Pm famoso per il processo, molto controverso, sulla presunta trattativa Stato-Mafia. Di Matteo ha tenuto una lezione sulle ragioni del No e sulla necessità di mantenere intatta la nostra Costituzione. Usando vari argomenti. Tra gli altri quello della “vicinanza” tra questa riforma costituzionale e quella proposta da Licio Gelli nel famoso piano di rinascita, che era il cavallo di battaglia della P2 (parliamo della fine degli anni 70-inizio anni 80). E’ vero che è possibile accostare l’idea di Gelli a quella di Renzi? In realtà c’è un solo punto in comune: la necessità di far prevalere la governabilità sulla rappresentatività. Cioè di ottenere un sistema politico dove si accetti una riduzione del grado di rappresentatività in cambio di una maggiore efficienza. Bisogna però dire che certamente Renzi non è il primo a porre questo problema. E che nel 1993-94, peraltro utilizzando i referendum popolari, fu smantellata la legge elettorale proporzionale, e da allora la rappresentatività nei parlamenti italiani è stata ridotta in modo drastico. Basta dire che sia nel 1994, sia nel 1996, sia nel 2001, andarono al governo maggioranze parlamentari che avevano ottenuto un numero di voti elettorali molto inferiore a quello ottenuto dalle opposizioni. Quindi bisognerebbe dire non tanto che Renzi ha copiato Gelli, ma che ha copiato Gelli, Craxi, De Mita, Occhetto, Segni, Fini, D’Alema, Prodi, Berlusconi, Pera, Veltroni, Franceschini, Calderoli, Bossi…”

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