Rifiuti zero o gestione dei rifiuti?

Economia circolare, rifiuti zero, decrescita felice, sono queste le soluzioni ai nostri problemi? Sembrerebbe di sì, tutti ormai danno per scontato che queste sono le soluzioni. Ci stanno prendendo in giro, ci stiamo prendendo in giro, vediamo perché.

Stiamo facendo bene o male la raccolta differenziata (vetro, carta, plastica, metalli, umido) e mediamente siamo intorno al 50% con punte del 70%. Siamo, quindi, sulla strada giusta?

Ma neanche per sogno.

Il vetro si mette nei bidoni, si raccoglie poi si fonde. Perfetto. Ma il vetro non è tutto uguale. Le volete voi delle finestre verdi? No? Nemmeno io.

Il vetro di riciclo è tutto mescolato – verde, marrone e bianco – il risultato è un vetro di colore verde sporco, va bene per fare bottiglie e basta, ma la produzione di bottiglie non è infinita e così già adesso i depositi di rottame di vetro traboccano e non lo vuole più nessuno.

La carta si raccoglie, si manda in cartiera e si fa altra carta. Facile? No perché, ovviamente, raccogliamo carta bianca, carta stampata, cartoncino grigio e cartone giallo tutto insieme. La carta riciclata non ha un bell’aspetto, tra grigio e beige ed è pure un po’ assorbente ed è difficile da utilizzare. Conseguenza: i depositi di carta traboccano e i prezzi della carta da macero sono crollati. E così, ogni tanto, i depositi si incendiano o li incendiano.

Plastica. Ci sono tante plastiche diverse. Se volete un’analisi approfondita la trovate nell’articolo già pubblicato qui http://www.civicolab.it/riciclare-la-plastica-illusione-e-realta/. Noi le mescoliamo tutte insieme poi pretendiamo che chi le ricicla le separi. Purtroppo non si può fare. Alcune si possono recuperare (polietilene, polipropilene e PET), ma tutto il resto è difficile utilizzarlo. Ciò significa che, nella gran parte dei casi, serve plastica nuova, non quella di riciclo.

E anche qui ci sono depositi che traboccano e che ogni tanto vanno a fuoco.

Con i metalli siamo messi meglio, mescoliamo anche qui tutto, il ferro e il nichel poi lo attirano le calamite, è facile, con l’acciaio inossidabile invece già il gioco non funziona, poi rimangono rame, zinco, alluminio, bronzo e ottone  che si riescono a separare solo con processi chimico fisici più impegnativi ma è poca cosa.

L’umido, ecco questo è interessante, in molte città del nord Europa attraverso fermentazioni anaerobiche  della frazione umida producono biogas, con quel gas fanno circolare il parco di mezzi pubblici, il resto che rimane o diventa compost o finisce in inceneritori per produrre energia. Noi facciamo solo compost che viene disperso nei campi e basta, da notare anche che nella produzione di compost si sviluppano e vengono immessi nell’atmosfera metano e CO2 entrambi gas serra.

In Svizzera dove sono molto più bravi di noi separano i vetri a seconda del colore e ottengono dei rottami decisamente più commerciabili, separano la carta dal cartone e anche in questo caso si ottiene una carta di maggior valore commerciale e viene separato anche il PET, che è facile da riconoscere, dalle altre plastiche, in modo da ottenere degli scarti più facilmente  vendibili.

Però secondo l’economia circolare bisogna chiudere il cerchio, bisogna chiuderlo tutto, rimane quindi la parte indifferenziata, una montagna di indifferenziata che può oscillare dal 30 al 50 per cento del totale .

Attualmente l’indifferenziata viene inviata in discarica o viene incenerita, ci sono però forti resistenze da parte delle popolazioni contigue alle discariche perché si smetta di inviare la spazzatura in discarica, quindi si dovrà prima o poi procedere all’incenerimento, anche perché le discariche sono tutte piene e non ci sono più molti siti nuovi disponibili.

La soluzione definitiva è lo zero waste? Per ottenerlo bisognerebbe riconvertire tutta l’industria (mondiale) in modo da produrre solo con prodotti riciclabili. Nobile idea, ma: ogni sistema di recupero dei rifiuti produce indifferenziata vuoi per errori, vuoi perché gli oggetti sono assemblaggi di materie diverse.

Il riciclo che è l’atto conclusivo della raccolta differenziata viene bene con oggetti semplici. Appena un oggetto diventa complesso e composto da diversi materiali, fare la raccolta differenziata e soprattutto riciclare diventa impossibile. Basta un semplice esempio: le scarpe. Le scarpe sono fatte con gomma, plastica, cuoio, pelle, sughero, legno, tessuti naturali e sintetici, parti in metallo e tutti incollati insieme tra loro. Come si fa a fare una separazione di questi materiali? Lo stesso vale per gli indumenti, sono composti da: lana, seta, cotone, lino, misto lana, misto seta, acrilici, poliesteri, nylon etc. Come si riciclano?

È evidente che il sistema più semplice e meno costoso è bruciare tutto e ricavare energia. Dato che nel mondo si bruciano tonnellate di petrolio e di carbone al minuto per produrre energia elettrica, e lo si farà ancora per decine e decine di anni, bruciare al suo posto delle scarpe o degli indumenti non farà alcuna differenza sia in termini di emissioni di CO2 che di ceneri e polveri.

E finora abbiamo parlato solo di rifiuti urbani, poi ci sono i rifiuti industriali, che quantitativamente sono quanto i rifiuti urbani se non di più. Sono i rifiuti speciali e sono di tanti tipi diversi: si va da morchie di lavorazione a oli inquinati, da residui di vernici a sfridi metallici, sfridi plastici a volte mescolati tra loro, residui di prodotti chimici etc… Essendo scarti industriali spesso tutti dello stesso tipo, le aziende ovviamente dove possono recuperare qualcosa già lo fanno, per esempio ridistillando i solventi o riciclando le plastiche pulite e omogenee, quello che rimane è decisamente meno riciclabile dei rifiuti urbani e può solo essere inviato all’incenerimento in impianti speciali.

In conclusione: stiamo facendo la raccolta differenziata, bene, ma dovremmo  farla meglio.

Dobbiamo però convincerci che non tutto è differenziabile e soprattutto riciclabile, l’incenerimento con termovalorizzatori o gassificatori  (  http://www.civicolab.it/rifiuti-ce-anche-la-gassificazione/ ) non è evitabile, la raccolta e il riciclo potrebbero arrivare anche all’80% del totale ma il 20% di trenta milioni di tonnellate che sono i rifiuti che l’Italia produce ogni anno sono sempre  6 milioni di tonnellate di indifferenziata che devono essere smaltiti. Se tutti arrivassimo a questa conclusione, invece di fare la guerra agli inceneritori, lavoreremmo tutti insieme per far sì che gli impianti siano i più sicuri possibile e potremmo dedicarci a trovare processi per riciclare sempre di più quello che oggi finisce in discarica o bruciato.

Pietro Zonca

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