Riforma del finanziamento dei partiti: no a rinvii e prese in giro (di Claudio Lombardi)

Torniamo sul tema del giorno: crisi e politica. Qui si parlerà solo del finanziamento pubblico ai partiti, ma il collegamento è evidente perché come dice Milena Gabanelli “un cattivo politico nominerà un pessimo dirigente della pubblica amministrazione che, a sua volta, si contornerà di pessimi collaboratori” e l’insieme produrrà un uso del potere distorto e dannoso per la collettività. Il che può solo indebolire il Paese di fronte alla crisi e, anzi, essere proprio una causa di crisi: una crisi per distruzione di risorse economiche e umane.

Sul finanziamento dei partiti si sta consumando un gioco di specchi per niente onorevole. Ad ogni scandalo che scoppia i partiti rispondono con dichiarazioni nelle quali si afferma la determinazione ad intervenire con la massima urgenza. Poi si fa passare il tempo e i cambiamenti ipotizzati si sgonfiano riducendosi a ben poca cosa. E, se non si sta attenti, gli scandali diventano l’occasione per operazioni poco trasparenti ai danni dei cittadini come fu dopo il referendum che abolì nel 1993 il finanziamento pubblico dei partiti.

Ora ci sono molti che invocano l’irrinunciabilità del principio del finanziamento pubblico senza il quale farebbero politica solo i ricchi. Veramente non si capisce perché si siano svegliati solo ora dopo che per molti anni si è praticata una truffa con leggi che hanno ignorato il referendum e che hanno creato un sistema aperto all’arbitrio e alla corruzione. Ovviamente all’ombra dei sacri principi democratici e con i soldi pubblici e con le leggi approvate da tutti i partiti. Vogliamo dire che questi appelli potevano smuovere qualche politico di lungo corso un po’ prima e fargli imboccare la strada della trasparenza e del rigore? Sì vogliamo e dobbiamo dirlo. Quindi, per favore, risparmiateci la retorica.

La questione è semplice: il principio del finanziamento pubblico della politica e, quindi, anche dei partiti, è giusto, ma è stato utilizzato per mettere in piedi una macchina mangiasoldi abusiva. Che tutti oggi dicono di voler cambiare. Appunto: oggi e non ieri. È sufficiente per affermare che continuare ad agitare il principio del finanziamento pubblico senza intervenire drasticamente sulle norme attuali serve solo ad aumentare la rabbia dei cittadini.

I numeri sono noti e chiari così come evidente è l’assenza di controlli con cui si è gestito quello che è diventato il nuovo finanziamento pubblico dei partiti riempiti di soldi in spregio ai principi democratici e al buon senso.

Quale riforma è, quindi, necessaria? Questa:

1. occorre riportare i rimborsi alla loro vera natura attraverso l’imposizione della semplice corrispondenza fra spese fatte per le campagne elettorali e i rimborsi con rigorose verifiche sulla correttezza e congruità delle spese effettuate.

2. imporre tetti di spesa per le campagne elettorali in modo da diminuire le disparità fra chi è ricco e può spendere molto inondando le strade e i canali di comunicazione con la sua propaganda e chi ricco non è.

3. riportare sui cittadini e sui militanti l’onere di sostenere i loro partiti anche prevedendo crediti di imposta per chi contribuisce a sostenere un partito o un movimento politico o un’associazione di partecipazione civica. Il meccanismo è stato elaborato dall’economista Pellegrino Capaldo e prevede che lo Stato accordi un credito di imposta sulla gran parte delle somme donate ai partiti da chi ha diritto al voto (cioè i singoli cittadini e non le aziende di qualunque tipo). In questo modo lo Stato finanzierà partiti e movimenti solo dopo che i cittadini abbiano scelto di contribuire personalmente per sostenerli (esempio: verso 100 al mio partito, il fisco me ne restituisce 90).

4. estendere il finanziamento pubblico di cui al punto 3 ai movimenti e alle associazioni di partecipazione civica perché la politica oggi non dipende più solo dai partiti.

5. creare un sistema di controlli e di sanzioni partendo da una disciplina dello status dei partiti che oggi non esiste ai quali vanno perlomeno estese le regole e i controlli previsti per le associazioni civiche.

6.  porre un tetto massimo ai contributi destinati ai partiti e a qualunque altro soggetto impegnato in politica per impedire che i finanziatori ne assumano il controllo.

Una riforma seria come quella indicata è indispensabile per difendere il principio del finanziamento pubblico della politica e per allontanare i soggetti che potrebbero con la loro ricchezza condizionarla pesantemente giungendo a controllare, attraverso i partiti, le stesse istituzioni.

Una svolta esemplare va compiuta. Chi lo nega o gioca al rinvio o vuole lasciare tutto come sta nella speranza che i cittadini si distraggano fa male i suoi calcoli e si assume una grande responsabilità.

Claudio Lombardi

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