Riforme costituzionali: guardare fuori dai palazzi

Al Senato è in corso il dibattito sulla riforma costituzionale. Ragioni ci sono da parte di tutti. Non c’è nessuno che non abbia argomenti per motivare la sua proposta. Si spera che il dibattito selezioni i migliori perché già cambiamenti ci sono stati e altri ci potranno essere. Nonostante le apparenze e le credenze non ci sono sacri testi o accordi intoccabili da rispettare. Se così fosse non sarebbe cambiata una virgola rispetto al punto di partenza di febbraio scorso .

Però, per favore, smettiamola di usare toni e un linguaggio da allarme democratico, da assalto alla Repubblica o da fiducia tradita. Se la democrazia è ancora viva in Italia nonostante i venti anni trascorsi (più quelli precedenti con le varie stragi di stato, di mafia e di mafia-stato) non è certo questo il momento in cui corre il rischio di tracollare.

Che ci sia polemica e competizione va benissimo, ma la tenuta della democrazia non dipende solo dalle regole che si scrivono nei palazzi della politica. C’è molto di più nella società di quello che il confronto tra addetti ai lavori faccia vedere. E questo di più ha il suo peso. Forse è il caso che la politica e i suoi commentatori la smettano di guardare le cose dal punto di vista ristretto dei palazzi delle istituzioni o delle sedi dei partiti

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