Roberto Saviano spiega le parole del nazismo

Durante la trasmissione “Che tempo che fa” del 26 gennaio Roberto Saviano ha introdotto la partecipazione di Liliana Segre con queste parole.

Fra le montagne dei libri sulla Shoah ce n’è uno del 1947 del filologo tedesco Victor Klemperer che si intitola LTI cioè lingua tertii imperi in latino significa lingua del terzo reich pubblicato dalla casa editrice Giuntina. Questo libro da’ una lettura illuminante della propaganda nazista.

Innanzitutto Klemperer sceglie come titolo un acronimo LTI per ironizzare sull’ossessione del regime nazista di siglare qualsiasi cosa: N s d a p era il partito nazionalsocialista, poi le s a che erano i reparti d’assalto, le SS la milizia del partito. Perché siglando si burocratizza ovvero si normalizza la violenza.

Klemperer racconta che mentre le radio trasmettevano i lunghissimi discorsi di Hitler e Goebbels nelle osterie le persone continuavano a giocare a carte, a bere, a parlare tra loro. Nessuno seguiva davvero il contenuto di quei discorsi. E questo gli innesca un’analisi ovvero che non erano i volantini le trasmissioni radiofoniche a condizionare i comportamenti delle persone. Non erano le parate militari naziste o i comizi a trasformare immediatamente il pensiero dei tedeschi, ma era il linguaggio a determinare il comportamento sociale. Il linguaggio. Il male si annidava nella normalità del quotidiano, nei discorsi che facevi a casa, nelle parole che spendevi sul lavoro, nelle frasi, nelle locuzioni che essendo ripetute milioni di volte diventavano quotidiane e scontate. Proprio lì nasceva la vittoria dell’ideologia nazista. Klemperer dimostra che è l’abitudine ad usare determinate parole a cambiare il pensiero. Pensate che iniziano ad essere assolutamente normali espressioni come spedizione punitiva; comincia ad essere vista come un’azione profondamente buona perché la si racconta come pulizia di quartieri disagiati che realizzava qualcosa di positivo. Positivo per tutti. E invece era solo violenza contro le minoranze. In tutti i regimi e in fondo anche nelle democrazie odierne esiste una parola usata per coprire qualsiasi tipo di aberrazione politica e la parola sapete qual’ è? Popolo. Sentiamo dire la volontà del Popolo quando invece è il volere della fazione che sta governando in quel momento lo Stato. Se una persona è un dissidente, un critico del potere viene definito nemico del Popolo. Sugli striscioni nazisti era scritto tu non sei nulla, il tuo popolo è tutto. Cioè dovrai rendere conto al popolo ossia al governo. Pensate che persino il giorno del compleanno di Hitler venne definito festa del Popolo. In realtà sapete perché al posto della parola potere, fazione, partito si usa il termine Popolo? Perché in questo modo chiunque osi fare la critica al partito o al leader viene fatto sentire come se stesse criticando la realtà stessa delle cose anche perché il popolo non è identificabile nè quantificabile quindi ridà sempre un’immagine di maggioranza assoluta. La propaganda riesce a far passare la sua verità come un’ oggettiva lettura dei fatti. Pensate che l’espressione fanatico nella Germania degli anni 30 divenne positiva. “Devi essere più fanatico” era l’esortazione dei professori agli studenti tedeschi di quegli anni e voleva dire “devi avere meno dubbi e più irrazionale devozione in quello che fai”. Fanatico.

Il nazismo non ha inventato termini nuovi, pochissimi; ha preso la lingua che già c’era prima di Hitler e l’ha asservita al suo spaventoso sistema. L’ha impregnata del suo veleno. Le parole le modifichi battendo quotidianamente su poche ossessive questioni. Per esempio “gli ebrei hanno in mano l’economia del paese. Le altre nazioni maltrattano il popolo tedesco. Gli stranieri infettano la nostra società”. La ripetizione ossessiva ha anche un rischio, anestetizza chi ascolta. A un certo punto non ci sei più, non ascolti più, ma alla lunga, diventando linguaggio comune, convince anche il più strutturato e recalcitrante degli ascoltatori.

Non bisogna credere che ingenuamente basti essere colti, informati, intelligenti per essere immuni dalle balle. Klemperer diceva anche che chi derideva per esempio Goebbels e le sue sparate poi ci cascava quando Goebbels diceva che sotto il nazismo l’economia tedesca stava fiorendo tanto che lo stesso klemperer su questo ci mette in guardia in un passaggio bellissimo del suo libro: ” so che a un dato momento non mi servirà più tutto quello che so sulla possibilità di venire ingannato nella mia attenzione critica. Prima o poi la bugia finirà per sopraffarmi se mi incalza da tutte le parti, se intorno a me le verranno contrapposti solo pochi dubbi sempre più pochi e infine nessuno.”

Le parole che sono state veicolo della trasformazione della mentalità di gran parte dei tedeschi lette insieme creano un’ inquietudine fortissima perché somigliano terribilmente alle parole che ascoltiamo oggi dalle forze politiche autoritarie di molti paesi. E sono rivolte a quelli che di volta in volta vengono identificati come nemici. Vorrei farvele ascoltare. Gli ebrei erano definiti avidi, usurai, lobby dell’economia mondiale, finte vittime, criminali, ripugnanti bastardi dalle gambe storte, seminatori di zizzania, feccia, gente sconcia, depravati, incivili, contaminatori, bestie, animali nocivi, insetti, blatte, parassiti, ratti, piaga, razza inferiore destinata alla segregazione, alla pulizia etnica, alla deportazione, al campo di concentramento, al genocidio, allo sterminio, alla soluzione finale.

Tutto ciò che esprimono queste parole si è potuto realizzare a una sola condizione racchiusa in un’altra parola e questa parola è indifferenza. Sul pericolo dell’ indifferenza voglio leggervi queste righe:

” gli orrori di ieri, di oggi e di domani fioriscono all’ombra di quella parola. La chiave per comprendere le ragioni del male è racchiusa in quelle 5 sillabe perché quando credi che una cosa non ti tocchi, non ti riguardi, allora non c’è limite all’orrore “. Liliana Segre

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