Roma è l’Italia

Roma allo sbando

Sembra che una maledizione si sia abbattuta sulla Capitale. Dai trasporti ai rifiuti, dalla pulizia della città al decoro urbano, dalla convivenza tra le persone all’ordine pubblico, dallo stato delle strade all’uso del denaro pubblico, dal funzionamento delle amministrazioni al rispetto della legalità. L’impressione è che non funzioni più nulla e che la città sia allo sbando. Persino l’aeroporto di Fiumicino è colpito da disservizi e disastri che, dolosi o colposi che siano, rivelano grande fragilità e assenza di autorità di governo.

degrado RomaIn questo quadro si continua a porre al centro dell’attenzione la guerra di posizione e di logoramento che vede protagonisti il sindaco Marino, il Pd, gli altri partiti presenti in Consiglio comunale. Marino criticato, Marino sfiduciato da Renzi, Sel che se ne va, gli assessori che si dimettono e quelli che arrivano. Il tutto mettendo sullo sfondo l’analisi delle cause del degrado e le idee per uscirne. Che la cosa sia voluta o meno l’effetto è quello di alimentare una generale insoddisfazione rancorosa e irresponsabile i cui sbocchi sono temibili.

Qualche avvisaglia si è avuta con l’ottuso boicottaggio della metropolitana da parte dei macchinisti i quali, di fronte alla richiesta di fare un orario di lavoro simile a quello dei loro colleghi di Napoli o Milano hanno deliberatamente sabotato il servizio. Rancore e rabbia irresponsabili che hanno suscitato altra rabbia da parte dei passeggeri a cui è stata resa la vita impossibile. Finora si è riusciti a non varcare il confine della violenza, ma ci si è andati vicini.

arrabbiatoRancore e rabbia irresponsabili anche da parte di cittadini che da anni vivono il degrado essendone in parte diventati attori e autori. Il trionfo dell’abuso, il premio al più furbo e al disonesto, l’avanzata del malfattore arrivato a tutti i livelli di potere nella vita cittadina sono andati di pari passo con l’allontanamento dalla legalità e dalle buone regole. L’assenteismo eccezionale e la bassa produttività dei lavoratori nelle aziende comunali fallite (AMA e Atac) e che solo la continua iniezione di capitali pubblici tiene in vita sono sempre stati lo specchio dell’abuso dei livelli dirigenziali. I fatti ne hanno dimostrato l’incapacità e l’attitudine predatoria, con risultati di gestione pessimi, ma con retribuzioni spropositate ottenute grazie alla connivenza di politici interessati solo a consolidare i propri feudi locali.

Il fatto è che il degrado parte sempre dall’alto e diffonderlo in basso serve perché divenga sistema di potere nel quale il grande abuso sia coperto dai mille piccoli abusi di un popolo di clienti legati dalla stessa cultura del disprezzo dello Stato e del saccheggio delle sue risorse.

illegalità di massaIl grande problema di Roma sta qui e vive della complicità di massa tra un popolo abituato a stendere la mano per chiedere favori e privilegi allo stato parallelo dell’illegalità e chi è stato capace di impadronirsi degli strumenti e delle risorse del potere pubblico.

Ovviamente non sempre è stato così e ci sono stati periodi migliori di questo, ma da anni le cose vanno peggiorando. Di fatto fino a ieri a Roma tutto era possibile con la corruzione e l’inchiesta “mafia capitale” ha mostrato solo in minima parte quanto il sistema fosse diffuso e potente.

No, davvero la discussione sul sindaco è veramente misera cosa e rischia di sviare l’attenzione dalla vera natura dei problemi che sono talmente profondi da scoraggiare chiunque. L’unica cosa certa è che la pulizia non si può fare se non c’è la lucida consapevolezza di dover smantellare un sistema di potere fondato su un blocco sociale e di interessi e di ricostruirne un altro che sia il suo opposto.

opinione pubblica romanaAncora una volta Roma si rivela specchio del Paese. Il problema dell’Italia non è lo sforamento dei limiti del deficit per la semplice ragione che tutti gli sforamenti del passato hanno prodotto uno sviluppo imbastardito e un immenso spreco di risorse. In questi giorni si denuncia il sottosviluppo del Mezzogiorno. Ebbene si guardi alla Sicilia e alla fine che hanno fatto i fiumi di capitali pubblici che sono stati bruciati nella fornace del sistema di potere che la governa. Quello è l’esempio di un cancro capace di divorare ben più di ciò che gli si somministra per alimentarlo.

Pensiamo di andare da qualche parte in questo modo? Da ogni parte si invoca un’autorità di governo che prenda in mano la situazione. Magari ci fosse e fosse libera dagli intrecci del passato. Per ora non c’è e in ogni caso non basterà se non ci metterà il suo impegno la maggioranza degli italiani.

Claudio Lombardi

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