Sanità pubblica, le scelte che servono davvero. Lettera aperta a Renzi (di Nino Cartabellotta)

sanità pubblicaCaro Renzi, visto che “davanti a questa sfida abbiamo il gusto di provare a fare sogni più grandi e accompagnarli a una concretezza precisa“, ti scrivo per suggerirti che la programmazione di una spending review efficace e indolore in Sanità deve tenere conto delle numerose variabili che ne caratterizzano il DNA, molto diverso da quello degli altri settori della pubblica amministrazione.

• La spending review deve partire dalla consapevolezza politica, manageriale, professionale e sociale che la Sanità è l’unico mercato condizionato dall’offerta e costituisce una delle principali fonti di consumismo da parte dei cittadini. Si tratta di un mercato complesso ed estremamente articolato attorno al quale ruotano gli interessi di numerosi protagonisti: la politica (Stato, Regioni e Province Autonome), le aziende sanitarie pubbliche e private, i manager, i professionisti sanitari e i cittadini, ma anche l’industria farmaceutica e biomedicale, le società scientifiche, i sindacati, gli ordini e i collegi professionali, i sindacati, le associazioni di pazienti, etc.

• Il pianeta Sanità è caratterizzato da un inestricabile mix di complessità, incertezze, asimmetrie informative, qualità poco misurabile, conflitti di interesse, corruzione, estrema variabilità delle decisioni cliniche, manageriali e politiche: la variabile combinazione di questi fattori permette ai diversi stakeholders un tale livello di opportunismo da rendere il sistema poco controllabile. In particolare, i conflitti di interesse – troppo spesso assolti sulla pubblica piazza perché “così fan tutti” – minano continuamente integrità e sostenibilità del SSN, alimentando una quota consistente di sprechi con la diffusione di servizi, interventi e prestazioni sanitarie superflue, favorendo comportamenti opportunistici, sino a frodi e abusi penalmente rilevanti di cui conosciamo solo la punta dell’iceberg.

sostenibilità ssn• Il tema della sostenibilità della Sanità pubblica non può essere affrontato esclusivamente “sotto il segno della finanza pubblica”, ma occorre tenere in considerazione i numerosi fattori che hanno silenziosamente indebolito il SSN: le mutate condizioni demografiche e sociali, la crescente introduzione sul mercato di false innovazioni tecnologiche, le conseguenze della modifica del Titolo V, il perpetuarsi delle ingerenze della politica partitica nella programmazione sanitaria, la grande incompiuta dei livelli essenziali di assistenza, il finanziamento/management delle aziende sanitarie come silos in competizione che producono servizi e prestazioni, l’evoluzione del rapporto paziente-medico e l’involuzione del cittadino in consumatore.

• Tutti i sistemi sanitari del ventunesimo secolo devono fronteggiare numerosi problemi che prescindono dalla disponibilità di ulteriori risorse, anzi spesso conseguono a una eccessiva medicalizzazione della società: le inaccettabili variabilità di processi ed esiti assistenziali, l’aumento dei rischi per i pazienti, gli sprechi e l’incapacità del sistema a massimizzare il value, le diseguaglianze e le iniquità, l’incapacità a prevenire le malattie.

sanità pubblica rinnovata• La sostenibilità di un sistema sanitario, indipendentemente dalla sua natura (pubblico, privato, misto) e dalla quota di PIL destinata alla Sanità, non può più prescindere da adeguati investimenti per migliorare la produzione delle conoscenze, il loro utilizzo da parte dei professionisti e la governance dell’intero processo per trasferire le conoscenze all’assistenza sanitaria perché la maggior parte degli sprechi conseguono proprio al limitato trasferimento della ricerca alla pratica clinica e all’organizzazione dei servizi sanitari.

A un anno dal lancio del progetto Salviamo il Nostro Servizio Sanitario Nazionale, la Fondazione GIMBE ha presentato lo scorso 14 marzo l’anteprima del Rapporto GIMBE sul SSN, da cui emergono numerose proposte per garantire la sostenibilità della Sanità pubblica, senza la necessità impellente di avventurarsi in politiche perdenti che, spianando la strada all’intermediazione assicurativa e finanziaria dei privati, stanno sfilando dalle tasche degli italiani la più grande conquista sociale: un SSN pubblico, equo e universalistico da difendere e conservare alle future generazioni.

• Il primo passo consiste indubbiamente nel riallineare gli obiettivi divergenti e spesso conflittuali dei diversi stakeholders, rimettendo al centro quello assegnato al SSN dalla legge 833/78 che lo ha istituito, ovvero: “promuovere, mantenere, e recuperare la salute fisica e psichica di tutta la popolazione”.

scelte in sanitàServono coraggiose innovazioni di rottura che creino una netta discontinuità rispetto al passato e che oggi sembrano avere maggiori probabilità di essere attuate visto il clima di rinnovamento promesso ai cittadini italiani con lo slogan “proviamo ad andare controcorrente“.

• E’ indispensabile utilizzare le conoscenze in tutte le decisioni politiche, manageriali e professionali che riguardano la salute delle persone e ridurre le asimmetrie informative nei confronti dei cittadini. Il SSN non può più finanziare servizi e prestazioni sanitarie inefficaci o inappropriate solo per continuare a proteggere lobbies professionali, interessi industriali e clientelismi politici di varia natura. Questo si traduce nell’indifferibile revisione dei livelli essenziali di assistenza che deve ripartire dai tre fondamentali principi di evidence-base policymaking mirabilmente enunciati dal DM 29 novembre 2001, ma purtroppo mai attuati: i LEA devono includere quanto è di provata efficacia-appropriatezza, escludere quanto di provata inefficacia-inappropriatezza e sperimentare interventi, servizi e prestazioni sanitarie di dubbia efficacia e appropriatezza. A tal proposito, almeno 1% della quota di risorse ripartita alle singole Regioni deve essere investita in ricerca sui servizi sanitari per fornire risposte sulle priorità di salute orfane di evidenze.

• Le politiche volte a preservare il SSN richiedono un’adeguata (ri)programmazione sanitaria che deve ripartire dai bisogni assistenziali e sociali delle persone, coinvolgendo tutte le categorie di stakeholders e tenendo conto dell’epidemiologia di malattie e condizioni, di efficacia, appropriatezza e costo-efficacia degli interventi sanitari e dei servizi già esistenti, una elementare “triangolazione” mai applicata nel nostro Paese.

• E’ indispensabile mettere in atto azioni concrete per una rigorosa governance dei conflitti di interesse di tutti gli stakeholders, perché la sopravvivenza della Sanità pubblica è indissolubilmente legata all’integrità morale e alla professionalità di tutti gli attori coinvolti.

cambiamentoCaro Renzi, per salvare la più grande conquista sociale dei cittadini italiani non servono grandi riforme, ma azioni mirate e innovazioni di rottura che richiedono volontà politica, un’adeguata (ri)programmazione sanitaria basata sulle conoscenze, un management rigenerato, una rigorosa governance dei conflitti di interesse, l’impegno collaborativo di tutti i professionisti sanitari e la riduzione delle aspettative dei cittadini nei confronti di una medicina mitica e di una sanità infallibile. Non perda l’occasione di salvare il nostro SSN, dando una vigorosa spallata alle vecchie logiche che hanno trasformato la Sanità italiana una “mangiatoia”. Punti a realizzare in Sanità una sana spending review, rimborsando con il denaro pubblico solo quello che funziona e serve alla nostra salute e non servizi e prestazioni sanitarie inutili e spesso dannosi, difesi strenuamente dalle amministrazioni regionali e locali per mere logiche di consenso elettorale o le false innovazioni abilmente proposte dal seduttivo mercato della salute e prontamente caldeggiate da innumerevoli lobbies professionali.

Se in questo clima di grande rinnovamento non sapremo cogliere questa opportunità, non ci resterà che riformulare l’articolo 32 della Costituzione, sostituendo “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo” con “La Repubblica contribuisce a tutelare la salute come fondamentale diritto dell’individuo”. Perché di fronte all’Europa e al mondo intero sarebbe anacronistico continuare a sbandierare un SSN pubblico, equo e universalistico quando oggi i fatti smentiscono l’articolo 32 e i princìpi fondamentali del SSN.

Nino Cartabellotta Presidente Fondazione GIMBE tratto da www.huffingtonpost.it

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