Scelgano gli italiani: suicidio o nuova Italia? (di Claudio Lombardi)

Dunque la famosa lettera della BCE al Governo italiano dettava i singoli provvedimenti che dovevano essere assunti come condizione per il sostegno ai titoli del debito pubblico. Lo sapevamo già, se ne era parlato ampiamente in agosto quando si seppe della sua esistenza, ma il Governo non volle renderla pubblica. Forse si vergognava di essere caduto così in basso da farsi dettare le scelte politiche dall’autorità monetaria europea. Soltanto un governo nel pieno delle sue funzioni può prendersi la responsabilità di decidere tagli di spesa che colpiscono alcune categorie di cittadini o servizi pubblici essenziali. Il fatto stesso che il nostro Governo si sia messo nelle condizioni di farsi dettare le decisioni dalla Banca Centrale Europea indica una situazione di sbando e la dimostrazione di un fallimento dopo dieci anni di governi berlusconiani (con due anni di interruzione di Governo Prodi). La BCE non ha il compito di dettare le politiche ai governi, ma se ciò accade significa che siamo, appunto, sull’orlo del fallimento.

Lo squallido balletto intorno alla nomina del Governatore della Banca d’Italia, massima autorità di vigilanza e di regolazione del sistema bancario italiano, conferma che questa è una maggioranza di governo di irresponsabili, incapaci e dannosi per la salute del Paese. Come tutti sanno la nomina del Governatore spetta al Presidente della Repubblica su proposta del Presidente del Consiglio e con il parere del Consiglio superiore della Banca d’Italia. Punto. Che c’entra Tremonti? Che c’entra che ogni componente del Governo presenti il suo candidato? Nulla, è pura follia sempre ed è manifestazione di assoluta mancanza di senso dello Stato, ma in questo momento è un attentato all’Italia perché mostra ai mercati un Paese allo sbando privo di una guida e, quindi, inaffidabile. Vogliamo poi prendere per buone le dichiarazioni del leader della Lega visto che è il principale partito della maggioranza dopo il PDL? Ebbene allora siamo finiti perché dire, come ha fatto Bossi, che uno è meglio dell’altro dato che è nato a Milano (così come fare pernacchie o alzare il dito medio) vuol dire parlare da ubriaconi di strada avendo, però, il potere di guidare le istituzioni. Si può capire che la Lega debba nascondere l’assoluto fallimento della sua più che decennale presenza nelle stanze del potere e che, quindi, considerando i suoi elettori degli imbecilli, voglia dare l’impressione di essere sempre in lotta con “Roma ladrona”. La verità è un’altra: la Lega è diventata “Roma ladrona” e adesso ha interessi economici suoi da difendere e una cospicua fetta di potere in tutto ciò che dalla politica dipende.

In questa situazione il Governo ritiene una priorità che non si venga a sapere delle avventure di Berlusconi fra appalti, incarichi di sottogoverno, processi per appropriazione indebita, corruzione di testimoni, prostituzione minorile e orge (con smercio di droga? Ancora non si sa, ma vorremmo saperlo) nelle sue case con prostitute comprate in quantità su tutti i mercati.

Le intercettazioni devono essere bloccate, questa è la priorità, perché nessuno deve sapere, magistratura innanzitutto e poi elettori, che razza di gente si è impossessata del potere grazie a una legge elettorale truffa. Non si tratta solo di una questione di sesso, ma del commercio di cariche pubbliche e in aziende di proprietà pubblica per tenere insieme un sistema di potere basato sulla corruzione e sul furto del denaro dello Stato cioè di tutti gli italiani. Ci ricordiamo che in questi giorni sono stati rinviati a giudizio i protagonisti dello scandalo della cricca (Anemone, Balducci, Bertolaso)? E cos’è la cricca? Un intreccio di esponenti di Governo diretta emanazione di Berlusconi, alti funzionari e pseudo imprenditori. Di cosa sono imputati? Di aver rubato soldi dello Stato, cioè di una parte di quei soldi che oggi disperatamente si cercano facendoli pagare agli italiani che lavorano o vivono di pensione.

Andando indietro negli anni questo intreccio si ripresenta sempre in tutte le vicende che hanno trasformato i problemi di governo in emergenze e che sono stati gestiti dalle amministrazioni pubbliche e dai politici come un’occasione per succhiare soldi pubblici con il massimo disinteresse per i risultati da raggiungere. In questo modo Napoli è ancora invasa dai rifiuti, così la Salerno-Reggio Calabria deve ancora essere completata, così il Ponte sullo stretto di Messina è già costato centinaia di milioni solo in studi e progetti, così gli interventi nel Mezzogiorno hanno dilapidato capitali immensi senza lasciare traccia (dalla Cassa per il Mezzogiorno in poi), così centinaia di altri casi. Se un giorno si farà il bilancio dei decenni del malgoverno democristiano-socialista e del quasi ventennio berlusconiano si comprenderà come gli italiani abbiano acconsentito allo spreco e al furto di ricchezze pubbliche che avrebbero fatto dell’Italia il “giardino” d’Europa, un Paese ben organizzato, con una forte industria, un’agricoltura avanzata, un patrimonio artistico e monumentale esemplare per condizioni e per fruibilità, un ambiente naturale protetto, delle città vivibili, servizi pubblici eccellenti.

Ciò che è accaduto è l’esatto contrario ed è accaduto con il consenso degli italiani che hanno ceduto al desiderio di potersene fregare degli interessi generali per dedicarsi a quelli loro personali nel disprezzo di tutto ciò che è pubblico e sfruttando lo Stato e il territorio per i loro affari anche loschi, anche criminali. Si tratta, ovviamente, di una parte degli italiani, ma sono quelli che hanno comandato. Oggi il fenomeno è più evidente perché ormai siamo alla fine di una parte della nostra storia, non abbiamo più margini e ci vorrebbe una rivolta morale che spazzi via la banda che occupa le istituzioni e che impoverisce il Paese. Ma questa rivolta c’è in piccola parte, forse perché molti pensano che tanto tutto si aggiusterà e che loro potranno continuare a farsi gli affari propri lasciando alla politica il campo libero per rubare e fare patti con altre bande che controllano il territorio (dalla prima mafia siciliana, alla banda della Magliana, ai rifiuti napoletani l’intreccio politica criminalità organizzata è una costante della storia d’Italia).

L’apoteosi di questo sistema c’è stato con il berlusconismo il cui capo con la furbizia (e nei libri che hanno studiato il suo caso si dice con i soldi del traffico di droga e dei sequestri della mafia ) si è procurato il denaro, col denaro ha comprato i favori della politica e si è fatto strada fino ad impossessarsi delle istituzioni e da lì ha scatenato una campagna per la conquista di ogni parte del potere, dalle televisioni alle cariche amministrative, per sottrarre agli italiani la possibilità di informarsi, valutare e decidere. È diventato straricco e oggi pretende di essere imperatore come “amabilmente” lo chiamano alcune delle sue prostitute e gli uomini di una delle sue bande, la P3. Non vuole essere controllato da nessuno, vuole licenza di commettere qualunque reato, vuole disporre dello Stato come fosse una sua proprietà.

Sta agli italiani decidere se suicidarsi andando dietro a questo progetto o imboccare la strada per costruire una nuova Italia.

Claudio Lombardi

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